Alison Moyet a Milano



Ero andato fino a Londra per sentirla cantare, ricordo il teatro pienissimo, gente di ogni età, un concerto godibilissimo, con canzoni che, personalmente, trovo favolose.

Questa sera a Milano invece sembra di essere al concerto di una sconosciuta band di provincia, quei gruppi che hanno 10 spettatori se la nonna è ancora in vita.

Mi dispiace, davvero tanto, perché meriterebbe davvero molto di più.
Da noi gli stadi li riempie Moreno.
Forse ce lo meritiamo.

L’amore è pericoloso

Tutto è partito da un pacco che, da alcuni giorni, sto cercando di spedire in Germania senza dover pagare settordicimila euri.
Anzi, al proposito, se qualcuno di voi ha in programma un giro ad Aachen, che mi faccia un fischio :)

Dicevo, ho iniziato a scandagliare i siti online per provare ad avere un qualche preventivo e, nel leggere le varie postille, sono arrivato anche alla lista dei materiali vietati.
Ora, posso capire che sia vietato spedire materiale radioattivo, fuochi d’artificio, materiale pornografico, granate (sigh), esplosivi e marmo, ma qualcuno sa spiegarmi il perché sia vietato spedire “lettere d’amore”?
Già sono confuso con “lavori artigianali”, ma con le lettere d’amore proprio non trovo risposte.

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Insomma, posso spedire un pacco regalo ed associare una lettera farcita di insulti ma non scrivere frasi sdolcinate.
Io lo trovo folle :)

Come zombie

Ultimamente la mia vita mi sembra tutta senza respiro, una corsa verso non so bene cosa, senza il tempo di guardarmi intorno. Tutto scorre al mio fianco ed io non ne percepisco nulla, vado avanti, come uno zombie che caccia di cervelli da succhiare, io invece cerco un senso a tutta questa fatica che, negli ultimi tre anni, è diventata la mia compagna più fedele.
In tutto questo, la cosa che più mi infastidisce, è il come una situazione lavorativa “complicata” riesca ad annientare tutta la mia vita privata.
Forse dovrei provare a sfruttare questo senso di soffocamento per trovare nuovi stimoli, una sorta di James Ransone nel film Ken Park, un orgasmo con la schiuma alla bocca.
:)

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American Horror Story vi piace?

Questa sera hanno trasmesso su Deejay TV la prima puntata di American Horror Story, ne avevo così tanto sentito parlare che, anche se riluttante (non mi piacciono i film horror), ho deciso di guardarlo.

A me personalmente ha fatto cagare.

Ho anche provato a leggere su wiki la trama, giusto per vedere se poteva diventare interessante, ma l’ho trovata così assurda che, temo,
American Horror Story non diventerà la mia serie cult.

Sarei però curioso di capire cos’è che, in tanti, hanno amato, e continuano ad amare, di quella serie

C’è grossa crisi anche nel mercato della figa

C’erano donne che ti facevano sognare, ognuna per motivi diversi.
C’era chi ne ammirava il portamento, chi la classe, chi i vestiti, o lo sguardo carico di parole, oppure, più semplicemente, c’era chi sognava di trombarsele selvaggiamente.
A me, ad esempio, piaceva da impazzire Raffaella Carrà (ma và?), mia madre diceva che, appena compariva in video, io ero come elettrizzato e non mi staccavo dalla televisione fino a che c’era lei.
Poi ricordo che mi aveva davvero colpito Rita Hayworth in Gilda, oppure Marylin Monroe nella scena di “Quando la moglie è in vacanza” quando Tom Ewell suona il piano, e lei entra dicendo “Rachmaninoff”. Mi faceva impazzire.
O ancora, per restare in tema nostrano, amavo i sorrisi di Maria Giovanna Elmi e, in un certo senso, ero innamorato di Gloria Guida, un amore a volte intaccato dalla meravigliosità di Edwige Fenech.

E si potrebbe andare avanti con una lista di nomi infinita, donne diverse, sogni diversi, anni e stili diversi.

E poi?
Cosa è successo negli ultimi anni?
Esistono ancora donne fatali capaci di turbare le notti a milioni di uomini?

Credo che qualcosa sia cambiato, qualcosa che, negli anni a venire, dovrà far faticare parecchio queste povere donne per potersi accaparrare uno straccio di uomo, un uomo che, come prima cosa, requisito indispensabile, non deve aver mai visto la pubblicità.
Eh sì, perché, se per un qualche malaugurato motivo, gli è capitato sott’occhio un di quegli orripilanti spot sui pruriti vaginali e gli odori incontrollabili, le perdite, i lavaggi intimi da non bere, ed i pannolini cattura odore beh, allora è finita, e l’estenuate battaglia che si sta consumando da anni “Donne Biologiche vs Trans Brasiliani” sarà vinta dalle seconde senza possibilità di nessuna rivincita!

