Forza Beppe!

Dopo il crack Parmalat, Beppe Grillo sembra diventato quasi più un guru che un comico. In teatri sovraffollati spiega come il sistema si stia decomponendo, ci catapulta in un’era segnata da un «imbarbarimento della specie», gli spettatori si sbellicano dalle risate e pensano con angoscia: «e se fosse tutto vero quello che dice?». L’artista, che da stasera al primo febbraio è al Teatro Sistina di Roma con lo spettacolo Black Out, sul palcoscenico è come un fiume: definisce la vicenda Parmalat, «la più grande truffa del mondo», definisce Bush «il più grande Imam della terra», constata che «mai come oggi sono seguito, proclama che la corruzione «è la base economica su cui poggia tutta l’economia occidentale». Da quando ha iniziato trent’anni fa il suo «teatro» apocalittico è rimasto quello di una risata rivelatoria, di chi denuda il re. Rispetto al passato fa marcia indietro solo su un punto: «Un tempo ero euroscettico, adesso sono costretto a credere nell’Europa perché altrimenti ci resta l’America di Bush».
Sulla scena Grillo rinnova di continuo i bersagli. Se la prende con le case farmaceutiche che hanno abbassato i tassi per definire le patologie del colesterolo, del diabete e dell’ipertensione: «Chi era sano ieri, oggi con gli stessi valori delle analisi è malato». Mostra un fumetto distribuito nelle scuole tedesche: «Serve a convincere i bambini a chiedere ai genitori gli psicofarmaci contro una sindrome scoperta di recente. L’editore del fumetto è la multinazionale che ha scoperto la sindrome e produce i farmaci per curarla». Chiude le due ore di sofferte riflessioni sul palcoscenico elencando le ultime denunce nei suoi confronti (una anche di Previti) e invita il pubblico ad essere anche «un po’ buffone». È il suo modo di chiamare a raccolta e coinvolgere la società civile. Si potrebbe quasi definirlo un teatro movimentista.

Con il caso Parmalat lei sembra essere stato buon profeta. Cosa prova?

Quando un comico diventa un premonitore di catastrofi di borsa vuol dire che siamo alla frutta, che il sistema è collassato. Ormai c’è gente che prima di comprare azioni del Mib 30 mi chiama a casa. Sono in imbarazzo. Nel 2001 parlando dell’economia in generale dicevo che Cragnotti e Tanzi si dividevano centinaia di miliardi pubblici. Sono loro i veri comunisti d’Italia, come tutte le grandi imprese. Lei pensi a un operaio dell’Urss di trent’anni fa: era anonimo e sostituibile, come le Spa di oggi, non si sa chi sono. Non ci dobbiamo stupire se il sistema costituito da banche, Consob, borsa e grandi gruppi aziendali sta collassando. Ora, per fallire nel latte più che essere disonesti bisogna essere scemi e spendere miliardi nei cappellini di Lauda e grandi squadre di calcio: è il complesso berlusconiano che hanno gli imprenditori di provincia. E poi l’idea di fare la Coca-cola del latte… Il latte è un prodotto perfetto con una tecnologia di un milione di anni, esce già pronto per essere consumato. Tanzi gli ha tolto le proteine e ne ha fatto una cosa a lunga conservazione che non dovrebbe più chiamarsi latte, ha studiato un prodotto per coprire gli investimenti. Faceva un latte fresco a otto giorni e con queste allucinazioni prendeva i soldi dallo Stato. Ha preso cospicui finanziamenti dalle tasse degli italiani.
Pare che prima dello scandalo nessuno sapesse nulla e invece lei, che è un attore, un comico, sapeva. Dove trova queste informazioni privilegiate?

Ha mai provato a leggere un bilancio? C’è da morir dal ridere. Quando andavo alle riunioni degli azionisti della Telecom per sentir leggere i bilanci c’era da sbellicarsi. Basta un ragioniere di terza categoria per capire. E poi c’è un principio: se io mi faccio una società alle Cayman sono una persona disonesta, anche se la legge lo permette. Infatti stiamo assistendo negli ultimi anni alla nascita della figura del delinquente che si percepisce come una buona persona. È il fuorilegge a norma di legge. Provi a vedere i bilanci delle società del Mib 30, uno qualsiasi: il 90% del loro patrimonio sono prestiti. Se uno possiede un’azienda sana non la va a dividere con gli altri quotandola in borsa. Applico princìpi di buon senso, da buon Genovese. Provengo da una famiglia di industriali, ma gli industriali non erano dei ragionieri come questi qua. Penso a Pirelli, Olivetti o Piaggio, che faceva le Vespe in Italia e le vendeva nel mondo.
Parla di un capitalismo classico al tramonto?

