Li conoscevo da tanto tempo, ma non ero mai stato ad un loro concerto. Gli Einstuerzende Neubauten sono un gruppo storico, e stasera lo hanno dimostrato i tanti fans. Il teatro Valli era stracolmo, persone di ogni età e stile, un bel misto che ha subito trasformato l’assonnata atmosfera Reggiana.
Sembrava di essere allo storico concerto di Siouxsie, quello da cui hanno tratto un video e un bellissimo disco, Nocturne.
L’attesa all’ingresso è stata molto strana, ho rivisto compagnie che non frequento più da almeno 18 anni.
La caduta in un triste amarcord quindi, è stata inevitabile. Brevi storie di come eravamo, di quante pazzie abbiamo fatto, di quanto eravamo alternativi, di come ci si divertiva e, per concludere, la oramai noiosa battuta sul fatto che sono pelato e che non posso più farmi la cresta. Sai che ridere… Ero così divertito che ho preferito allontanarmi, non sarebbe stato carino sporcare di sangue le scale del teatro.
La goccia poi è stata la domanda di uno di loro “Max, e a figa come butta?” Che dire? Ho fatto spallucce e ho detto sospirando “si butta, si butta…”. Beh, facciamo che adesso per almeno altri 18 anni sono a posto.

Il concerto è iniziato in ritardo, presentato da un’invecchiato Blixa Bargeld (che da lontano sembrava tanto Renato Zero), ha farfugliato qualcosa di incomprensibile, ha indicato di qui e di là, ha fatto ciao ciao con la manina e poi a detto “buona-sera”, l’unica cosa comprensibile di tutto il delirio.

A questo punto, voglio precisare che a me hanno fatto veramente cagare. Mi sono anche improvvisamente ricordato come mai non ho nemmeno un loro cd. Infatti, già dopo la prima mezz’ora ho ardentemente sperato fosse davvero un concerto di Renato Zero, ma il sublime attacco del “triangolo” purtroppo non è mai partito.

Lo spettacolo si chiamava “Grundstueck” ed era diviso in due parti. Nella prima c’erano i soliti polpettoni: colpi su lamiere, tentennamenti di catene, bastonamenti di tubi, sfregamenti metallici, ma soprattutto tanta, tanta, ma tanta macinatura di coglioni.
La prima parte è durata un’eternità e l’arrivo dell’intervallo è stato provvidenziale per il mio equilibrio psicofisico.
Purtroppo, finiti quei mai troppo rimpianti 20 minuti di pausa, si è passati senza scuse alla seconda parte, quella che Blixa ha fieramente definito “sperimentale”.
Ed in effetti le sperimentazioni ci sono state.
Hanno iniziato sperimentando quanti rumori inutili e fastidiosi riescono a fare, prima che qualcuno si renda conto di aver buttato i soldi del biglietto.
Con il secondo pezzo l’atmosfera si è un poco caricata, il brano era sempre il tricchettracche dell’inizio, con l’incredibile sperimentazione delle battute musicali a 5 quarti. Roba stupefacente, mai sentita prima, ovviamente escludendo musicisti minori tipo Čajkovskij, che la sperimentava appena un centinaio anni fa nel secondo movimento della “sesta sinfonia in si min. (patetica) Opera 74“. Forse aveva ascoltato le prove degli Einstuerzende.

Dopo quasi tre ore di torture ai miei padiglioni auricolari, gli Einstuerzende si sono avviati verso il centro del palco e si sono messi tutti in fila a salutare. Lì ho capito che il concerto era finito. Quindi, onde evitare i bis (che ci sono stati) ho molto velocemente preso la via di casa.

Alla fine di tutto si riconferma la solita certezza, a me quel genere di musica non piace, io sono più pop.

Ups, dimenticavo una cosa. Sul volantino, oltre al concerto, c’era segnalata anche una installazione… Mi sto ancora chiedendo quale fosse… Probabilmente si trattava di Blixa, che si è “installato” al centro del palco ed è rimasto fermo lì, muto di accento, ma soprattutto di pensiero, per tutto lo show.