Quella sera al Klandestine* la mia vita è cambiata

(a slice of life)
Quella smania che ti prendeva allo stomaco, quella sensazione di elettricità che si impossessava del tuo corpo e tu non la potevi controllare.
Quel mangiare in silenzio, cercando di evitare gli sguardi di mamma e papà che sembravano strapparti tutti i pensieri.
Quel sentirsi completamente solo anche quando intorno c’erano tante persone.
Quelle notti passate a piangere di nascosto per via di quel desiderio che non si poteva dire a nessuno.
Quell’incredibile senso di liberazione la prima volta che ne hai potuto parlare con qualcuno ed anche la forza che ti ha dato.
Il primo bacio ad un uomo, un semplice bacio ma che ti ha fatto piangere di gioia e ti ha fatto capire in un secondo cosa c’è dentro di te.
Quella sera in cui, per la prima volta, sei andato in un locale gay e ti sei trovato circondato da suoni e luci, con la voglia di iniziare a ridere e a saltare, pervaso da una gioia che non avevi mai provato prima e che non avresti voluto finisse mai.
Quella sera che, al ritorno dalla discoteca, ti sei messo a letto e ti sei sentito l’uomo più ricco del mondo.
Quella volta che hai conosciuto un vero amico, e ti sei accorto di quanto ti faceva sentire invincibile perché non eri più solo.
Quelle telefonate, dal telefono fisso, fatte a bassavoce, piene di frasi in codice, dove si costruivano sogni e si rideva per un niente.
Quella volta in cui, per la prima volta, hai fatto all’amore.
Quella volta in cui hai imparato che non tutti sono in grado di accettare questo tuo modo di vivere.
Quella volta dove hai pianto per le delusioni ed hai avuto paura di non potercela fare, perché il mondo gira dall’altra parte, e tutti ti dicono che stai sbagliando.
Quella volta in cui ti sembrava che le tue scelte ti si ritorcessero contro ed avresti voluto morire per non sentire più tutto quel dolore.
Quella volta in cui hai toccato il fondo.
Quella volta in cui hai scoperto di avere una forza che pochi uomini hanno, la volta in cui ti sei guardato allo specchio ed a voce alta hai detto “Io sono gay, e non cambierò per voi!”.

(*il Klandestine era una discoteca a Colorno)

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33 thoughts on “Quella sera al Klandestine* la mia vita è cambiata”

  1. Caro Larvotto mihai fatto fare un tuffo nel passato. Anche io ho fatto gli stessi tuoi passi più o meno e col sorriso mi ricordo delle serate passate al K …che bello .. anche se ero timidissimo e non cuccavo praticamente mai…ma era bello sentirsi tranquillamente gay in quel localaccio con “la paola” alla cassa … grazie per questo momento di revival 🙂
    Alex

      1. si …ero timido ma siccome sono pure piuttosto vacca …se il cucco riusciva era un bel + …comunque mai cuccato ahahahahahaha mi piaceva andare la e trovare gente gay con cui magari bere qualcosa e fare due chiacchiere. andavo con un amico che quasi tutta la sera non vedevo perchè usava solo la dark e a me non piaceva andarci (troppo buio per me) ahhh che bei ricordi 🙂

  2. Oddio… lacrimuccia anche a me :'( Troppo toccante e io divento una femminuccia quando si chiamano in causa i ricordi :'( Quante ne abbiamo passate per guadagnare la stima di noi stessi :'(

  3. Più o meno, tutti noi abbiamo fatto lo stesso percorso: grazie per avermelo ricordato!
    P.S.: Per fortuna hai messo quella foto, altrimenti non sarei riuscito a venir fuori dall’atmosfera allegramente malinconica del post.

