Archive for January, 2004

Il Larvotto nel mondo della droga!

Doveva succedere prima o poi. Sabato mattina, senza troppo preavviso mi è partita una colica. Sono arrivato (da solo, sob) al pronto soccorso già in stato di delirio, mi hanno messo subito in barella, portato in Urologia dove, visto il precedente, si è deciso per il ricovero. Mi hanno fatto tre flebo di orudis senza ottenere risultati… e poi… la puntura! Mi hanno siringato morfina! Cazzo che viaggio, ho salutato il mondo per circa 8 ore :) Ho raggiunto Spirit su marte e poi sono tornato indietro! Scerzi a parte, questa colica è stata grossa. Mi hanno dimesso stamattina e, finalmente, giovedì mi ricoverano per gli esami pre operatori e poi Venerdì, il grande attacco al misterioso monolite nero! Che sarà di me? :o )

Anche io come i grandi criminali!

(Ovvero, il Larvotto all’assalto del teatro )

L’alra sera c’è stato qui a Reggio, al Teatro Valli il balletto "Lo Shiaccianoci". Era un balletto molto importante, portato dal Teatro Stanislavskij di Mosca (niente poò di meno che…)

Ora, per quelle due o tre persone che ancora non lo sanno, non sono particolarmente in forma in questo periodo per via di simpaticissime coliche renali… Per questi sassolini, sono in attesa di essere chiamato in ospedale. A causa di questo, non ho comprato il biglietto con il dovuto anticipo, non volevo trovarmi su di un letto all’ospedale con il biglietto in mano. Arrivato quindi alla data fatidica, sono andato fiducioso in biglietteria contando sul fatto che ci fosse ancora qualche posto libero. Quale amara sorpresa scoprire che era tutto esurito. Non solo, è stata aggiunta una data extra ed è piena pure quella. Insomma, un poco dolorante per il calcolo ed un poco per la fregatura, me ne sono tornato mesto a casa riproponendomi la prossima volta di darmi una mossa per tempo. Certo che arrendersi così… vediamo, Rambo cosa avrebbe fatto al mio posto?

Inizio con il piano A:

- Chiamo Sandra, la mia amica giornalista chiedendo se per caso avesse un’accredito in più. Ovviamente no.

- Chiamo il mio amico del Teatro… Fuori Reggio.

- Chiamo Michele… in quanto coreografo potrà forse fare qualcosa no? Eh? … no! Uff…

- Chiamo Susanna, in quanto ballerina professionista… bla bla bla …non risponde! AHHHHHH!

- Chiamo… chiamo… azz, finiti i numeri utili per il Teatro : - (

Scatta allora il piano B:

Prima di tutto vediamo se ho tutto il materiale occorrente..

- Faccia di bronzo (3 paia)

- Sorriso 62 denti (ok)

- Vestito elegante/non troppo vistoso/ovviamente, rigorosamente nero

- Barba e capelli (ok, i capelli non ci sono, ma non sottilizziamo)

