Ma dove vai pazzarella in bicicletta?

bicicletta

Oggi, dopo la bellezza di quattro anni, ho rimesso il mio culo sulla bicicletta.
Il fatto è che sotto casa ho un’appetitosa pista ciclabile e, casualità, a mio padre hanno regalato una Mountain Bike che lui non usa.
Come resistere?
Ieri l’ho portata a casa ed oggi, tutto giulivo, sono balzato sulla sella e mi sono sparato un lungo giro per la città.
Ancora non sapevo che, quella che immaginavo come una giornata rilassante, si sarebbe presto trasformata in tragedia.

Quello che a prima vista mi era sembrato un “comodo e morbido sellino”, dopo le prime pedalate si è rivelato essere in realtà un efferato strumento di tortura.
La sensazione era quella di essere seduto su di una sega circolare accesa che, metro dopo metro, continuava inesorabile ad affondare nel mio perineo.
In pochi minuti il mio sguardo da “sorriso stile Vispa Teresa”, si è trasformato in un agghiacciante ghigno, una cosa così spaventosa che, una una povera coppia di anziani incrociata sulla ciclabile, si è bloccata terrorizzata e, mentre la signora ha estratto un crocifisso dalla borsetta per usarlo come scudo, il marito mi ha buttato a terra ed ha cercato di piantare un palo acuminato nel mio cuore.
Fortunatamente per me il vegliardo è scivolato sull’abbondante schiuma che usciva dalla mia bocca e questo mi ha dato il tempo di fuggire.
Ansimando come un cocker e con la mascella completamente fuori controllo, sono finalmente arrivato in città, dove, con mio grande orrore, sono stato accolto dai ciottoli del centro storico, e così alla sega circolare si è aggiunto anche un martello pneumatico.

Sono sceso dalla bici con le gambe che mi tremavano e la prostata che mi usciva dalle orecchie e, bisognoso di ristoro, sono entrato in un bar dove, fingendo nonchalance, ho sorriso a denti strettissimi ed ho ordinato una pasta ed un caffè.
Peccato che quello che è uscito dalla mia bocca è stato “pothrehhi avehhhree huuun kaffehhhh hhheed huuuna pashhhhtahhhhh”.
Dopo aver riacquistato un aspetto quasi umano e per nulla intenzionato a cedere, ho ripreso il mio giro per la città.

Dopo un rapido saluto ad amici ballerini, sono rimontato in sella alla mia bicicletta e, cercando di ignorare il dolore lancinante, ho affrontato altri chilometri per arrivare fino ad un centro commerciale fuori città.

Il mio obiettivo era l’acquisto di un auricolare bluetooth.
Come mi succede sempre in queste situazioni, il ritrovarmi circondato da macchine tecnologiche, lucine e suoni ossessivi, mi fa cadere in una sorta di ipnosi e mi ritrovo fuori controllo costretto da forze oscure ad acquistare cose inutili.
Alla fine, oltre all’auricolare, nella grossa borsa ho messo anche una spina salvaspazio ed un meraviglioso paio di casse per il mio computer, proprio quelle che volevo da tanto e che oggi non ho potuto fare a meno di comprare, un paio di meravigliose casse della Bose in granito ed uranio impoverito.

All’uscita del centro commerciale il mio sorriso è stato smorzato dalla dura realtà. Ad aspettarmi nel parcheggio non c’era la mia macchina con i suoi comodi sedili, ma la spaventosa mountain bike rosa con la sua sella in acciaio arroventata dal sole.
Per un lungo minuto ho pensato di lasciarla legata al portabiciclette e di chiamare un taxi per tornare a casa.
Poi ho fatto spallucce e mi sono detto “eddai Massimo, che sarà mai?”. Ovviamente il che sarà mai mi è stato più chiaro qualche chilometro dopo.
La distanza dal centro commerciale a casa mia è circa di 9 km e credo siano stai i più lunghi della mia vita.

