Sto ascoltando il nuovo album dei Depeche Mode “Sounds Of The Universe” e, mano a mano che il disco va avanti, la mia mente inizia a staccarsi, come a volersi allontanare da quei suoni e so già che nel giro di poco, pochissimo tempo non lo ascolterò più.
Insomma, un disco inutile.
Se le idee musicali si sono esaurite, perché continuare a sfornare puttanate?
Non sarebbe meglio dedicarsi ad altre cose?
Andrew Fletcher, ad esempio, lo vedrei bene in una qualche televendita di materassi, oppure ad impanare i bastoncini alla findus; Martin Lee Gore sarebbe favoloso come coiffeur per cani, oppure come vetrinista nel negozio “Xon Qua – moda cina”, mentre David Gahan lo vedrei bene come benzinaio all’autogrill Pioppa Ovest a Bologna.
Insomma, qualsiasi cosa ma basta orrori musicali tipo “Peace” (che io richiamerei Piss), un pezzo che inizia come See You per poi trasformarsi in Boys Say Go rallentata, ma con un impatto finale infinitamente peggiore di A Photograph of You.
Nà schifezza con dei bei suoni, ecco cos’è.
Quello che manca agli odierni Depeche Mode sono le belle canzoni. Punto.
Ne parlavo stasera con un amico e come paragone abbiamo usato questo: se ad una strafiga metti un bellissimo vestito, il risultato è favoloso; però la strafiga è strafiga anche senza vestito.
Se ad una cessa a pedali metti un bel vestito, resta una cessa a pedali.
La strafiga erano le canzoni scritte da Martin Gore, mentre i bei vestiti erano gli arrangiamenti di quel gran figo di Alan Wilder (Ma guardatelo, ed ascoltate i suoni in questo video. Lode! Gloria! Gaudio!) Alan Wilder un uomo al quale, ci tengo a ricordarlo, ho anche dedicato un sacco di pugnette in passato
Come sono lontani i tempi di Violator.