Armato quindi di tutto punto mi dirigo spavaldo verso il Valli, senza sapere ancora bene come comportarmi… Arrivo davanti al Teatro verso le 20.35, una folla numerosa attende con pazienza l’apertura delle porte. Loro hanno il biglietto… Maledjetti bastadi!  Faccio un giro intorno al teatro e trovo la mia vittima: l’ingresso artisti. Avevo appena indossato la mia faccia di bronzo e stavo ancora riordinando le idee su cosa dire al tipo in guardiola quando un’aiuto divino è venuto in mio soccorso! Ebbene si, stavano venedo verso di me, diretti proprio a quell’ingresso due ballerini del balletto di russia… (ammici di Russia, ijo graaande balarino di tjutti teatri di mondo) non mi do il tempo di riflettere su quello che sto facendo e mi metto silenzioso al loro fianco. E’ un pò come ai matrimoni… "è un’amico dello sposo… è un’amico della sposa…" Mentre il guardiano apre la porta il mio corpo inizia una veloce mutazione, la mia schiena si drizza, petto in fuori, inizio a camminare con i piedi a papera, lo zainetto lo tengo dal manico dietro la spalla destra, testa alta e inarco il sopracciglio sinistro. Entra il primo ballerino e bofonnchia qualcosa al distratto portiere, entra il secondo, entro io… il guardiano solleva appena lo sguardo, io fingo disinteresse e continuando a camminare dico "proschoj"… (proschoj? Ma come cazzo mi è venuta in mente quella parola?) Sposto appena lo sguardo, ma il tipo non sembra molto interessato alla cagata galattica che avevo appena sparato. Probabilmente ha pensato "ma ficcatelo nel culo il proschoj". Ormai non posso fermarmi, proseguo dritto, due passi, curva, corridio… è fatta! Sono entrato in teatro! YEEEHHHHH!!!! E adesso? Non posso continuare a seguire i ballerini… Vediamo, loro vanno verso sinistra, sento vociare oltre quel corridoio, forse ci sono i camerini? Loro girano, io proseguo, prima porta, chiusa, giro nervoso, sono solo… una porta, conto fino a tre, apro… Siiiiiii, il corridio dei palchi di prim’ordine, il teatro è ancora vuoto, mi affaccio e inizio a studiare la situazione… dove mi posso mettere? Sarà sicuro tutto pieno. Guardo in alto, ci sono tre palchi occupati dalle luci, sono occhi di bue… è l’unica possibilità? Pare di si… abbiamo fatto un 68… facciamo anche un 69! Mi dirigo ai palchi, li trovo, il cartellino dice "palco riservato per esigenze di teatro". Mi è rimasta una faccia di bronzo? Si. La uso?… si. Ok, la indosso,apro la porta, c’è una ragazza. La guardo, sorrido, dico "tutto bene?". Mi siedo sulla sedia a fianco dello spot e come se fosse una cosa naturale dico "do fastidio qui?". La ragazza fa cenno di no, forse si stava chiedendo chi ero, ma la tensione per il lavoro la distraeva da qualsiasi ulteriore interesse nei miei confronti. La gente inizia ad entrare, tremavo tutto dall’adrenalina nelle vene, ma mi imponevo calma. Una ventina di minuti, poi si abbassano le luci, inizia la musica, inizio a calmarmi, sorrido…

LO SPETTACOLO

Bello. La musica è favolosa, sono quelle arie che ognuno di noi ha impresso nel cervello, anche senza saperlo. Puoi socchiudere gli occhi e lasciarti guidare dal genio di Ciajkovskij… L’unica cosa che un poco mi ha lasciato pensoso è la scenografia. Le luci erano tristi, e dopo aver visto tanti balletti moderni, questo traspariva vecchia malinconia. Bisogna ricordare che questo allestimento è stato realizzato nel lontano 1934! Immagino che per allora fosse una cosa mozzafiato. Sinceramente, a me, nell’insieme, risultava un poco datato.

Nonostante tutto, ne è valsa la pena rischiare qualcosa. Il punto è questo: perchè nel 1934 si facevano cose così all’avanguardia e adesso invece è il solito polpettone taglia/incolla?

Boh?

Forza Beppe!

Dopo il crack Parmalat, Beppe Grillo sembra diventato quasi più un guru che un comico. In teatri sovraffollati spiega come il sistema si stia decomponendo, ci catapulta in un’era segnata da un «imbarbarimento della specie», gli spettatori si sbellicano dalle risate e pensano con angoscia: «e se fosse tutto vero quello che dice?». L’artista, che da stasera al primo febbraio è al Teatro Sistina di Roma con lo spettacolo Black Out, sul palcoscenico è come un fiume: definisce la vicenda Parmalat, «la più grande truffa del mondo», definisce Bush «il più grande Imam della terra», constata che «mai come oggi sono seguito, proclama che la corruzione «è la base economica su cui poggia tutta l’economia occidentale». Da quando ha iniziato trent’anni fa il suo «teatro» apocalittico è rimasto quello di una risata rivelatoria, di chi denuda il re. Rispetto al passato fa marcia indietro solo su un punto: «Un tempo ero euroscettico, adesso sono costretto a credere nell’Europa perché altrimenti ci resta l’America di Bush».

Sulla scena Grillo rinnova di continuo i bersagli. Se la prende con le case farmaceutiche che hanno abbassato i tassi per definire le patologie del colesterolo, del diabete e dell’ipertensione: «Chi era sano ieri, oggi con gli stessi valori delle analisi è malato». Mostra un fumetto distribuito nelle scuole tedesche: «Serve a convincere i bambini a chiedere ai genitori gli psicofarmaci contro una sindrome scoperta di recente. L’editore del fumetto è la multinazionale che ha scoperto la sindrome e produce i farmaci per curarla». Chiude le due ore di sofferte riflessioni sul palcoscenico elencando le ultime denunce nei suoi confronti (una anche di Previti) e invita il pubblico ad essere anche «un po’ buffone». È il suo modo di chiamare a raccolta e coinvolgere la società civile. Si potrebbe quasi definirlo un teatro movimentista.


