
Ieri pomeriggio al lavoro c’è stato un black out.
E’ durato poco, forse meno di un minuto; però a me è sembrato lunghissimo: una manciata di secondi in cui, quasi fossimo tutti automi, ci siamo fermati e siamo rimasti in silenzio.
Soltanto quando un rumore continuo cessa ci si rende conto di quanto sia fastidioso: i motori dei frigoriferi, il ronzio dei neon, il gracchiare delle casse ed il continuo bip bip, il climatizzatore, il girarrosto della macelleria, le ventole dei banchi.
Tac!
Tutto si è fermato ed io me ne stavo immobile, illuminato solo dall’azzurro della luce d’emergenza, a godere di questa improvvisa quiete e quasi mi sembrava di non provare nessun dolore.
Poi, così come se n’era andata, l’elettricità ha ricominciato a correre all’interno dei cavi e, mentre tutto ripartiva, si sentiva un rumore che sembrava il decollo di un’astronave.
E’ stato come risvegliarsi.
Di fronte a me una signora. Continuava a fissarmi. Io le ho sorriso ed ho ripreso a servirla, pensando che, in mezzo a tutto quel rumore, sembrava più lontana.