Ma si via, parliamo ancora di danza…

Prima di scrivere qualsiasi cosa, e giusto per chiarire bene la questione, ci tengo a fare alcune piccole precisazioni:

1 – Io non sono un critico di danza.
2 – Il valore delle mie “recensioni” è prossimo allo zero.
3 – Nessuno mi paga per le cazzate che scrivo.
4 – Ma soprattutto, non lo faccio su commissione di nessuno.
Chiaro? Molto bene.

L’altra sera, come già scritto prima, sono andato a teatro per vedere il nuovo lavoro di aterballetto.
Molto spesso, quando vado a vedere spettacoli di danza, cerco di non leggere niente del programma, entro e guardo lo spettacolo sapendo poco più del titolo.
Faccio così perché, in questa maniera, quello che io percepisco è una trasposizione emozionale assolutamente personale.
Ed è quello che ho fatto anche questa volta.

Le mie “sensazioni” sono state più o meno queste:

Carbo-Hydrat Protein, A-B-C-D Vitamin
Il primo pezzo era Chant Pastoral di Adrien Boissonet.
(interpreti: Dario Dinuzzi, Lisa Martini, Khiako Narisawa)

Tre ballerini, due donne ed un uomo, una in blu, una in verde e l’uomo in pantaloni ascellari rossi.
Focalizzavo i danzatori come aria, acqua e fuoco.
In morbidi movimenti, il vento stuzzicava il fuoco, lo attizzava e lo faceva muovere, mentre l’acqua lo spegneva.
I tre elementi si rincorrevano, si mescolavano, si annientavano e si rigeneravano.
I passi erano belli ed armonici, ma la musica, alternata da una voce recitante in francese (voce che ho scoperto in seguito essere dell’immensa Catherine Deneuve), sembrava seguire una strada divergente alla danza.
Forse, la chiave per apprezzarlo in pieno era guardare ma non ascoltare, oppure mettere un paio di cuffie con quello che più aggradava.
Potrebbe anche essere una buona idea per uno spettacolo: ad ogni sedia c’è una cuffia, ognuna con musica diversa, tutti vedono lo stesso balletto ma con un diverso accompagnamento musicale… quasi quasi lo propongo.

La musica adatta per il mio commento è questa:

I Am The One Who Will Dance On The Floor In The Round
Il secondo pezzo era Saminas di Valerio Longo.
(interprete: Roberto Zamorano)

Uno Zamorano che, a torso nudo ed in pantaloni bianchi, riempiva in maniera egregia la scena.
Percorsi luminosi segnavano un cammino sul palco, il ballerino li seguiva e, quasi come fosse travolto dai ritmi frenetici della vita (che con inaspettata violenza segnano ognuno di noi), passava da momenti quasi da elettrochoc, ad ammiccamenti languidi.
A tratti però, ed escludendo le variazioni a terra (che mi sono piaciute moltissimo), la coreografia era pericolosamente simile a Yuppi Du vs Billie Jean.

La musica adatta per il mio commento è questa:

Gnè! Gnè! Gnè!
Il terzo pezzo era Après midi d’Enfants di Mauro Bigonzetti.
(interpreti: Adrien Boissonet, Stefania Figliossi)

Anche se molti dei commenti sentiti all’uscita non sono stati dei più entusiasmanti, devo dire che a me il pezzo è piaciuto, e molto.
Quello che Mauro voleva esprimere è quello che alla fine ho percepito (non che fosse una cosa velata eh?), ovvero un gioco infantile.
I ballerini sono stati bravissimi, e Stefania è così precisa che ci puoi regolare l’orologio.
Mi ha trasmesso buon umore.
Sembrava come quando, tra il profumo dell’erba a primavera, l’innocente curiosità dei bambini, vergini di malizia, gioca al limite della trasgressione.