Con il caso Parmalat lei sembra essere stato buon profeta. Cosa prova?


Quando un comico diventa un premonitore di catastrofi di borsa vuol dire che siamo alla frutta, che il sistema è collassato. Ormai c’è gente che prima di comprare azioni del Mib 30 mi chiama a casa. Sono in imbarazzo. Nel 2001 parlando dell’economia in generale dicevo che Cragnotti e Tanzi si dividevano centinaia di miliardi pubblici. Sono loro i veri comunisti d’Italia, come tutte le grandi imprese. Lei pensi a un operaio dell’Urss di trent’anni fa: era anonimo e sostituibile, come le Spa di oggi, non si sa chi sono. Non ci dobbiamo stupire se il sistema costituito da banche, Consob, borsa e grandi gruppi aziendali sta collassando. Ora, per fallire nel latte più che essere disonesti bisogna essere scemi e spendere miliardi nei cappellini di Lauda e grandi squadre di calcio: è il complesso berlusconiano che hanno gli imprenditori di provincia. E poi l’idea di fare la Coca-cola del latte… Il latte è un prodotto perfetto con una tecnologia di un milione di anni, esce già pronto per essere consumato. Tanzi gli ha tolto le proteine e ne ha fatto una cosa a lunga conservazione che non dovrebbe più chiamarsi latte, ha studiato un prodotto per coprire gli investimenti. Faceva un latte fresco a otto giorni e con queste allucinazioni prendeva i soldi dallo Stato. Ha preso cospicui finanziamenti dalle tasse degli italiani.

Pare che prima dello scandalo nessuno sapesse nulla e invece lei, che è un attore, un comico, sapeva. Dove trova queste informazioni privilegiate?


Ha mai provato a leggere un bilancio? C’è da morir dal ridere. Quando andavo alle riunioni degli azionisti della Telecom per sentir leggere i bilanci c’era da sbellicarsi. Basta un ragioniere di terza categoria per capire. E poi c’è un principio: se io mi faccio una società alle Cayman sono una persona disonesta, anche se la legge lo permette. Infatti stiamo assistendo negli ultimi anni alla nascita della figura del delinquente che si percepisce come una buona persona. È il fuorilegge a norma di legge. Provi a vedere i bilanci delle società del Mib 30, uno qualsiasi: il 90% del loro patrimonio sono prestiti. Se uno possiede un’azienda sana non la va a dividere con gli altri quotandola in borsa. Applico princìpi di buon senso, da buon Genovese. Provengo da una famiglia di industriali, ma gli industriali non erano dei ragionieri come questi qua. Penso a Pirelli, Olivetti o Piaggio, che faceva le Vespe in Italia e le vendeva nel mondo.

Parla di un capitalismo classico al tramonto?


Oggi sono dei principianti senza un senso etico. Prendiamo il concetto di Ford della catena di montaggio: un operaio, nel ‘30, guadagnava da Ford l’equivalente di 150mila lire al giorno perché fosse in condizione di comprare la macchina che costruiva. Erano etiche diverse. Questi manager sono fasulli. Bisognerebbe avere il coraggio di fare nomi e cognomi, tirarli fuori e mandarli via dicendo loro o rischi i tuoi soldi e metti la tua responsabilità illimitata, o resti fuori. È una regola che stanno attuando negli Stati Uniti, mentre in Italia abbiamo tolto il falso in bilancio, rendendolo un reato amministrativo. Là rischi 25 anni di carcere. Essere imprenditori è un’altra cosa, è seguire le idee di Adam Smith che parlava di etica, delle virtù del capitalista e di passioni. Lui era un umanista e non ha mai pensato a questo tipo di economia, dove chi produce la birra poi si fa le leggi sulla birra. Diceva che la tutela era nelle mani dello Stato. Quindi questi sono finti capitalisti, finti liberisti; hanno un’economia pianificata perché fanno finta di farsi concorrenza, ma la concorrenza non c’è.

Quale responsabilità hanno le banche?


