Ieri sera, sul canale 403 di Sky, c’era un interessante documentario sulla tribù del Bobongo.

Un ex marine americano, pieno di spirito di avventura, ha vissuto per un periodo nello sperduto villaggio, ne ha studiato le abitudini, ed ha fatto di tutto per cercare di essere uno di loro.

Il percorso non è stato facile, le condizioni di vita erano estreme.

Ma quello che ha colpito la mia attenzione, è stato un momento quasi alla fine del servizio.

Come gesto di accettazione, gli uomini della tribù hanno fatto seguire all’ex marine (di cui non ricordo il nome), il loro rituale di purificazione che, in breve, è una sorta di delirio indotto.

Gli hanno fatto mangiare in grossa quantità una strana radice, per loro pianta sacra che, in dosi massicce, porta ad avere allucinazioni.

Dopo essere stato imbottito di alcaloidi, è stato trascinato in un ballo sfrenato, strumenti a percussione suonavano ritmi ossessivi, gli uomini della tribù ballavano senza sosta intorno a lui, tra le mani agitavano mazzi di paglia infuocati che, bruciando nel buio, creavano affascinanti ed ipnotici giochi di luce.

Dopo alcune ore l’ex marine, oramai cotto come un’ossobuco, ha iniziato a rivivere episodi dimenticati del suo passato, a biascicare frasi sconnesse.

Alla fine ciondolava seduto a terra, ed i suoi occhi erano fissi nel nulla.

Non trovate anche voi che, tutto questo antico rituale, assomigli a quello che normalmente succede negli “after” del sabato notte?

Ricordo che, quando ero stato in questa serata, arrivati alle 11 della mattina, le facce dei partecipanti, tra alcool, musica e pasticche, non erano poi molto diverse.

Alla fine, il Bobongo siamo noi…