La musica adatta per il mio commento è questa:


P A U S A
(ma forse sarebbe stato meglio andare a casa)

Auabba baluba, balam bem bum!
L’ultimo pezzo era Absolutely Free di Mauro Bigonzetti.
(interpreti: tutti)

Sono rientrato in sala dove, a sipario chiuso e con ancora le luci accese, Dario Dinuzzi armato di chitarra ha iniziato a suonare Tutti Frutti, seduto sulle scale di fronte al palco.
Altri due ballerini, Vincenzo Capezzuto e Stefania Figliossi, fingendosi coraggiosi spettatori, lo hanno affiancato ed hanno iniziato a cantare.
Niente da dire, una partenza davvero inquietante… ed il peggio doveva ancora venire.
A pochi minuti dall’inizio un pensiero martellante non mi dava pace: mi sembrava che lo spirito di Franco Miseria si fosse impossessato di Bigonzetti.

Inutile aggiungere che il pezzo non mi è piaciuto.
Le musiche facevano a pugni l’una con l’altra, si passava da un pezzo anni 70, ad uno tutto “punz punz”; e tra una serie di Red Hot Chili Peppers (al terzo brano che ha usato, ho seriamente pensato che la Warner Bros gli abbia dato una qualche sovvenzione), c’è stato anche un pezzo che non ho capito cosa fosse, sembrava dal vivo, pieno di rutti o di simil rumori.
Ammetto che ci sono state delle parti molti divertenti, ed i ballerini hanno dimostrato un talento artistico decisamente alto, ma nell’insieme mi è sembrato mancare di un filo conduttore.
Così sconclusionato, più che Absolutely Free io l’avrei chiamato Absolutely Freak.
Tra le altre cose, non riuscivo a capire perché tutti i ballerini tenessero la mano come a mimare la cornetta del telefono, unico elemento comune alle tante parti… quasi quasi sarebbe da proporre come spot vodafone.

La musica adatta per il mio commento è questa:

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11 thoughts on “Ma si via, parliamo ancora di danza…”

  1. Ah però!
    questa passione non la conoscevo…
    ottima la segnalazione su kylie qui di sotto…
    assieme a madonna è una delle poche grandi star…

  2. Sul primo concordo pienamente con te. Inoltre la scelta della lingua francese ha reso poco fruibili i contenuti. Mi piace l’idea di un medesimo balletto con musiche differenti per ciascun riguardante.

    Zamorano è bravissimo. Mi è piaciuta anche la scelta di Vivaldi per la musica.

    Il terzo è piaciuto anche a me, anche se ho trovato la scelta di Beethoven inadatta. I due ballerini sono davvero molto bravi.

    Nell’ultimo si sentiva l’effetto Coca-cola ed il gioco di braccia era molto ‘Cuccarini’.

  3. di danza capisco una mazza, ma leggendoti (a fatica, lo ammetto) una cosa mi è più chiara…gran fatica!!!

    non sei un critico di danza, ma lo sembri…

    ge

  4. mai capito nulla di danza. ma penso sarebbe bello se i critici fossero chiari, onesti, e senza troppe seghe mentali nelle loro recensioni. questo tuo post è un esempio gradevole di come sia possibile. : - )

  5. sul tutto red hot chili peppers e le cornette stupidine ti dò pienamente ragione ma zamorano e quel nuovo talento posto all’estrema destra nell’ultimo stacco mi hanno regalato emozioni da contorci budella e mutandine bagnate!I particolari mettono sempre i difetti in secondo piano!!!! ti bacio

  6. @Grillofila: il fatto che i ballerini siano dei boni da paura, e quello che dici tu credo sia Francesco Mariottini, è un grosso aiuto per le coreografie traballanti come quella 😀

    @Misto: non ti preoccupare, sarò buono con loro 😀

  7. bravo larvottino… un pò ti invidio … non è facile (per me) apprezzare un balletto, mi viene molto più facile apprezzare i ballerini però… te ci vieni in aiuto … ed è un vero piacere : - )

  8. mi sono imbattuta per sbaglio in questa “recensione”…molto divertente, peccato che trasudi chiusura mentale!è evidente che non hai visto molto altro oltre a bigonzetti.Ti consiglio di leggere qualche libro di danza e di dare un’occhiatina alla post-modern dance (visto che mi sembri rimasto agli anni ’20)al nome di Lucia Latour.I gusti son gusti, però prima di criticare così distruttivamente, leggi, studia,guarda altro oltre alla misera produzione di danza italiana. Fatti un viaggio!

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