Non parliamo delle banche. Dovreste analizzare un contratto, non ce n’è uno che si attenga alla legge della trasparenza. Aggirano le leggi, come l’ipoteca che dura vent’anni e loro la rinnovano tacitamente per prendere le spese di estinzione dell’ipoteca, cose da denuncia. Su tutto il risparmio assistito degli ultimi 15 anni, il 99% degli investitori ci ha rimesso i soldi; gli unici guadagni sono venuti da Bot, Cct e buoni postali. Negli Stati Uniti chi compra azioni può diventare proprietario, dire la sua, qui in Italia gli azionisti non possono dir nulla, alle riunioni nessuno può mettere in discussione alcunché. Pochi mesi fa le più grandi banche del mondo sono state multate in America con 1,4 miliardi di dollari per truffa aggravata agli azionisti e ai correntisti. Quando in un contratto si dice che la banca può rescindere, ma se lo faccio io devo pagare penali, è una truffa legalizzata. Se la banca mette delle spese solo per ricevere i soldi che le restituisco dopo un prestito, questa è una truffa. Sono tutte truffe. Ci sono persone che non hanno accesso al credito, mentre persone che non avrebbero dovuto averlo lo hanno, come questi grandi industriali.

Cosa vuol dire tutto questo?


Che il sistema sta marcendo, questi ne sono i sintomi: se non li curiamo adesso sarà troppo tardi. Oggi vediamo una bella vetrina, ma non c’è più il negozio. La gente arriva al 15 e non più al 30 del mese, non si ammazza più da sola, prima uccide tutta la famiglia e poi si suicida. Sono sintomi di un’umanità che non vede il futuro. Sono tutti proiettati nel passato e nessuno ha un’idea del futuro. Alla Confindustria nessuno pensa di cambiare i sistemi produttivi ed energetici. L’ambiente, fanno finta che non ci sia. Parlano di flessibilità perché pensano ancora a lungo che ci saranno poveracci che lavorano per pochi dollari la settimana. C’è ansia e rabbia nella gente. Per questo ho sempre più pubblico. Hanno tutti un’ansia e non sanno perché, sperano che io glielo dica e invece ce l’ho anche io quest’ansia.

Dal suo teatro si aspetta una reazione o una mobilitazione della società civile?


Direi di sì. A me piace far ridere con argomenti serissimi. È la mia caratteristica: parlo di cose di fronte a cui la gente resta stranita. Anticipo l’attualità, facendo un lavoro che dovrebbe fare ogni giornalista onesto. Lavoro quattro mesi e otto mesi giro nei teatri. Reperisco informazioni andando alla fonte, leggo i libri di gente che vede il mondo in un altro modo da anni. Perché per me il teatro è un luogo dove la gente viene, si siede e ascolta. Lo scopo è destare il senso critico, ma anche esortare tutti ad essere un po’ cialtroni, anarchici e buffoni. Dico: disegnatevele voi di notte le piste ciclabili, fate qualcosa! Oggi serve una chiave di decodifica perché facciamo guerre di marketing, morti di marketing e abbiamo piazzisti ai governi che si fanno le leggi. E siamo solo all’inizio.

Lei ha fatto televisione con eccellenti ascolti: 22 milioni al Festival di Sanremo, 15 milioni nel recital del 1994. Se dovessimo seguire le regole dell’auditel dovrebbe avere una rubrica su Rai 1 ogni prima serata.


Se portassi in diretta su Rai 1 lo spettacolo che faccio oggi in teatro sono sicuro che cadrebbe il governo. Non perché sia io, ma perché si tratta di cose a cui basta dare una spallata e vanno giù da sole. Sono tutte costruite sul nulla: su elezioni a cui nessuno partecipa, su democrazie che sono ormai concetti vuoti e su un popolo sovrano che non c’è più. La televisione dovrebbe essere super partes, dovrebbe essere potente, far paura e riuscire a buttare giù un governo in 24 ore se non merita di stare su. Dovrebbe essere la forza dell’informazione, ma mi viene da ridere: siamo arrivati al giornalista che si autocensura per far piacere al potere.

Che rapporto ha ora con la tv?


Consiste nel guardare un programma con i miei cari e esclamare insieme: che culo che non ci sono! Non faccio parte di quel mondo lì e ne sono orgogliosissimo. A Milano abbiamo fatto 40.000 presenze attaccando due manifesti, a Roma neanche quelli perché i posti sono andati via in due settimane. Per me è un momento magico: più si incancrenisce la situazione più divento una belva.

