Schiaffi alla miseria!

(if I was a rich girl, nanananaananannanananana)

Che io sia un burino campagnolo, senza gusto estetico, perennemente fuori moda ed assolutamente incapace di distinguere un bravo stilista da un’estetista, non è un segreto per nessuno.
Eppure stasera, in un peregrinare per le vie del centro, in libero cazzeggio chiacchieroso, mi sono trovato coinvolto in una profonda discussione sulla follia collettiva.
Io posso anche sforzarmi di capire cosa vuole dire essere “fashion”, ma se per raggiungere questo scopo, mi trovo costretto a comprare una stronzata come questa ad un prezzo come questo… beh, ecco… io inizio ad avere una qualche perplessità.

E’ possibile che, una persona capace di intendere e di volere, con un lavoro normale ed una vita senza clamori… per queste orrende ciabatte infradito di plastica, del valore effettivo di 1 euro (e direi che non mi sbaglio di molto) sia disposta a pagare questa cifra?

No dico, ma chi vogliono prendere per il culo?

La questione però mi avvince!
Mi piacerebbe aprire la “caccia al divario” ovvero: Trovare l’articolo che più di ogni altro, grazie ad un vergognoso rincaro sul prezzo di produzione, merita il titolo di “schiaffo alla miseria 2005”!
Chi partecipa?
Le foto migliori saranno ovviamente pubblicate ; - )

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12 thoughts on “Schiaffi alla miseria!”

  1. no no no! è giusto che le fashion victims si facciano fottere come quaglie dagli stilisti!
    io sono favorevolissimo a questi prezzi ridicolmente alti! io ODIO LE FASHION VICTIMS, SPECIALMENTE QUELLE FINOCCHIE! e tutto fa brodo quando si tratta di punirle…
    120 o 180 euro sono il MINIMO CHE MERITANO DI SPENDERE x roba che ne vale forse 10 euro, ad esagerare…

  2. beh che dire…i prezzi sicuramente sono vergognosi, ma alla fine è giusto cosi…..finchè ci sono coglioni in giro che pagano follie per fare pubblicità a degli stilisti del cazzo (vedi RICH) fanno bene a mungere la vacca. si sa benissimo che l’italiano non cerca la moda ma bensi le Griffe ben visibili sui capi da far vedere al mondo cosa indossano 🙂

  3. Due cose:
    a) il surplus nelle tasche di chi va a finire? non credo nelle tasche dell’ operaio che le confeziona, verosimilmente pagato ai minimi contrattuali o giù di lì(a parte che avranno anche il coraggio di farsele fabbricare in Cina);
    b)è logico che se c’è gente disposta a pagare queste cifre per articoli del genere, poi ci sarà chi ha buon gioco nel dire che gli italiani non sono mai stati ricchi come adesso…

  4. gli italiani sono dei coglioni con un senso estetico discutibile, ma sempre meglio di quell’unico neurone che si ritrovano in testa…

  5. Come già sai, io concorro al concorso "schiaffo alla miseria 2005" con la mia futura tazza del cesso Ideal Standard modello "Linda" che per motivi di misure sarò costretto a comprare alla modica cifra di 396 euri! Chissà come si caga su una tazza da 396 euri…

  6. carissimo, mi associo, e come potrei fare altrimenti, al tono generale dei commenti: i fessi sono il pascolo dei furbi.

  7. mi associo: se una frocia modaiola e’ tanto decerebrata da esser pronta a spendere 125 euro per un cappellino che ne vale al massimo 3 solo perche’ c’e’ la griffe di turno, allora fanno benissimo a chiedergli 125 euro, anzi no fanno male: gliene devono chiedere almeno 250. D&G hanno costruito un impero sulla mancanza di cervello altrui.

  8. Santo Dior che sei nei cieli, salvaci tu ! La "griffe" (che brutto termine) se c’è, per lo meno deve essere nascosta, e non spiattellata su un qualsiasi accessorio di dubbio gusto.

  9. Certo che se vai da Simon’s a Reggio Emilia te la cerchi… Una cosa oscena: ai tempi della lira, una mia amica che ha un negozio di abbigliamento da signore ricche (missoni e compagnia bella) mi disse che aveva un ricarico del 400% sui prezzi. Se adesso fa lo stesso, pensa un po’.
    Un przzo incredibile? Non ho foto, ma una borsa bauletto semplicissima, liscia liscia di Prada, costa 980 euro. Ti pare?

  10. e poi ci si stupisce che la gente compra le robe taroccate dai cinesi o dai senegalesi. invece di gridare ai dazi e alle barriere doganali che inizino a darsi una regolata alla propria avidità.

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