Facciamo un cortometraggio?

ciuf-ciuf

Provo a descrivervi come lo immagino.

(musica di sottofondo: una tarantella)

Inizia con una turista tedesca, una di quelle con la faccia rubiconda, circa 60 anni, vestita in maniera imbarazzante, con lo zaino in spalla, sempre sorridente che, in compagnia di un’amica, sale su un intercity a Milano Centrale diretta in un punto a caso tra Bologna e Crotone.

In ordine sparso quello che trova è:
– Il posto occupato da una specie di tronista butterato che, quando la signora gli mostra la prenotazione, lui si gira verso l’amico lamentandosi di quanto scassa il cazzo questa che il treno è pieno di posti e, forse trovando la cosa simpatica, inizia a ridere furiosamente.
– Sempre i tronisti che ascoltano una canzone tecno dal cellulare (sigh).
– Un cesso sporco fino all’inverosimile.
– Un disgustoso odore di gomma bruciata che sale dalla bocchetta.
– Una velocità di crociera simile a quella di una carovana.
– Solo nella tratta Milano – Reggio Emilia 25 minuti di ritardo.
– Un controllore con aria scocciata che, senza guardarla negli occhi, bofonchia qualcosa a proposito del biglietto (l’obliterazione?). Lei gli risponde gentile “I’m sorry, i don’t understand”, ed a quel punto il controllore riparte con le stesse frasi, però con un tono di voce molto più alto, forse dimenticando il piccolo particolare che la signora non è sorda, è solo tedesca.

Ed ancora:
– Cellulari che squillano a volumi improponibili e gente che risponde urlando.
– Ragazzi che scorrazzano per lo scompartimento come fossero al mercato.
– Piedi sui seggiolini.
– Urla, urla, urla ed ancora urla.

Parte una inquadratura generale che mostra il treno come una sorta di girone dantesco mentre una voce fuori campo inizia a sentenziare:
Sporcizia. Maleducazione. Ritardi. Ignoranza.

A questo punto il cortometraggio finisce con un primo piano della signora che, con aria tra il perplesso ed il preoccupato, si guarda intorno incredula, mentre la voce fuori campo riparte con questa frase “ Lo spirito di un paese racchiuso in uno scompartimento, per farvi provare l’orrore di viaggiare all’italiana!”.

L’immagine sfuma, titoli di coda, fine.

Che ne dite, potrebbe funzionare?

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16 thoughts on “Facciamo un cortometraggio?”

  1. dimentichi il fatto che la signora viene fatta scendere alla stazione Termini, perchè il treno mai e poi mai arriverà sano e salvo fino a Crotone. non nel giorno-settimana previsto.

  2. Ottimo, si può risparmiare usando solo la donna tedesca e una telecamera nascosta, tipo negli occhiali o simili. Senza recitazione controllata si nota di più il grottesco reale delle ferrovie.

  3. Wow, questo nuovo template è fantastico, te l’avevo già detto 🙂 Riguardo al cortometraggio, non sai quanto NON mi mancano le ferrovie italiane…

  4. Si ma questa che hai descritto è la realtà delle cose, sarebbe scioccante se tu facessi un cortometraggio che racconta di treni puliti e di persone educate.

  5. E’ un film bellissimo, ma vogliamo metterci una scena finale leggermente splatter? .. che ne sò, tipo la tedesca che spara alla testa del controllore e nella scena dopo, si vedono insetti fuggire dal cervello spappolato … insomma .. cose così 🙂
    P.S.: questo template è meraviglioso

  6. Orodeglistupidi mi ha fregato, quasi, l’idea.

    Si potrebbe fare, ma sul serio.. Poi lo mettiamo in rete.
    Hai presente l’ira della “Nostra” Ministra (che purtroppo, e me ne vergogno ho visto troppo da vicino)?
    Se questo è l’unico modo per far capire in che situazione è la faccenda.. forse forse…

    Che poi, mi domando sempre.. a Londra se sali senza biglietto ma vai dal controllore, questo te lo fa subito senza manco sovrapprezzo.
    Non ho ancora capito perchè noi siamo il paese delle banane…
    E ci lamentiamo se i turisti scappano in altre mete.
    Ma domandiamoci il perchè.

    Ed ho come il sentore che tu, nostro meraviglioso sceneggiatore, oltre ad averla immaginata questa cosa, tu l’abbia pure vista.

  7. Se poi aggiungessi anche un gruppo di idiote che copre il bocchettone dal quale esce l’odore di gomma bruciata con un assorbente, includi nel messaggio anche la stupidità delle donne italiane.

  8. storia vera: stazione Pisa Aereoporto, Bigliettaia mi guarda e dice “vuole la prenotazione”? io la guardo occhi sbarrati: “Ma sta scherzando? NO che non la voglio!” e lei “Si ma con la prenotazione ha diritto…”-io- “No no, per cercare il mio posto tra i corridoi pieni o per stare in piedi l’intero viaggio, posso starci anche col biglietto normale!”

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