Comunque, se io fossi una donna, farei causa a quei pubblicitari che fanno apparire la povera patatina, un orrendo e maleodorante pertugio :)

Perché Sanremo è Sanremo (sfiato alle trombe)

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Sarà che sono a casa malato, febbricitante e senza forze, ma io quest’anno il Festival lo sto guardando tutte le sere e non mi sembra nemmeno così brutto.

O meglio, diciamo che non sento crescere in me il desiderio di balzare su una macchina spara liquami e poi piazzarmi davanti all’ingresso dell’Ariston… quasi mai almeno.

Allora, subito due parole sulla conduzione che, forse per via della febbre di cui sopra, mi sembra abbastanza dinamica e con meno tempi morti, Arisa ed Emma sono molto simpatiche (soprattutto Arisa sotto l’effetto degli antidolorifici) e Rocìo è davvero molto bella e, fortunatamente, riesce a fare il ruolo per cui è stata scelta, ovvero quella della bellissima, senza sembrare la solita oca marina, ed anche quando ha ballato, il risultato non è stato il tango di Claudia Koll nel 95.

Certo, Carlo Conti ha uno stile molto, diciamo, standard ed il risultato è che sembra di guardare “L’eredità dei migliori anni a Sanremo”, però, almeno, non è Gianni Morandi.

Detto questo, passiamo a quello che dovrebbe essere il cuore di questa manifestazione: la musica.

A me sembra che, negli ultimi anni, si sia perso il gusto della bella canzone o, in valida alternativa, della canzone orecchiabile, perché se tutti citano pezzi stracult tipo Nel Blu Dipinto di Blu, Almeno tu nell’Universo, Ti Lascerò, Come Saprei, (giusto per dirne alcuni a caso), bisogna ricordare che Sanremo è anche Felicità, Romantici, Non Voglio Mica la Luna, Sarà Perché ti Amo, giusto per tirare fuori a memoria alcuni brani più leggeri ma non per questo meno conosciuti, anzi.

Ecco, solo per dire che, secondo me, in questo Sanremo non c’è una Almeno tu Nell’Universo, ma nemmeno una Sarà Perché ti Amo ed inoltre vi sfido a dirmi, senza guardare sulla wiki, almeno 10 canzoni Sanremesi degli ultimi 5 anni. Pronti? Avete 30 secondi da adesso.

A me vengono in mente solo brani più vecchi.

Certo, le mode cambiano e, sicuramente, non ho l’eta per capire i narratori, tipo Moreno o Nesli, perché, dite quello che volete, ma loro non cantano, parlano. E non sono da meno gli altri cantanti, che sfoderano un sacco di limiti vocali, limiti ben nascosti dalle versioni in studio, ma ben presenti in tutti i live.

Lo si è visto benissimo ieri sera dove, chiamati ad interpretare cover (di belle canzoni), in molti hanno dimostrato di essere assolutamente non all’altezza del brano scelto.

E se ho trovato davvero bravissime Anna Tatangelo, Nina Zilli, Lara Fabian (ma quello è un suo cavallo di battaglia), Chiara, Irene Grandi ed anche Nek (anche se non gli ho mai perdonato la canzone “in te”), per contro, ho trovato tutti gli altri davvero sotto tono.

Raf ha stonato dall’inizio alla fine, ad Annalisa la sua spocchia non è bastata ed ha cantato un pezzo che dovrebbe permettere a chi lo interpreta di scatenare virtuosismi vocali, in maniera davvero fiacca, Moreno e Nesli hanno fatto una specie di karaoke davvero dimenticabile (roba che paragonandoli a Francesco Salvi nel 1989, fa sembrare Esatto una delle più belle canzoni del festival), Bianca Atzei emetteva rumori tipo grattugiaformaggio (che poi chi cazzo è? Davvero una big?), Malika Ayane faceva venire voglia di telefonare ad una logopedista, Grazia di Michele e Platinette erano colorate, con gli altri mi ha preso l’abbiocco.

Insomma, quello che manca sono due cose: bravi autori e bravi interpreti.

Una nota a margine su Annalisa. A me è scatta l’antipatia nei suoi confronti ad un (se non ricordo male) pomeriggio dopo Festival del 2013 dove, prima di cantare il suo brano Scintille, ha risposto tutta scocciata a chi, mentre la intervistava, ricordava che doveva il suo successo ad un talent, dicendo che non c’era bisogno di rimarcarlo e che lei voleva essere giudicata per il suo attuale ma non il suo passato.

Bella, fly down, mica hanno detto che ti scaccoli.

