Una storia vera

(Il sogno era premonitore… meglio se restavo a casa)

Un pomeriggio al banco tradizionale di un supermercato.

Salumiere: Ventuno!
Cliente: Sono io.
S: Buonasera, come posso aiutarla?
C: Voglio della bresaola.
S: Quanta gliene taglio?
C: Beh, questo se permette sono fatti miei, lei inizi a tagliarla che a dire basta ci penso io.

Ora, vi assicuro che la lingua non mi manca, nemici ed amanti possono confermarlo, ma in questo caso non sono riuscito a controbattere niente.
Continuo a pensare che sia arrivato il momento di cambiare lavoro.

Ah, dimenticavo, alla fine ne ha preso circa 150 grammi.
Così, giusto per curiosità.

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35 thoughts on “Una storia vera”

  1. 🙂 il problema è: cosa cazzo vado fare? Uff, ma possibile che io non abbia nemmano un parente ricco e senza eredi da una qualche parte nel mondo? 😀

  2. ..spero che tu abbia fatto quello che ogni professionista serio fa in certi casi : sputazzata liberatoria sulla distesa ordinata di bresaola… giusto per garantire la giusta morbidezza delle fette…
    uno di questi giorno passo a prendere qualcosa al tuo banco.ti provoco e guardo se ti comporti va “vero” professionista….
    ; )
    andrea

  3. Io avrei allargato “leggermente” la lama dell’affettatrice… avrei cominciato ad affettare… diciamo che avrei fatto in modo che il tipo spendesse circa 30 euro di bresaola…

  4. In Francia è più facile, domandi quante fette vuoi (pare che sia incomprensibile per loro il fatto che noi invece domandiamo il peso). Mi suona strano: che mi dà 23 fette di salame? (il 23 col salame ci sta bene).

    PS il parente deve anche essere più di là che di qua, se no non funziona lo stesso. Comunque ho fatto delle ricerche anche per me, niente da fare, tutti parenti morti de fame. Uffa.

  5. ma noi commentatori del tuo blog ci chiamiamo tutti Andrea? :O
    si vede che è il nome frocio per eccellenza 😀

    comunque concordo con l’omonimo…sputare, sempre sputare!

  6. Beh si… il salame intero piace anche a me… però deve essere ben stagionato per garantire la giusta compattezza, durezza e il giusto turgore. Il salame morbidino non mi è mai piaciuto

  7. Be’ tutto sommato è stato gentile… Ha detto “se permette”… ti ha dato del lei… e comunque:

    OSTERIA NUMERO SETTE (PARAPONZIPONZIPO’)
    IL SALAME PIACE A FETTE (PARAPONZIPONZIPO’)…
    MA A QUALCUNO, CASO STRANO,
    IL SALAME PIACE SANO…

    PS VORREI FARE UNA MOZIONE PER TOGLIERE IL CAMPO
    “Mail (hidden) (required)” 🙂

  8. Alla faccia del cliente rintronato…
    Lascia stare e fai come diceva Dante:
    “Non ti curar di lor, ma guarda e passa”
    e appena hai svoltato l’angolo abbattilo con una megamortadellata fra capo e collo!

  9. uhm, qunate menate caro amico, ormai sono nove, ehm, no, quasi 12 anni che sento le stesse cose. e ci sono un sacco di cose che potresti fare: immitatore della raffa, il musicista, e perche no, anche la marchetta sulla via emilia 😀

  10. a cuneo non ti vendono nulla a fette ^^;
    comunque potresti sempre fare la ballerina di fila al Lidò
    auguri e figli maschi
    cerea neh
    …ok taccio

  11. fossi stato il cliente avrei rifiutato il lavoro, adducendo scuse del tipo: “l’ha tagliato troppo sottile… l’ha toccato con le mani e mi fa schifo…”, così, tanto da provocarti ulteriormente.

    E quando tu avresti risposto: “ma cazzo sta dicendo?”

    Avrei detto: “questi sono fatti miei”

  12. Vabè ve la siete cercata, con la storia del salame: non ti è mai capitato di dire a una cliente “Glie lo affetto?”, e di sentirti rispondere “Ma mi ha preso per una gettoniera?!”

    ….perdono, dovevo dirla 😛

  13. Secondo me la questione è che la mancanza di rispetto è sempre più di moda tra la gente, non ci fa caso più nessuno, salvo poi ad aumentare lo stress generale
    baronessa

  14. NO! Non può essere vero! Nessuno può essersi permesso di dire una cosa del genere!

    NO! Non può essere vero! Lo sapevo che lavoravi al supermercato ma che lavorassi al banco salumi…cioè ti prego. Mandami una mail e dimmi in che supermercato lavori. Cioè io già ti vedo capito…con quello sguardo ad affettarmi i salumi. Con il camice bianco…lo sai che io sono pazzo di te no!?

  15. Qui (nella “mia” isoletta vicino Venezia) il 27 lo chiamiamo “il giocattolo della notte”. Credo il riferimento sia molto chiaro a tutti!
    Larvotto pensati ad una bella rispostina da dare la prossima volta che lo vedi, il cafone, non farti trovare impreparato. La maleducazione va combattuta, eccheccazzo!

    PS: mi piace molto il nuovo look del blog!

    ciaociao

  16. ragazzi, non vorrei che tra 23, 27 e via dicendo foste davvero fuori
    strada.. il 23 nella tombola romana equivale a “BUCIODECULO”!
    Inteso come “fortuna”, chiaramente.. da cui la rima

    “23, 23! bucio de culo aiutame te!”

    troppo colorito? 🙂

  17. @gattopesce (risposta alla comunicazione di servizio): non proprio venessian, vecio, ma da un’isola ancora pì bela. Te dirò che avemo anche noaltri un leon, ma i lo ciame gato, povereto! 😉

  18. Ma certo, caro larvotto, sono qui per soddisfarti! La tua curiosità intendo ;-9 Io vivo a Chioggia (prova a cercare su googlemaps) l’isola più a sud della laguna veneziana. Tra Chioggia e Venezia c’è sempre stata una sorta di rivalità, ma solo perché noi siamo migliori, eh eh eh! Naturalmente sto scherzando, anche perché a me i veneziani piacciono proprio tanto 🙂

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