La scema sono io! (nero su bianco)

Finalmente, dopo anni di dubbi, posso affermare con sicurezza di aver capito chi sono: una povera scema.


E’ stata un’emozione grande quella di sentire l’ufficio stampa dichiarami vincitore,  e ricevere quindi l’ambito primo premio ad una delle più importanti manifestazioni letterarie del quartiere di Porta Romana.


I concorrenti erano tutti bravi e con storie davvero divertenti.
Così, tra sniffate di mutande, sorelle infilzate, morti nel pattume, infuocati coming out, cacca nelle braghe, eiaculazioni precocissime, clacsonate selvagge, furti di cassette e di baci, vespe, coliti spagnole, calchi di genitali e caffè neri e bollenti, si è arrivati ad un’emozionante finale con tanto di spareggio.
Insomma, la “SCEMA COL BOTTO 2005”  sono io!

Un GRAZIE speciale anche alle “gradite sorprese” ed agli erotici infiltrati.

E se qualcuno volesse sapere cosa ho scritto per meritarmi questo titolo, ecco il mio testo:

Eva ballava sul fuoco
(ovvero, la triste storia di un dark di periferia)

Armani, Gucci, D&G, Richmond, Cavalli, Prada, Westwood, ma anche Benetton, Sisley, Nike, Adidas… L’esercito delle case di moda è diventato enorme. Sono tanti, tantissimi i nomi di quelli che decidono come si vestirà il “ragazzo giusto”.
 Negli ultimi anni infatti, un giovane od una giovane, che vogliono imitare l’idolo di turno, hanno a disposizione centinaia di negozi dedicati, tutti pronti ad aiutarli a scegliere il miglior vestito consono al gruppo di frequentazione, ed anche alla disponibilità economica.
Ma non è sempre stato così.
Seguire le mode agli inizi degli anni 80, abitando in una piccola città, non era cosa facile e chi ha più di 30 anni sa di cosa sto parlando.
Molto spesso i cantanti seguivano un loro gusto estetico oppure utilizzavano vestiti difficilmente reperibili.
Nel 1984 io avevo quasi 16 anni ed avevo da poco iniziato a frequentare una compagnia che veniva catalogata con l’etichetta “i dark”.
Tra i tanti gruppi e cantanti che mi facevano (ed a volte fanno ancora) sognare, c’erano anche i Litfiba, guidati da un carismatico Piero Pelù.
 Ricordo un bellissimo concerto in un famoso locale che all’epoca ospitava molti artisti e mentre Piero Pelù si muoveva sinuoso ed ammiccante sul palco, i suoi lunghi capelli neri sembravano vivi, quasi come fosse una moderna medusa che ipnotizzava il mio sguardo.
Ed è stato proprio in quel momento che io presi la mia decisione: mi sarei vestito come lui!
Una volta a casa iniziai a fare la lista del materiale occorrente.
Per la camicetta bianca non c’erano problemi, le collane le avevo già trovate al mercatino, le scarpe a punta le avevo comprate usate da un amico, originali londinesi, o almeno per tali me le aveva vendute. Avevo anche la giacchetta corta che, in realtà, era una vecchia giacca da smoking riadattata e riconfezionata da mia nonna dopo estenuanti suppliche.
I guai sono cominciati con la parte sotto, ovvero, quegli enormi pantaloni neri con una larghissima zampa, sorretti da un imponente cinturone elastico in vita, perché io, sciocco campagnolo, ero convinto che Piero Pelù indossasse una larghissima gonna, e quindi, proprio la larghissima gonna divenne l’ultimo elemento che mi avrebbe permesso di completare la mia trasformazione.
Non sapevo dove cercare, ed i soldi a disposizione non erano tanti. 
Avevo anche provato ad accennare la cosa a mia mamma, speravo in un aiuto sartoriale. Credo sia stato il “no!” più deciso che mia madre abbia mai pronunciato. 
Poi, in uno dei miei cazzeggi pomeridiani, in una via del centro storico vidi quello che da tanto stavo cercando.
 Una strepitosa gonna nera, lunga, tutta piena di balze mi stava salutando dalla vetrina.
 Iniziai subito a studiare l’articolo.
 Sembrava abbastanza lunga, abbastanza larga e, soprattutto, abbastanza economica. In pochi secondi la decisione era presa.

Ora, non so quale vena di incoscienza mi spinse ad entrare, fatto sta che, pochi secondi dopo, con il mio camicione di raso, gli occhi bistrati di nero, tutto pieno di collane, anelli, orecchini, crocifissi e rosari che nemmeno la Madonna dell’arco è così fornita, mi ritrovai di fronte ad una imbarazzata commessa che non capiva cosa stessi cercando nel suo elegante negozio, ed io, prima di rendermi conto di quello che stavo facendo, pronunciai la frase che avrebbe per anni alimentato la mia vergogna: 
“Buongiorno, vorrei provare la gonna nera in vetrina”.

