A natale siamo tutti più buoni, nelle città ci sono più luci e nei negozi i prezzi sono tutti più alti.
Ma chi se ne frega, avremo tempo a gennaio per piangere.
Intanto preoccupiamoci di riempire bene la pancia, ingozziamoci di panettoni, cerchiamo inutili pensierini da regalare agli amici, apriamo colorati pacchettini con dentro cose che, alla meglio, dimenticheremo in un cassetto, laviamoci la coscienza donando qualche spicciolo ai soliti bambini che da anni muoiono di fame, sfoggiamo mutande nuove, affolliamo centri commerciali pieni di colorate tentazioni, spintoniamoci in città piene di inquietanti babbi natale impiccati e perdiamoci nel più classico tra i leit-motiv di fine dicembre “cosa farai per l’ultimo?”.
Io, molto probabilmente, quello che faccio anche tutto il resto dell’anno.
L’atmosfera natalizia è peggio dello smog, ti entra dentro e quasi non ti fa respirare, e c’è talmente tanta confusione che quasi non si riesce nemmeno a capire cosa si festeggia… ah sì, la favoletta del comunista extracomunitario figlio di madre vergine, nato in una grotta riscaldata biologicamente ed illuminata da una cometa (molto new age), capace di camminare sulle acque, di moltiplicare i pani, i pesci e di trasformare l’acqua in vino, ridare la vista ai non vedenti, guarire i lebbrosi, far risorgere i morti e, soprattutto, far campare nel lusso sfrenato uomini in gonna per più di 2000 anni, questo si che è un vero miracolo.
Voglio però anche io, come tanti in questi giorni, concludere mandando a tutti quanti i miei soliti auguri del cazzo.
Li trovate qui.
Sinceramente, Buone Feste.