"Grazie Sandra x lo scritto"

Aids boicottato dalle multinazionali

Un post serio…

Tagliato e incollato dalla pagina dell’unità

-Aids boicottato dalle multinazionali

di Piero Sansonetti

 

MUMBAI Dall’Asia povera, quasi per paradosso, arriva un allarme per la sanità occidentale. Riguarda l’Aids. C’è una medicina contro l’Aids – si chiama triomune – che si produce solo in India e non può essere esportata in Occidente (quindi neanche in Italia). Gli esperti ritengono che sia il miglior farmaco in commercio. Perché non può arrivare da noi? Per la solita questione dei brevetti.

Il triomune è un composto di tre diverse sostanze, e i brevetti di queste sostanze appartengono a tre diverse case farmaceutiche: la Glaxo, la Bristol e la Boeringer. Siccome queste tre aziende non si mettono d’accordo sui diritti che devono spettare a ciascuna di loro, il farmaco è invendibile nel mercato controllato dal Wto. Per ora può essere prodotto e venduto solo in India, che fino all’anno prossimo è esente dalle feroci barriere sui brevetti imposte dal Wto (cioè dal mercato liberale). Dal 2005 si rischia la scomparsa di questo farmaco, perché l’India rientrerà a tutti gli effetti nel mercato regolato dal Wto. La denuncia è partita dal forum sociale di Mumbai, dove l’amministratore delegato della Cipla, il signor Hamed M.H., ha incontrato Vittorio Agnoletto, portavoce dei no-global italiani.

La Cipla è la casa farmaceutica indiana che da molti anni produce farmaci generici senza brevetti, li vende in India e li esporta, a prezzi bassissimi, in cinque paesi poveri (Mozambico, Camerun, Kenia, Uganda e Tailandia) che ancora non sono entrati sotto la mannaia del Wto. Curare l’Aids con il triomune, e quindi senza pagare il dazio alle multinazionali, in questi paesi poveri costa circa mezzo dollaro al giorno. In Occidente invece, a prezzo pieno, curare l’Aids con le medicine tradizionali costa dai sette ai diecimila dollari l’anno (quaranta o cinquanta volte di più). Dal 2005 sarà così per tutti, e i morti aumenteranno.

Le società farmaceutiche – ha detto Agnoletto – rappresentano il settore con maggiori profitti di tutto il capitalismo internazionale. Per loro stessa ammissione più di un terzo dei profitti finisce in politiche di marketing presso i governi e le autorità istituzionali. Che significa? È un modo carino per dire: «corruzione politica».

IL FORUM DEI BAMBINI

Domenica al forum c’è stata una assemblea plenaria dedicata ai bambini, in una delle aule grandi. Cioè un’aula con quattromila posti a sedere, quasi tutti pieni. La discussione è andata avanti con un metodo non tradizionale. Gli interventi degli esperti, brevi, erano alternati da piccoli spettacoli teatrali in costume e poi da brevissimi discorsi di alcuni bambini. Anche il pubblico era metà e metà: adulti e ragazzi. L’iniziativa è stata organizzata da varie associazioni che si occupano di infanzia, e in particolare da «Terres des Hommes».

Raffaele Salinari, che è il presidente di «Terres des Hommes», era molto contento, così come era contento di tutto l’andamento del forum, che sta ribaltando i rapporti tradizionali tra problemi dell’occidente e problemi del mondo povero. Salinari dice che l’esperimento di Mumbai è riuscitissimo e che nel 2006 il forum deve andare in Africa. «Non bisogna portare le masse dei poveri al movimento ma bisogna portare il movimento alle masse dei poveri». Quest’anno è già così. Il movimento, nella sua componente occidentale che è largamente maggioritaria, assiste attonito a questo forum dominato dall’Asia e dai suoi problemi. Non si raccapezza bene, è persino un po’ intimidito e ammette di non capire tutto. È un buon segno, no?

