A proposito di Berlusconi…

Sul sito tom-online c’è un simpatico post di MARK dal titolo "Andiamo andiam, andiamo a lavoraaar", a cui seguono i vari commenti, tra i tanti c’è quello di Vanderbilt davvero molto spassoso. Copio e incollo per conoscenza:

Cioè : io, ogni mattina, apro gli occhi e prego il Divino Amore che l’ora che leggo sul display della radiosveglia non rappresenti effettivamente le ore, ma la mia pressione massima espressa in euro. Indi, dopo essermi impiantato nel cranio un elettrostimolatore Tesmed solo per rivitalizzare i neuroni superstiti, mi trascino in ufficio alle prime luci dell’alba e non ne esco che a tarda notte, quando ormai è troppo tardi anche solo per accasciarsi in un Cobianchi e piangere di amarezza.
Non prendo le ferie durante l’anno perché siamo sottoposti a seri ricatti morali. Quest’anno ho lavorato anche la Vigilia di Natale tutto il giorno (due minuti prima della veglia di mezzanotte ero al telefono con la traduttrice giapponese), il 27, il 28 e il 31 dicembre.
Non ho una vita sociale. Non ho una vita privata. Lavoro a ritmi che la Schiava Isaura, in confronto, è sindacalmente protetta. E cosa mi devo sentir dire, da quel nano di merda? Che bisogna fare meno ferie per produrre di più?
No vabbè… ma qualcuno ha mai insegnato a questa gente il semplice concetto keynesiano di “stimolare la domanda aggregata”? Anche ammesso che uno possa vagamente prendere in considerazione quest’idea aberrante del “meno ferie più ricchezza” senza provare un senso di claustrofobia e ansia, mi spiegate a cosa servirebbe lavorare ANCORA di più se poi il mercato è comunque fermo, se la domanda è inesistente e l’industria ferma come le gambe di Maria de Filippi? Per chi lavori, per la Magica Emi?
Siamo veramente all’ultimo stadio dell’abiezione: il Mago Silvan, credetemi, aveva nel suo magico cilindro dei trucchi molto più raffinati di questo. E non gli sono bastati i capelli tinti per sopravvivere.

Vanderbilt