Lo stretto manubrio mi impediva di agganciare l’enorme borsa con in blocco di granito che, implacabile, continuava ad incastrarsi nei raggi della bicicletta, regalando al mio già triste percorso, anche l’effetto “stecchino con elastico”, ovvero, una sorta di rumorosa pernacchia che accompagnava il mio viaggio.
L’unica possibilità è stata quella di guidare solo con la sinistra e portare la borsa con la destra tenendola lontano dalla ruota.
A metà strada mi sono ritrovato a maledire il momento in cui ho deciso di comprare quelle casse, con il braccio destro atrofizzato ed il culo che gridava vendetta ad ogni minima buca. Il dolore diventava sempre più insopportabile e, qualsiasi posizione io cercassi di far assumere alle mie chiappe si rivelava fallimentare.
Ad un certo punto ho anche pensato di mettere il sellino in verticale per poi infilarmelo su per il culo. Sicuramente avrei sofferto meno.

All’arrivo il mio palazzo mi è sembrato bellissimo. Con le ultime forze ho chiuso la bicicletta in cantina e, camminando a gambe larghe, sono entrato in casa, ho appoggiato a terra la borsa piena di granito ed ho regalato al mio povero culo un rinfrescante bidè ghiacciato.

Direi che come prima volta 20 km sono più che sufficienti e, tutto sommato, mal di culo a parte, devo dire che la giornata mi piaciuta.
Appena mi saranno passati i lividi farò un altro giro.

15 risposte a “Ma dove vai pazzarella in bicicletta?”

  1. beh devo dire che mi sono sganasciato a immaginarmi la scena… Sadico vero??? Da morire, quindi fammi sapere quando rimonti in sella che aspetto un nuovo racconto :))

  2. uah ah hah ah ah hah h ah 😆 😀 😆

    Fortissimo il racconto guarda.. una roba incredibile .. sembravano le avventure del Rag. Larvotto ne ”Il Secondo Tragico Larvotto”

    Una sana risata .. dopo la tristessSSaa Facebookiana..

    Una cosa non la capisco pero’ Massimo .. gia’ che ti trovavi al centro commerciale o comunque li in zona potevi anche comprare un sellino di ricambio per la bici in un negozio di articoli sportivi prima di rientrare.. ne sceglievi uno che ti piace, che ti andasse bene di quelli ben fatti comodi imbottiti.. non ci vuole nulla a sostituirlo te lo avvitano anche li al negozio sul momento ! 😀

    ciao ciao

  3. Ad un certo punto ho anche pensato di mettere il sellino in verticale per poi infilarmelo su per il culo. Sicuramente avrei sofferto meno.
    BHWAHAHAHAHAHAH!!!!
    Sto ridendo da un quarto d’ora e non riesco più a smettere. Vi prego, uccidetemi!!! 😆 😆 😆

  4. Il sellino non ne puo` niente… Se non sali su una bici da qualche anno, e` normale che le prime volte si soffra un po’ 😉 Forza e coraggio, che la bicicletta e` vita 😛

  5. 😆 Era una vita che non mi divertivo tanto a leggere qualcosa su un blog… Complimenti 😉 sto ancora ridendo…. 😆 al pensiero del sellino infilato su per il culo… 😛

  6. Più che l’immagine del sellino, la cosa “drammatica” è la visione della borsa a là Mary Po(m)pins con le casse dentro che si infila nei raggi. 😯
    Ma come hai fatto a dimenticarti mentre le compravi con quale mezzo di trasporto eri arrivato fin lì?! 🙄

    Io andrei a rivendere la Mountain Bike e comprerei una splendida GRAZIELLA bianca, che hanno il sellino che sembra burro, fa trendy e soprattutto hanno il cestino di vimini.
    Cosi poi hai pure la bici d’ordinanza per uno splendido pic-nic…

  7. tesorocaro, anch’io in questi giorni ho rispolverato la mia vecchia mountain bike e ora ti faccio una domanda:
    vorresti forse venire a pedalare dalle mie parti? è così rilassante e scacciapensieri… mai una salita, mai un muro da arrampicata!
    🙄

I commenti sono chiusi