La commessa era senza parole, e a dire il vero anche io non sapevo più cosa fare. Un’improvvisa vampata di calore iniziò a bruciare tutto il mio corpo, la sudorazione aumentava ed io restavo imbambolato a fissare una povera ragazza che credeva di essere finita in una candid camera.
 Cercando di trattenere un’improvviso attacco di ilarità, la commessa diede fondo al suo autocontrollo chiedendomi “quella nera?”.
 Avrei voluto spiegarle che non volevo vestirmi da donna, e che anche quel maschione di Piero Pelù la portava, ma nessuna parola con più di due lettere riusciva ad uscire dalla mia bocca, quindi mi limitai ad un sommesso “”.
Lei non mi chiese nemmeno la taglia, il filo che sorreggeva tutta la situazione era troppo sottile, qualsiasi parola di troppo avrebbe potuto spezzarlo.
 Si limitò a prendere un fagotto di stoffa nero, ad accompagnarmi alla cabina di prova, ed in religioso silenzio mi fece entrare.
 Chiusi la tenda ed iniziai a sperare di disintegrarmi. 
Avrei voluto dissolvermi nell’aria e sparire, la commessa avrebbe riaperto la tenda e non trovandomi avrebbe pensato di aver mangiato troppo pesante. Forse avrebbe anche smesso di bere alcolici. 
Ma purtroppo era tutto vero, io ero in quel cazzo di cabina e lei era fuori che mi aspettava.

Visto che all’interno non c’erano né botole e nemmeno finestre, decisi di andare fino in fondo, avrei provato la gonna. 
Ma quando aprii il fagotto che avevo in mano, un inizio di paralisi invase il mio corpo. Quella cretina incompetente mi aveva dato la gonna del manichino a fianco, una terrificante gonna nera aderente lunga fino al ginocchio.
Visto che la morte non sopraggiungeva, iniziai a prendere in esame il da farsi.
 Le mie forze erano finite e la mia mente iniziava a vacillare, mi restavano gli ultimi minuti prima di cadere in uno stato di non ritorno.
 Sentivo un vociare frenetico provenire dall’esterno, un gruppo di signore era entrato in negozio, uscire e chiedere di provare quella giusta era fuori discussione.
 Decisi quindi di giocare l’arma della rapidità.
 Sarei uscito a testa alta senza guardare in faccia nessuno, avrei appoggiato la gonna sul bancone, e avrei varcato la via della libertà a pochi metri da me.
 Nessuno si sarebbe accorto di niente.
 Quando spalancai la tenda però, trovai la commessa che mi aspettava, era tutta rossa e stava cercando di sembrare seria, proprio come le signore al suo fianco.
 Mi guardavano avide cercando di memorizzare più particolari possibili, avrebbero avuto da raccontare per giorni e giorni. Mi ero appena trasformato in una barzelletta.
Il simpatico gioco alle belle statuine fu spezzato da una breve frase, poche parole che mi colpirono come un treno in corsa “Allora? Va bene di taglia?”.
 Risposi di sì. Non so come e perché, ma risposi di sì. 
Quello che successe dopo di preciso non lo so, il mio corpo entrò in una sorta di limbo.
 Madido di sudore pagai quel cazzo di gonna, presi la borsa ed imboccai la via d’uscita.
 Appena fuori iniziai a respirare di nuovo. 
Le grosse risate che, pochi secondi dopo, esplosero incontrollate dall’interno del negozio, sortirono l’effetto della caffeina. 
Una volta arrivato a casa diedi la gonna a mia mamma dicendo che era un regalo per lei.
 Quella povera donna non ha mai avuto il coraggio di dirmi che non le piaceva, ed una sera la mise pure per uscire a cena.

Entrò anche in camera mia e tutta squillante mi chiese “come mi sta?”.
 Fortunatamente scambiò la mia improvvisa paresi facciale con uno sguardo di approvazione.
“Sei bellissima”, dissi con un filo di voce. 
Lei mi diede un bacio sulla fronte, mi regalò un bellissimo sorriso, ed uscì.
Eva ballava sul fuoco
Profumo di sesso attorno a se`
Eva ballava sul fuoco
La notte in cui nacque l’odio
Rubava i loro cuori
Tzigani

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20 thoughts on “La scema sono io! (nero su bianco)”

  1. non ne sapevo nulla ma Guiodo mi ha telefonato e mi ha detto di farti gli AUGURI!!! visto che sono in ritardo mi permetto di anticiparli per il prox prix :)))

  2. …fantastico… sono tornato un bel po’ indietro. Ricordo anch’io un concerto dei Litfiba con Pelu’ con le "gonne da samurai". Certo che tu il premio te lo meriti proprio pero’… : - )

  3. Scema col Botto sì, ma non povera! Infatti adesso hai un meraviglioso ed esclusivo capetto estivo dell’atelier Principino. Complimenti vivissimi, e mi raccomando di tenere alto il vessillo!

  4. RI-grazie a tutti 🙂 io mi sono molto divertito. @Divina:mo cosa mi dici mai, è stato un bocca a bocca discreto e casto : - ) @Endimione: era Brad Pitt, incontrato casualmente in discoteca ; - )

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