L’evoluzione (o involuzione) dei cellulari

I primi esemplari di telefoni cellulari avevano la dimensione di un ferro da stiro professionale con caldaia a vapore e il peso di una valigia piena di sassi, senza dimenticare l’antenna, la quale una volta aperta, poteva essere tranquillamente usata come canna da pesca per tonni. Tutti elementi che non hanno minimamente intaccato il crescente successo che ha portato il cellulare come “elemento indispensabile nella vita di ogni essere pensante”.
Chi è che non ne ha almeno uno? Fino a pochi anni fa, se un cellulare iniziava a suonare in un ristorante, tutti si voltavano e guardavano il proprietario con sguardo misto a pietà e disgusto. Se adesso non ti squilla almeno una volta durante la serata, per tutti sei un emarginato.
Già, perché adesso è diventata una droga. Non uno, ma a volte due cellulari, multischede, multinumeri, multistress. Per chiamare un amico e proporgli una pizza, ti trovi davanti un gruppo di 10 numeri che si possono così suddividere:
4 con segreteria telefonica
2 da non chiamare perché sono per lavoro (e tu non sai quali sono)
3 spenti
1 (quello buono) che in genere non ha campo, e tu ti ritrovi a fare una delirante conversazione con qualcosa che assomiglia in una maniera impressionate al peggior remix di Aphex Twin.

Dai primi formati a cabina telefonica, si era cercato di passare poi ai modelli più tascabili, con suonerie meno impersonali e più brillanti. Le linee si sono gradatamente ammorbidite, le forme si sono fatte ergonomiche e la potenza elettromagnetica scaturita da ogni singolo apparecchio, si avvicinava sempre più a quella dei forni a micro-onde. Pericolosi sì, ma come resistere?
Si sono visti in giro modelli così piccoli, che servivano speciali occhiali per poter distinguere i tasti ed apposite pinze per comporre il numero. Sembrava che il passo successivo fosse quello di un telefono con la dimensione di una nocciolina. E invece no.
I modelli troppo piccoli iniziavano a presentare un grosso difetto, non riuscivano a contenere le trombe bitonali (le stesse montate nelle vecchie Alfa Romeo), indispensabili per far sì che, anche allo stadio, in mezzo alla curva sud, nel momento di maggior boato dopo uno stupefacente goal, la musichetta di “mission impossibile” fosse chiaramente udibile anche dal portiere.
E per tutti quelli a cui le trombe bitonali non bastavano più?
Niente panico, ai potenti diffusori musicali, sono state abbinate le suonerie polifoniche.
E così, per tutti quelli che pensavano non esistesse nulla di più orrendo di “Chiuaua” in suoneria monofonica, è arrivata trionfale anche la versione polifonica, superando come disgusto anche quelli che hanno al posto delle normali melodie la propria voce registrata. Spettrali voci, simili ai lamenti dell’esorcista in frasi tipo: “CRRRR, MESAGGIOOO!” oppure “BZZZCRRR, DRIIIIN! DRIIIINNN”.

Il vero maschio ha bisogno di essere appagato, a lui quei telefonini leggerissimi gli fanno schifo, anche se hanno una batteria valida e buona memoria in agenda, sono pur sempre anonimi, roba da fighetta.
Lui vuole giustamente di più, dopo aver speso capitali in un discreto completo, che ricorda come semplicità il costume di Roby Robot nel film “il pianeta proibito”, non può rischiare di scadere nella banalità di un normale telefonino, non ci sta bene. Sarebbe come se terminator usasse come arma una fionda…
Il “suo” telefonino deve essere speciale, quindi, lasciando da parte le cose superflue tipo la buona ricezione, ecco un elenco delle più importanti caratteristiche:

– LA DIMENSIONE: Deve essere massiccio. Gettonatissimo il modello a “scatola di scarpe”, con display enorme, retroilluminato con una lampada UVA, indispensabile per i fanatici dell’abbronzatura.
– IL COLORE: No alle noiose plastichette nere, il vero supercellulare è dotato di cromature, catarifrangenti, doppi spoiler o speciali cover con accattivanti disegni. Assolutamente no alle custodie per cellulari che, oltre a coprire le elaborate grafiche, toglierebbero al modello l’effetto “metal detector”.
– L’ANTENNA: Basta con i timidi modelli che nascondo l’antenna all’interno. Visto che l’avete pagata è giusto metterla in mostra.
– LE SUONERIE: Vero pezzo forte del cellulare. E’ con questo elemento che il nostro acquirente tipo ha il vero orgasmo multiplo. In un solo colpo riesce a far sapere a tutti che esiste, che gli piace Gigi D’Agostino e che è assolutamente orgoglioso del suo nuovo modello.

Tralasciando i casi clinici che iniziano anche a ballare al ritmo della musica, riscontriamo in tutti lo stesso comportamento. In un luogo pubblico, tipo un supermercato, mentre stanno scegliendo con cura il deodorante (altro importante capitolo), il cellulare inizia a suonare. Il volume è altissimo, tutti si girano verso di lui, alcuni iniziano a compatirlo, ma lui imperterrito continua a fare finta di niente. Solo al terzo ritornello inizia a fare una faccia tra lo stupito e lo scocciato e, con una recitazione degna di oscar, risponde al telefono come se si fosse accorto solo in quel momento che a suonare era il suo, senza dimenticare di fissare prima il display con aria interrogativa, un po’ come a chiedersi chi è che lo sta importunando in quel momento. Importantissima poi la posa per la risposta. Mai china perchè denota timidezza, bisogna seguire una basilare coreografia. Mentre si appoggia il cellulare all’orecchio, bisogna iniziare a piegare la testa di lato, sollevare il gomito verso l’alto e lentamente iniziare a fare una semirotazione, tutte cose che danno la possibilità alle persone intorno di tranquillizzarsi. Quelle che stavano sentendo non erano infatti le trombe dell’apocalisse, ma una semplice telefonata.

13 risposte a “L’evoluzione (o involuzione) dei cellulari”

  1. Io ho optato definitivamente per la vibrazione. Oltretutto, a seconda di come posizioni il cellulare, può essere anche divertente ; - ) Buon fine settimana

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