Stamattina mi sono stranamente svegliato presto.
Casa mia è come la scena di un delitto, ed io, da bravo investigatore, mi guardo intorno per scoprire tutte le tracce di quello che è successo ieri.
I vestiti stesi sulle sedie ad asciugare dopo i gavettoni, la scatola dell’antiacido che ho preso prima di mettermi a letto, le scarpe buttate una lontana dall’altra, inequivocabile segno, insieme all’antiacido, che ho bevuto troppo e, per ultimo, il promemoria dell’appuntamento di ieri pomeriggio.
E’ stato un intenso giovedì, sono successe così tante cose.
Dalle 15 alle 16.10 ho parlato, chiesto, risposto, ed ancora non riesco a capire quanto lo spostamento di negozio inciderà sulla mia vita, ma credo tanto.
La nuova struttura sarà molto più grande, le mie responsabilità saranno molto più grandi, ma in compenso la mia busta paga resterà uguale.
E’ bello sapere che certe cose non cambiano mai.
Tutte quelle parole sul fatto che “abbiamo fiducia in te” mi hanno riempito la testa e adesso, a mente fredda, un poco ho paura, il negozio è così imponente ed io mi sento piccolo piccolo.
Non ho mai avuto l’istinto del “capetto” e l’idea di dover gestire una ventina di persone mi agita parecchio.
Ieri sera poi, giusto per creare un quadro completo di quello che sto per lasciare, c’è stata la cena di negozio, ed io ne sono uscito distrutto.
Abbiamo bevuto tanto, abbiamo mangiato chili di grigliata di pesce, ci siamo vuotati addosso litri di acqua ed abbiamo riso come bambini.
Guardavo le ragazze intonare cori alpini e trangugiare vino come fosse acqua, guardavo alcuni colleghi fare i galletti in perizoma per esaltare il fisico da culturista, altri a torso nudo, le carampane serissime con lo scialle e poi tutti a tavola con l’asciugamano sulle spalle ed i vestiti stesi vicino alle braci, mentre noi mangiavamo quegli enormi gamberoni con le mani.
Guardavo questo gruppo e pensavo che ci sto bene.
Avrei voluto prenderne alcuni e portarmeli a casa.
Li avrei messi nel letto, come fanno i bambini con i pupazzi, e poi mi sarei sdraiato nel mezzo e mi sarei addormentato abbracciandoli.
Stamattina piove, l’aria è fresca ed a me sembra che l’estate sia finita.
Uno di quei giorni in cui ti accorgi che la maglietta non basta più e a te pare strano perché, solo poche ore prima, eri sicuro che il caldo non sarebbe finito mai.