Vedremo nel tempo quanto resterà di te.

Poi, ma solo a me quando inizia a cantare Una Finestra Tra le Stelle, mi ricorda un casino “Tanti Auguri” di Raffaella Carrà (tanti auguri, a chi tanti amanti ha, tanti auguri, in campagna ed in città), se provate a cantarcela sopra, ci sta benissimo. Purtroppo poi quando continua si scopre che non è Tanti Auguri :)

Facebook, Instagram oppure niente?

Premesso che, conoscendomi, potrei cambiare idea nel giro di 5 minuti, allo stato attuale delle cose, posso dire con una certa tranquillità che Facebook ed Instagram mi hanno rotto i coglioni.
La cosa che più mi fa rabbia è che sono due strumenti fantastici, peccato l’utilizzo infame.

instagram

Ad esempio, le gallerie di Instagram all’inizio, soprattutto prima dell’avvento degli androidiani, erano molto curate (cof! cof!), si cercava di seguire uno stile, una ricerca del colore e, ogni tanto, un qualche immancabile e sempre adorato selfie.
Adesso sembra una macelleria, tutta una serie di discutibili corpi a caccia di “wow” e di quel “woof” che ancora non ho ben capito cosa significhi.
Senza contare i mai troppo odiati messaggi di sfigati a caccia di Like.

facebook

E Facebook?
Beh, la cosa positiva è che ti sembra di essere sempre in contatto con tutti, perché vedi quello che fanno, sai cosa pensano, cosa ascoltano e con chi escono.
La cosa negativa invece è che vedi quello che fanno, sai cosa pensano, cosa ascoltano e con chi escono.
Non ne posso più di inni al fascismo, di citazioni ad minchiam attribuite a tutti, dei “clicca qui se anche tu vuoi cambiare il mondo” (ma certo! Tutti i problemi si risolvono tenendo il culo sulla sedia e restando incollati al computer), di richieste di amicizia da colleghi che a stento mi salutano, di regole sulla privacy indispensabili come il castagnaccio, di foto patinate e del fatto che, a tutto quello che si pubblica, puoi solo dire “mi piace”, perché per la tristezza su Facebook non c’è spazio, perché anche se qualcuno decidesse di scrivere quanto sta male e di quanto la vita gli sia ostile, alla fine si ritroverebbe sempre un coglione che cliccherebbe “mi piace”, ovviamente senza aver minimamente letto nulla di quanto scritto.
Ed inoltre, le rare volte che, in questa marea di cazzate, di taggate e di condivisioni, qualcuno prova a scrivere qualcosa di serio, dopo poco viene fagocitato all’interno di questo immenso nulla e poi subito dimenticato, senza nemmeno la possibilità e la speranza che il testo possa essere recuperato, resta così, nel nulla, dimenticato anche da chi lo aveva scritto.

Insomma, per adesso faccio un passo indietro e mi riapproprio di questo (solitario) blog e, in una sorta di onanismo cibernetico, me le scrivo e me le canto per conto mio, senza dovermi leggere nessuna regola di pubblicazione, perché questo blog è mio e me lo gestisco io.
:)

Lo spot della Loctite è favoloso

loctite

Sto guardando a ripetizione il nuovo spot della Loctite che, a mio parere, batte 100 a 0 quello di brava Giovanna (guisto per dirne uno a caso tra i presunti ironici che la tv italiana ci appioppa).
Io resto dell’idea che le pubblicità dovrebbero essere sempre così, divertenti, scanzonate, irriverenti ed anche nosense, perché diciamocelo, le tristi donne con tanfi vaginali, le strafighe di 16 anni che dicono “guarda che bella pelle che mi fa stà crema” (cretina, ne riparliamo tra 30 anni), quelli che hanno tempo di fare colazioni pantagrueliche, quelle che si svegliano già pettinate e truccate, quelli che parlano con le galline, le famiglie che mangiano solo cibi in scatola, le bastarde con un fisico perfetto e senza pancia che ti dicono frasi tipo “devo dimagrire” oppure “mi sento gonfia” (ma ti gonfio io a schiaffi), le famiglie perfette e le macchine a soli 90 euro al mese per 444 mesi da guidare in enormi città pulitissime e senza traffico, ecco, hanno poi anche rotto il cazzo.

larvotto

February 2, 2015

L’altro giorno ero al supermercato in fila alla cassa e, davanti a me, c’era una famiglia di obesi, madre, padre e due bambini.
Avevano il carrello zeppo di con buste mortadella, biscotti, merendine, bibite gassate e tutta un’altra serie di robine dolci, coloratissime, ben idrogenate e piene di ingredienti artificiali.
Stavano sicuramente cercando di suicidarsi.