Your marvelicious fuffa since 2003
Archive for January, 2006
Better bald then blond
Jan 31st

Non potevo trattenermi!
Ragazzi, questa è, in assoluto, la migliore barzelletta sulle bionde!
Eutanasia di un appartamento
Jan 30th

Dieci anni sono tanti, un quarto della mia vita.
E dieci anni è il periodo che io ho vissuto nella casa in zona stazione.
“Buongiorno, sono un tecnico enel…” questo l’inizio della telefonata dove, un ragazzo leggermente balbuziente, mi informava che, per un qualche strano motivo, non riuscivano a togliere la corrente al mio vecchio appartamento “il computer non riesce a collegarsi all’apparecchio, dovremmo venire a fare il lavoro manualmente”.
La mia vecchia casa non voleva morire, non lasciava che uno stupido tecnico la spegnesse, avrei dovuto farlo io.
Sono entrato quindi, per l’ultima volta, in quell’enorme casa vuota.
Di quello che c’era prima non è rimasto nulla, solo i fantasmi dei quadri sui muri.
Ho indugiato un attimo in ogni stanza, sembrava tutto così diverso.
Mi sono diretto verso l’ultima camera, e camminando i miei passi rimbombavano per tutti i centoquaranta metri quadri.
Il suono mi sembrava assordante, facevo fatica a sopportarlo.
Dalla centralina, in fondo alla stanza buia, una luce rossa sembrava fissarmi, mi implorava di non abbassare quella piccola leva nera.
Ed è stato come se, quella piccola luce, iniziasse ad elencarmi tutto quello che la casa aveva fatto per me.
Mi ha urlato i nomi di tutti quelli che sono stati tra quelle mura, riportando alla mia mente ogni singola emozione.
Tutte le persone che ho amato, quelle che mi hanno amato, le bugie, i compromessi, le notti di sesso, le urla, le risate, le sorprese, le lacrime, i baci, le coccole nel letto, le cene, la rabbia, l’odio, la luce dai cristalli, i muri arancioni, le mie lucine, il sangue, il sudore… click!
Con un rapido gesto ho staccato la corrente, la luce rossa si è spenta, e la voce che stava gridando ha improvvisamente taciuto.
Prima di uscire, ho dato un bacio a tutte le porte e poi, con un giro di chiave, ho chiuso una serratura che non aprirò mai più.
La tribù del Bobongo
Jan 29th
Ieri sera, sul canale 403 di Sky, c’era un interessante documentario sulla tribù del Bobongo.
Un ex marine americano, pieno di spirito di avventura, ha vissuto per un periodo nello sperduto villaggio, ne ha studiato le abitudini, ed ha fatto di tutto per cercare di essere uno di loro.
Il percorso non è stato facile, le condizioni di vita erano estreme.
Ma quello che ha colpito la mia attenzione, è stato un momento quasi alla fine del servizio.
Come gesto di accettazione, gli uomini della tribù hanno fatto seguire all’ex marine (di cui non ricordo il nome), il loro rituale di purificazione che, in breve, è una sorta di delirio indotto.
Gli hanno fatto mangiare in grossa quantità una strana radice, per loro pianta sacra che, in dosi massicce, porta ad avere allucinazioni.
Dopo essere stato imbottito di alcaloidi, è stato trascinato in un ballo sfrenato, strumenti a percussione suonavano ritmi ossessivi, gli uomini della tribù ballavano senza sosta intorno a lui, tra le mani agitavano mazzi di paglia infuocati che, bruciando nel buio, creavano affascinanti ed ipnotici giochi di luce.
Dopo alcune ore l’ex marine, oramai cotto come un’ossobuco, ha iniziato a rivivere episodi dimenticati del suo passato, a biascicare frasi sconnesse.
Alla fine ciondolava seduto a terra, ed i suoi occhi erano fissi nel nulla.
Non trovate anche voi che, tutto questo antico rituale, assomigli a quello che normalmente succede negli “after” del sabato notte?
Ricordo che, quando ero stato in questa serata, arrivati alle 11 della mattina, le facce dei partecipanti, tra alcool, musica e pasticche, non erano poi molto diverse.
Alla fine, il Bobongo siamo noi…
Unò, duè, unò, duè
Jan 28th
Credo sia arrivato il momento di riprovarci.
Anche se le altre volte sono state fallimentari, adesso devo mettermi serio!
Devo ignorare gli sguardi di compatimento, le risatine divertite, i disastrosi confronti, lo sconforto iniziale, l’asia di non avere l’abbigliamento adatto, devo vincere la mia proverbiale pigrizia, devo vincere la mia repulsione per quei posti e tutto quello che ci gira intorno.
Devo iscrivermi di nuovo in palestra.
Cazzo, per una volta nella vita vorrei poter andare al mare e, anziché un flaccido addome, mostrare un pancino tonico…
ps
Ma quei favolosi aggeggi elettronici, quelli con le ventosine da appiccicare sul corpo, qualcuno li ha provati?
Funzionano?
Sarebbero molto comodi, io potrei continuare a cazzeggiare al pc, e loro agirebbero al mio posto
A parlare di mare, mi è venuta un’improvvisa voglia di estate… vorrei fare una strepitosa vacanza come quella a Nizza nel 2002!
Basta con il pressapochismo!
Jan 26th

