15 Minutes of Fame

Ieri sera, improvvisamente, ho scoperto che c’era Lui in concerto a Reggio Emilia.
La notizia non mi ha turbato più di tanto… Infatti, dopo essermi dato un pizzicotto nel braccio, una strizzata di capezzolo, una martellata su un dito, uno spillone in una coscia e l’olio bollente sui piedi, ho velocemente iniziato a perdere il controllo di tutti i miei orifizi.

I concerti erano due, i primi a suonare erano i Transglobal Underground. Sono arrivato ai loro ultimi minuti di performance e la prima cosa che ho pensato è stata che sono stato davvero fortunato ad arrivare ai loro ultimi minuti di performance.

La fortuna poi mi ha sorriso la seconda volta facendomi trovare un posto in prima fila, e senza nemmeno pagare il canone.
Una ragazza seduta vicino a me ad un certo punto mi ha chiesto:
“Scusa, ma chi deve suonare adesso?”
Ovviamente la mia risposta, con tanto di nome e cognome, non deve averla appagata più di tanto.
Infatti subito dopo mi ha chiesto:
“Karl Bartos? E chi è?”
Accantonato il desiderio di mandarla a cagare, ho cercato di essere gentile passando una qualche breve informazione.
Dopo avergli detto che Bartos è stato uno dei membri storici dei Kraftwerk e che si è staccato dal gruppo verso la fine degli anni 80 per intraprendere la carriera solista, la signorina mi ha guardato con due occhioni pieni di niente e poi, come se avesse improvvisamente capito la soluzione del rebus, mi ha fatto un sorriso dicendo:
“Ahhhhhhhh siiiiiiiii, i “kaffen”, quelli che si pitturavano la faccia d’argento!”.
La prima parola che mi è venuta in mente è stata “cretina”, seguita subito dopo da “scema”, poi da “deficiente” e anche da “idiota”…
Il mio self control ha avuto il sopravvento, e sono riuscito, fingendo anche di sorridere, a spiegargli che quelli non erano i Kraftwerk bensì i Rockets. Anche se entrambi sono gruppi di musica elettronica, lo sono in maniere completamente differenti (che vorrebbe suonare come: nonostante siano marroni tutte e due, non è bello confondere la merda con la nutella…).

Ho inutilmente provato a fornire ulteriori spiegazioni, ma non credo che abbia tutt’ora capito chi aveva davanti, infatti dopo 10 minuti di concerto la signorina ha lasciato la sala.
Impegnato com’ero a tenere sotto controllo i miei orgasmi multipli, non ci ho badato più di tanto.

Alla fine sono pure riuscito a sgattaiolare dietro alle quinte, ma non ho avuto il coraggio di dirgli niente. Probabilmente se avessi avuto davanti il Papa avrei avuto meno problemi.

14 risposte a “15 Minutes of Fame”

  1. Chissà perché sei riuscito a trovare proprio un posto in prima fila….
    Non ti è sembrato strano che la sala fosse vuota, a parte la cretina? ; - )

  2. Carissimo GattoVI, non ho capito cosa vuoi insinuare 😉

    Gattònico, è molto semplice… uso la morfina.

    Quisquose, non tocchiamo l’argomanto 🙂

    Flavia, quando apri un tuo dominio? Mi sembra arrivato il momento

  3. i transglobal dovrebbero transglobare definitivamente nel cesso.
    a volte fa gioco che sto paese sia un cumulo di encefalogrammi piatti, si rimedian le prime file.

  4. uh i transglobal underground. li ascoltavo 10 anni fa. non sapevo girassero ancora, fino alla scorsa settimana, quando hanno fatto la loro apparizione anche qui a milano….

  5. boing bum tschack
    boing bum tschack
    ma i Rockets chi se le ricorda…mah…se proprio mi viene da conforderli con qualcuno (cosa che ovviamente non succede) potrei parlare dei N.O.I.A.

    ps: ma qualcuno butti sti T.U. nel inceneritore

  6. Allora i Transglobal underground durante i primi anni ’90 erano strepitosi (assieme a Loop Guru e molti altri… molto prima di Asian Dub Foundation) ma erano 15 anni fa… per cio’ che riguarda Bartos non mi piace sembra di ascoltare un disco di elettronica di molti anni fa.. poco innovativo… i NOIA erano FAV! (tra l’altro la ersatz audio li ha ristampati… in mezzo c’era anche rossana casale, ma lei?)

  7. beh ce da dire che la musica elettronica e in un moento di riciclo continuo…revival anni 80 di brutto dalla electro alla italo disco per finire con la acid. poi penso che cmq artisti come i kraftwerk o karl bartos non devono inventare piu niente ne mostrare le loro capacità, hanno gia dato e li rispetto per quello

  8. adoro l’elettronica che sa un pò di muffa anni ’80!
    sono un vero pervertito…
    ; - )
    W i kraftwerk!!!

    però "on the road again" dei rockets l’ho sempre trovata pacchianamente gradevole…

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