Dopo una mattinata lavorativa estremamente ridanciana (non sto a raccontarvi della battuta sulla linea di pullman che fa la tratta Carpi – Kiev perché è troppo lunga da spiegare e non farebbe ridere nessuno), mi sono lanciato in un pomeriggio mozzafiato con un unico obbiettivo “shoppingterapia!”.
La prima tappa è stata il Fidenza Village dove, dopo aver comprato una favolosa ed improbabile borZetta per mammà, ho subito dato un brusco stop al pomeriggio di shopping facendomi smagnetizzare la carta di credito.
Poco male, tanto sono in bolletta e la scusa di dire “non compro niente perché ho la carta fuori uso” è meno deprimente del “non compro niente perché il mio conto è talmente sotto che in banca mi hanno soprannominato “la nuova zelanda” ”.
Abbandonato quel posto pieno di costosissima roba che era fashion un anno fa e che adesso è scontata in tutti i sensi, mi sono diretto verso un posto dove, perlomeno, avrei avuto tanto da vedere ma, soprattutto, dove riesco veramente a sognare… un negozio pieno di roba tecnologica.
- Ho ripassato al setaccio tutta una serie di videocamere e mi sono fatto tentare da una new entry (ci sono vicino come le mutande al culo a prenderla, aspetto solo che mi paghino la marchetta
)
- Ho fatto gli ennesimi 20 minuti di meditazione davanti alla Wii. I videogiochi non mi interessano, però l’idea di fare ginnastica sulla blance board mi attira parecchio. Qualcuno di voi ci ha provato?
- Ho ri-accarezzato l’idea di prendere l’iMac con lo schermo più grande, perché “Once you go mac, you never go back”.
- Ho sbavato su una bellissima lampada/sveglia/portaipod e stavo quasi per comprarla, poi ho visto il prezzo ed ho pensato “cazzo, ho la carta smagnetizzata, sennò la compravo sicuramente, tanto costa appena 100 euro in meno di quello che prendo di stipendio al mese”.
- Preso da un attimo di raptus ho guardato l’ora e sono uscito dal negozio in tutta fretta, sono andato in una vicina tabaccheria, ho comprato un WinForLife da due euro e poi sono andato a prendermi un caffè.
Mentre lo sorseggiavo mi pregustavo il momento della vittoria. Mi immaginavo entrare nel negozio a testa alta, fare un cenno alla commessa e dirgli “ehi, brutta stronza, dammi una di quelle cazzo di lampade, anzi, dammene due che una fa troppo morto di fame!”.
Qualche minuto dopo, con ancora il ghigno della vittoria stampato in faccia ho fatto controllare la ricevuta.
Poi ho pianto.
Sono arrivato a casa stremato!
Questi pomeriggi spesi nel tentativo di fare shopping-terapia sono terribili, ed al prossimo che mi dice “i gay sono tutti ricchi” (irritante frase usata come alternativa alla più celebre “i gay hanno tutti buon gusto”) gli regalo un bouquet di schiaffi.
Ps
Se vi state chiedendo come mai ho intitolato questo post “Sandokan”, beh, presto detto, è da stamattina che ho in mente la sigla di Sandokan, ovviamente in una versione con parole volgari e gratuite. Ricordo che la cantavamo da piccoli.
Il testo più o meno faceva:
Sandokan, Sandokan,
apri il culo che passa un tram…
Colonna sonora perfetta per un pomeriggio come questo