I bambini che parlano al forum sono un po’ speciali. Hanno alle loro spalle storie tragiche di vita. C’è un ragazzo colombiano di 11 anni, attivissimo, impegnato che non si lascia impaurire dal palco davanti a 4000 persone. Lui è stato strappato alla prostituzione per strada, l’ha fatta per tanti anni. Adesso se gli chiedi se vuole tornare a scuola, risponde: «sì, ma a insegnare. Io ho tante cose da insegnare ai bambini e ai maestri. Molte più di quelle che possono insegnarmi loro…». Dice anche che lui non intende rinunciare a lavorare, anche se non ha ancora gli anni per farlo. Lavorare lo realizza. Vorrebbe solo che il sindaco si decidesse a dire a tutti di buttare le lattine sempre negli stessi posti, se no per lui è troppo faticoso raccoglierle…

SFILANO LE PROSTIUTE

C’è stato un lungo corteo di prostitute. Erano almeno duemila. Non avevano affatto l’aria di prostitute come le immaginiamo noi: erano molto sobrie, coi loro vesti indiani, persino timide, ma parecchio arrabbiate. Vengono quasi tutte da Calcutta e chiedono che siano riconosciuti anche a loro i diritti di tutti i lavoratori. Loro si fanno chiamare sex worker. Issavano vari cartelli, tra i quali uno complicatissimo, scritto piccolo, che diceva così: «Se un adulto sano di mente decide di usare i suoi organi sessuali o altro per ottenere benefici monetari da altri adulti, possiamo noi pensare che questa transazione abbia a che fare con una violazione della legge?».

In coda al corteo c’erano gli omosessuali che chiedevano l’abolizione della legge che discrimina l’amore tra persone dello stesso sesso.

GLI ITALIANI

Stavolta non è enorme la delegazione italiana. Domenica ha parlato Bertinotti alla «plenaria» sui rapporti tra partiti e movimenti, ed ha detto che i partiti di sinistra devono capire che la politica del novecento è finita, è stata sconfitta e va interamente ripensata. A varie iniziative del forum ha partecipato anche il presidente della regione Toscana Martini, che ha lanciato un’iniziativa che si chiama «Terra futura» e che si terrà a Firenze dal primo al quattro aprile alla Fortezza da basso. È promossa da Banca Etica e dalla regione e servirà a discutere e a presentare iniziative concrete sulle nuove frontiere dello sviluppo sostenibile. Funzionerà un po’ come mostra e un po’ come spazio di discussione.

TRIONFO PER ARUNDHATI ROY

Il momento più forte della giornata è stato quando ha parlato la scrittrice e leader indiana Arundhati Roy. La quale, per la verità ha parlato due volte. La prima volta al contro forum di Mumbai Resistance (gruppo ultraradicale che contesta il forum) e poi, all’imbrunire, al forum, nella gigantesca piazza della cittadella di fronte a più di diecimila persone. Ha parlato della strage degli Hindu del 2002, nel Gujarat, ad opera di gruppi musulmani. Ha criticato le donne. Ha detto: «Dove eravate? Dove eravamo? Cosa abbiamo fatto per impedire la strage? Le donne troppo spesso sono complici della inaudita violenza maschile». Al controforum Arundhati Roy -nella foto- è stata molto dura con gli americani: «Andrebbero processati anche loro per i crimini di guerra ha detto – come Saddam. Anche Bush dovrebbe finire in tribunale».

 

Il Contagio!

Ecco un documento preoccupante, la mia telefonata di stamattina in negozio per comunicare che mi sarei preso qualche giorno di malattia e per salutare il nuovo caponegozio entrante, che io conosco benissimo in quanto mio ex capo reparto:

- Driiin!!! Driiiin!!!

- "Pronto, Coop Corso?"

- "Ciao Anny, sono Massimo…"

- "Ciao stellina, veh, parla più forte che non si sente un cazzo!"

- "Anuska, mi senti?"

- "Si, adesso si, allora stai bene?"

- "Insomma, telefonavo per confermare che mi metto in malattia e per salutare il nuovo caponegozio, è li Flavio?"

- "Mo si, te lo passo, ciao stellina… auguri eh"

…alcuni secondi di trambusto…

- "Ciao Massimo, allora come va? L’Annuska mi stava spiegando adesso la tua storia"

- "Ciao Flavio, allora sai già i miei segreti?"

- "eh eh eh, beh… quasi tutti dai…"

- "Oramai non è più un segreto la pietra che nascondo in me"

- "Non ti preoccupare, ho già parlato con Ivano, c’è già una sostituzione pronta. Stai a casa tranquillo e pensa a riprenderti!"

- "Mi spiace Flavio inaugurare il tuo ritorno a Coop Corso con la mia malattia"

- "Massimo vai tranquillo, tienici aggiornati sullla tua operazione, e… comunque mi fa piacere vedere che il tuo smalto è rimasto quello di sempre!"

- "Si Flavio, anche il fondotinta!"

E’ finita! Sono stato contagiato da Berlusconi!