Oggi sono dei principianti senza un senso etico. Prendiamo il concetto di Ford della catena di montaggio: un operaio, nel ’30, guadagnava da Ford l’equivalente di 150mila lire al giorno perché fosse in condizione di comprare la macchina che costruiva. Erano etiche diverse. Questi manager sono fasulli. Bisognerebbe avere il coraggio di fare nomi e cognomi, tirarli fuori e mandarli via dicendo loro o rischi i tuoi soldi e metti la tua responsabilità illimitata, o resti fuori. È una regola che stanno attuando negli Stati Uniti, mentre in Italia abbiamo tolto il falso in bilancio, rendendolo un reato amministrativo. Là rischi 25 anni di carcere. Essere imprenditori è un’altra cosa, è seguire le idee di Adam Smith che parlava di etica, delle virtù del capitalista e di passioni. Lui era un umanista e non ha mai pensato a questo tipo di economia, dove chi produce la birra poi si fa le leggi sulla birra. Diceva che la tutela era nelle mani dello Stato. Quindi questi sono finti capitalisti, finti liberisti; hanno un’economia pianificata perché fanno finta di farsi concorrenza, ma la concorrenza non c’è.
Quale responsabilità hanno le banche?

Non parliamo delle banche. Dovreste analizzare un contratto, non ce n’è uno che si attenga alla legge della trasparenza. Aggirano le leggi, come l’ipoteca che dura vent’anni e loro la rinnovano tacitamente per prendere le spese di estinzione dell’ipoteca, cose da denuncia. Su tutto il risparmio assistito degli ultimi 15 anni, il 99% degli investitori ci ha rimesso i soldi; gli unici guadagni sono venuti da Bot, Cct e buoni postali. Negli Stati Uniti chi compra azioni può diventare proprietario, dire la sua, qui in Italia gli azionisti non possono dir nulla, alle riunioni nessuno può mettere in discussione alcunché. Pochi mesi fa le più grandi banche del mondo sono state multate in America con 1,4 miliardi di dollari per truffa aggravata agli azionisti e ai correntisti. Quando in un contratto si dice che la banca può rescindere, ma se lo faccio io devo pagare penali, è una truffa legalizzata. Se la banca mette delle spese solo per ricevere i soldi che le restituisco dopo un prestito, questa è una truffa. Sono tutte truffe. Ci sono persone che non hanno accesso al credito, mentre persone che non avrebbero dovuto averlo lo hanno, come questi grandi industriali.
Cosa vuol dire tutto questo?

Che il sistema sta marcendo, questi ne sono i sintomi: se non li curiamo adesso sarà troppo tardi. Oggi vediamo una bella vetrina, ma non c’è più il negozio. La gente arriva al 15 e non più al 30 del mese, non si ammazza più da sola, prima uccide tutta la famiglia e poi si suicida. Sono sintomi di un’umanità che non vede il futuro. Sono tutti proiettati nel passato e nessuno ha un’idea del futuro. Alla Confindustria nessuno pensa di cambiare i sistemi produttivi ed energetici. L’ambiente, fanno finta che non ci sia. Parlano di flessibilità perché pensano ancora a lungo che ci saranno poveracci che lavorano per pochi dollari la settimana. C’è ansia e rabbia nella gente. Per questo ho sempre più pubblico. Hanno tutti un’ansia e non sanno perché, sperano che io glielo dica e invece ce l’ho anche io quest’ansia.
Dal suo teatro si aspetta una reazione o una mobilitazione della società civile?

Direi di sì. A me piace far ridere con argomenti serissimi. È la mia caratteristica: parlo di cose di fronte a cui la gente resta stranita. Anticipo l’attualità, facendo un lavoro che dovrebbe fare ogni giornalista onesto. Lavoro quattro mesi e otto mesi giro nei teatri. Reperisco informazioni andando alla fonte, leggo i libri di gente che vede il mondo in un altro modo da anni. Perché per me il teatro è un luogo dove la gente viene, si siede e ascolta. Lo scopo è destare il senso critico, ma anche esortare tutti ad essere un po’ cialtroni, anarchici e buffoni. Dico: disegnatevele voi di notte le piste ciclabili, fate qualcosa! Oggi serve una chiave di decodifica perché facciamo guerre di marketing, morti di marketing e abbiamo piazzisti ai governi che si fanno le leggi. E siamo solo all’inizio.
Lei ha fatto televisione con eccellenti ascolti: 22 milioni al Festival di Sanremo, 15 milioni nel recital del 1994. Se dovessimo seguire le regole dell’auditel dovrebbe avere una rubrica su Rai 1 ogni prima serata.

Se portassi in diretta su Rai 1 lo spettacolo che faccio oggi in teatro sono sicuro che cadrebbe il governo. Non perché sia io, ma perché si tratta di cose a cui basta dare una spallata e vanno giù da sole. Sono tutte costruite sul nulla: su elezioni a cui nessuno partecipa, su democrazie che sono ormai concetti vuoti e su un popolo sovrano che non c’è più. La televisione dovrebbe essere super partes, dovrebbe essere potente, far paura e riuscire a buttare giù un governo in 24 ore se non merita di stare su. Dovrebbe essere la forza dell’informazione, ma mi viene da ridere: siamo arrivati al giornalista che si autocensura per far piacere al potere.
Che rapporto ha ora con la tv?

Consiste nel guardare un programma con i miei cari e esclamare insieme: che culo che non ci sono! Non faccio parte di quel mondo lì e ne sono orgogliosissimo. A Milano abbiamo fatto 40.000 presenze attaccando due manifesti, a Roma neanche quelli perché i posti sono andati via in due settimane. Per me è un momento magico: più si incancrenisce la situazione più divento una belva.

"Grazie Sandra x lo scritto"

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