Mauro Bigonzetti

Il 28 e il 29 al Teatro Valli c’è stata un’altra serata del festival red. I balletti presentati erano tre: To Be Or Not To Be, un’assolo di Mauro Bigonzetti in prima mondiale (e speriamo ultima mondiale), Baby Gang, di Jacopo Godani, coreografia per 9 danzatori; e per ultimo quell’insulso polpettone di Rossini Cards, un’altra inutile coreografia di Bigonzetti, peraltro già proposta in gennaio.

Allora, parlando in termini strettamente confidenziali To Be Or Not To Be (scritto così, con tutte le maiuscole anche sul libretto di sala) ha fatto veramente schifo al cazzo. Anzi, posso dire che è stato imbarazzante, una totale ed inutile autocelebrazione. Bigonzetti non è un personaggio storico e non ha fatto nulla che resterà in maniera indelebile nella storia della danza. Per una mezz’ora ci ha propinato un video con un suo monologo dove raccontava perchè ha voluto iniziare a ballare e che concludeva con immagini della grandissima Anna Magnani, attrice alla quale Bigonzetti (e non capisco perchè…) si paragonava, concludendo l’anemico assolo dicendo "ho sempre voluto essere lei", tutto questo con intermezzi di diciamo "danza" e addirittura 7 cambi di abito, no dico, neanche Madonna cambia così spesso vestito durante gli spettacoli. La scenografia era molto bella, una sorta di carillon con al centro Lui, le musiche molto suggestive, ma per quanto riguarda movimenti e contenuti, zero. Il pubblico ha stancamente applaudito e molti hanno fatto come me, se ne sono restati in silenzio a braccia incrociate.

Il secondo balletto è stato Baby Gang di Jacopo Godani, un pezzo davvero molto energico, che ha dato modo agli spettatori di svegliarsi. Durato circa una ventina di minuti, ha messo alla prova i ballerini con movimenti molto decisi e rapidi, accompagnati da una musica ossessiva di Maillot e una scenografia molto inquietante, si sono susseguiti passi e cambi di luci capaci di rapire lo sguardo e far dimenticare la ricerca dei significati per lasciare alla mente la libertà di godere solo dalla bellezza dei movimenti. Bravissimi i ballerini, davvero molto espressivi, e bravo anche Godani. Era ora che i ragazzi di aterballetto avessero la possibilità di dimostrare al pubblico quanto valgono. Tra l’altro a settembre dovrebbe venire a lavorare con loro anche Fabrizio Monteverde, uno che si può definire senza ombra di dubbio coreografo. Sono davvero molto curioso.

Purtroppo la serata non è finita con il pezzo di Godani, ma ha avuto un nuovo tracollo con l’altro lavoro di Bigonzetti, Rossini Card, uno spettacolo dove la persona che si è mossa di più è stato Gioachino Rossini, il quale ha sicuramente iniziato a roteare vorticosamente nella bara a causa del triste abbinamento delle sue opere con quella coreografia. Una noia mortale, iniziato con scene statiche, immagini, movimenti e luci copiati in maniera quasi spudorata da lavori di Matz Ek e di Jiry Kylian. E’ stato una sorta di cavallo zoppo che si è trascinato per una abbondante ora, una lunghissima e interminabile ora. Bigonzetti, pensando di fare cosa simpatica, ha anche messo delle gag all’interno dello spettacolo, tipo ballerini che uscendo di scena fingono di inciampare o altri che escono leggendo ricette di cucina. Peccato che non eravamo nè alla prova del cuoco con la Clerici e nemmeno al Drive In di italia uno.

Ci sono stati già altri coreografi (ad esempio Matz Ek) i quali mettono nei loro lavori piccoli camei a volte comici; ma sono sempre momenti all’interno di produzioni bellissime.

Rossini Cards è già un brutto spettacolo, farcito poi da questi momenti assolutamente imbarazzanti è anche peggio. Bisogna dire a Bigonzetti che i suoi spettacoli fanno già ridere da soli senza bisogno di aggungere nulla…

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