Care amiche, cari amici, ci sono casi in cui, con modi di fare grossolani ed inesperti, rischiamo di rovinare quello che potrebbe essere un momento di puro divertimento.
Ma da oggi non ci sono più scuse!
Il nostro speciale corso per corrispondenza, lo stesso che da anni viene sperimentato con successo nelle più importanti università di tutto il mondo, contiene tutto quello che ti può servire, per diventare il migliore.
E allora, cosa stai aspettando?
Ordinane subito uno!
Gogol Bordello
Jan 25th
Non pensavo di riuscire, in questo periodo, ad ascoltare qualcosa di diverso da Hung Up, ma a quanto pare, tutto è possibile
Per quanto mi riguarda, i Gogol Bordello sono una nuova e piacevolissima scoperta, ed il loro album “Gypsy Punks Underdog World Strike”, mi esalta.
Ammetto che mi ricordano molto i Pogues e, di conseguenza, tutto un periodo frizzante e spensierato della mia vita.
Mi piace come suonano, mi piace la loro carica, trovo il cantante medio scopabile e mi fanno venire voglia di ballare.
Cosa chiedere di più?
Quello che volevo però, oltre a consigliarvi caldamente questo disco, era segnalare una loro canzone presente nell’album “Santa Marinella”.
Al primo ascolto non riuscivo a credere alle mie orecchie.
Tra un delirio in una lingua a me sconosciuta, grida, chitarre coinvolgenti e sognante fisarmonica, in un crescendo di cassa dritta, questi burloni inseriscono tutta una serie di parole in italiano.
Si possono distintamente capire: cazzo, piazza navona, storia, americana, pellegrina, maniacale, droga, papa, madre, crescendo, paranoia, da uno, da due, paranormale, stronzo merdoso, porca puttana.
Ma nessuna di queste supera in potenza quello che, continuamente, il cantante grida nel microfono… un bestemmione che nemmeno io riuscirei a fare di meglio.
Non so cosa ne possa pensare la cattocensura, ma per quanto mi riguarda, li adoro!
E se proprio non riuscite ad immaginare quale sia la bestemmia che, il simpatico Eugene Hutz, grida nel microfono, vi aiuterò con un facile rebus, cliccate qui.
UPDATE
Visto che non ho un cazzo da fare, ecco pronto un altro rebus, con la stessa soluzione, ma più preciso… e lo trovate qui.
Lip sync ed altre catastrofi
Jan 23rd
Aver frequentato un corso di recitazione per corrispondenza, ha finalmente dato i suoi frutti.
Grazie a quegli studi infatti, sono riuscito a sostenere il ruolo che, qualsiasi attore, sogna nella la sua carriera.
Amici, amiche, ed anche voi, sono veramente orgoglioso di mettere questo link.
Se invece sei mia madre, ecco, che ne dici di andare a cercare su google qualcosa sul ricamo?
E dopo questo, riuscirò; a mantenere ancora un minimo di credibilità?
…ammesso che ne avessi ancora, ovvio. :-p
Tanzt alle mit mir, hebt die Hände!
Jan 23rd

Phatti in haria le manen…

e phoi fhalle fibrar…

ze fhai gome Zimonen, non ti puoi certo spagliar…
pa-rappa-pà!





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