  4. Esulo dal post… e penso peccato che molti facciano questo sforzo solo per abbracciare la propria diversità… forse richiede davvero troppa forza, perché sprecarla per gli altri 😎

  5. Che ricordi per noi reggiani diversamente etero! La prima volta che andai al K, sapendo solo che era vicino alla Banca Agricola Mantovana (ah internet ah il tom tom), chiesi ad un passante dove fosse la Banca. Mi guardò e gentilmente mi rispose: ” il Klandestine è più avanti sulla sinistra” . Non c’era la dark, ma una zona abbastanza scura per potersi abbracciare e baciare. Sembra la preistoria , ma è solo 3 decenni fa.

    1. due decenni dai!!!!! tre decenni fa c´era solo l´andromeda!!! (con la stessa vella di oggi alla cassa ahahaha)

  6. sei un adorabile poeta.
    anch’io mi sono detto allo specchio che ero gay, ed è stata proprio una bella sensazione.
    baci
    a.

  7. ecco come si chiamava!!!! non mi ricordavo più il nome di quella discoteca – però era troppo bella la sua collocazione assolutamente improbabile nel pieno centro di un paesino di provincia 🙂 🙂

  8. Che bello che le stesse sensazioni le condividiamo tutti! Era sufficiente essere lì, in mezzo a tanta gente col tuo stesso “””””problema””””” e non eri più solo. E a me bastava vedere coi miei occhi che ce n’erano TANTI, poi potevo andare a casa. Perché tanto non sarei mai riuscito a cuccare come Stuart al Babylon (l’avete visto queerasfolk?) 😛

  9. Non era il Klandestine ma il Carmilla, non era Reggio Emilia ma Pisa, non si parla di due decenni fa ma appena uno…. Però le sensazioni sono esattamente le stesse… E la lacrimuccia m’è scesa pure a me… Grande Larvotto, grazie di esistere 😀

  10. Sembra un po il finale di Carlo Conti a “i migliori anni” in versione gaia ma …Ommioddio quanti ricordi!!!
    Io l’ho vissuto 18 anni fa a Latina col mio ragazzo e dopo a Roma tra Muccassassina e il Classico… a ripensarci mi salgono ancora i brividi per l’eccitazione…
    Grande!!

  11. Un post molto bello: vero, semplice, intenso, coinvolgente, senza retorica, scritto con il cuore…come sei tu! <3 Abbracciatooooooooona!!! 😀

  12. Magnifico, magnifico, magnifico, magnifico post. Dico soltanto a chi è molto giovane che, ai tempi del coming out di Larvotto e anche mio, non esistevano cellulari, non esisteva internet, e quando si scopriva di essere gay si credeva davvero di essere gli unici sulla terra.
    Ora un quattordicenne qualsiasi si mette in rete e scopre che ci sono miliardi di altre persone come lui. Poi la prima volta in discoteca può essere un’emozione per chiunque, ma all’epoca era davvero tutto diverso. Ed è questo il significato recondito del post di Larvotto.
    Oltre al fatto che le telefonate con – finalmente – amici gay o con il filarino dell’epoca passavano per il telefono fisso di casa, e quindi era tutto più clandestino, più “pericoloso”, più “rischioso” – e forse anche più eccitante e affascinante.
    Il mio battesimo del fuoco in discoteca è stato a Torino, e appena entrato – ci saranno state 30 persone, era prestissimo – ho pensato: “Mio Dio, ma siamo così tanti?”. 🙂

    1. Esatto Caro ex Vertigo, era esattamente quello a cui pensavo quando ho scritto il post.
      Fa sorridere e forse, chi non lo ha provato, non potrà mai capirlo fino in fondo, ma entrare in un locale e trovarci la bellezza di 30 persone, beh, roba da infarto 🙂

  13. La discoteca cui alludevo era il “Penny”, forse qualche larvottiano torinese sui 40 se la ricorda 🙂
    Una curiosità, ma la ragazza nella foto è Fochina?

  14. Hhhhahahahha mi pareva! Non l’ho mai vista di persona, solo nelle tue foto e nei tuoi video, ma praticamente ha mantenuto la stessa faccina carina 🙂
    Però interessantissima la storia di questo “ménage à trois”… merita un post tutto suo 😀

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