La Maison de l’etudiant

Nel cuore di Reggio Emilia, incastonata tra palazzi storici, c’è una meravigliosa mensa chiamata “la casa dello studente”, mensa nota ai veri amatori con il nome di “Maison de l’etudiant”.
Non tutti riescono a cogliere la magia che si respira tra quelle mura, anche perché molto spesso è coperta dall’odore del cibo.
Tra tutte quelle della città, la maison è la mia preferita, e poi con il mio buono pasto riesco a prendere: primo, secondo, contorno, acqua ed a volte la frutta. Quando invece vado, ad esempio, a quella dall’obelisco, con lo stesso buono mi danno la metà, e sono pure antipatici.
Alla maison invece sono tutti simpatici, tutti tranne una, Pivette Boudrigoun.
Pivette Boudrigoun è ovviamente un nome inventato, mica potevo scrivere che in realtà si chiama Caterina Tagliavini, poi rischio che mi sputi nel piatto per dispetto. Mi rendo conto che la povera Pivette dalla vita non ha ricevuto molto, ma dovrebbe sforzarsi di sorridere. In fondo anche se è alta come un comodino, anche se ha la faccia unta, anche se porta occhiali che le allargano l’occhio, anche se ha un trucco che sembra fatto a tempera, anche se ha le braccia pelose, anche se ha più difetti di un vestito dell’uba uba, anche se ha un fisico che, se si vestisse di verde, sembrerebbe la campana per la raccolta del vetro… dovrebbe imparare ad essere un poco più gentile.
A dirla tutta, avrebbe anche tanto bisogno di una bella chiavata terapeutica, ma ad una così le “pistole” non gliele fanno vedere nemmeno durante una rapina.
Insomma, escludendo Pivette, la mensa è super.
Logicamente è super escludendo anche il cibo, non che qualcuno vada alla maison per mangiare, se si frequenta è perché fa chic, però in quanto mensa, potrebbe anche arrivare un qualche pazzo che prova i piatti.

Se qualcuno capita alla maison per la prima volta, resterà sicuramente colpito dalla scelta gastronomica, svariati primi, tanti secondi, contorni caldi e freddi, frutte, dolci… vi state chiedendo cose c’è di strano? Beh, il sapore! I piatti della maison hanno tutti lo stesso sapore, la vera differenza è il colore! Geniale no?
Lo fanno per evitare tutte quelle noiose spiegazioni su cosa contiene, quali sono gli ingredienti, se è magro, se è grasso… I piatti fanno tutti schifo uguale, hanno lo stesso odore, sono indigesti ed impieghi all’incirca 8 ore per digerirli. La differenza è nel colore, e li si vede la vera arte di creare centinaia di scale cromatiche ed un unico sapore!
I nuovi clienti della maison si riconoscono subito, entrano straniti, guardano la sala enorme, mentre stanno in fila contemplano attentamente i piatti, riempiono il vassoio con svariate specialità, condiscono l’insalata con l’aceto balsamico (restando anche stupiti del fatto che tutti gli altri prendano quello bianco normale), e poi si dirigono al tavolo seguiti da sguardi bramosi di vedere la sua faccia dopo il primo boccone. Alla prima smorfia di disgusto tutti sorridono felici e continuano le loro cose.
Mi fa stare bene pranzare alla maison, è come stare in una grande famiglia.

11 thoughts on “La Maison de l’etudiant

  • amico carissimo, tu non tieni in considerazione la nuova frontiera della nouvelle cousine… sicuramente la maison di cui parli (ma è vicina a casa mia???) è un brillante esempio di quella corrente di pensiero. favolosa!

  • mi hai fatto venire in mente la mensa universitaria del piovego, che ogni tanto si allagava perché costruita sotto il livello del brenta (che scorre a venti metri di distanza), movimentata dalle risse tra iraniani khomeinisti e iraniani anti-khomenisti, snif sono commosso

  • Mitzvettino caro, se tu non fossi un rampante manager nell’industria delle erbe, potresti venire con me e Lori a provare le brezza della maison 🙂 -Gatto, quando vorrai provare il vero brivido fammi un fischio!

  • Calvo? Io? Guardi signor anonimo che deve esserci un’errore… io non sono calvo… forse l’attaccatura un poco alta…

  • Ma insomma a Pivette cosa manca per fare il ministro della Sanità nel prossimo governo di centro-sinistra?
    : - ))

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