5 thoughts on “Waiting for the End of the World

  • Caro Larvotto, e se anche il tuo lavoro fosse proprio uguale a quello del (bellissimo) video, il punto è che nella vita uno non campa per fare QUEL lavoro lì, ma eventualmente per saperlo raccontare. Così come ha fatto l’autore del video (che, nel suo piccolo, è un capolavoro) e così come fai tu con i tuoi blog, che dicono e sanno di te alcune miliardi di volte più di quanto dica il tuo lavoro di tutti i giorni.
    Nella vita, quando si pensa di essere all’interno di una routine che non soddisfa, l’importante è rimanere in grado di vederla per quello che è: una routine che non soddisfa, e saperlo raccontare. Con un video, una canzone, un libro, un blog, in un discorso con gli amici. Saper raccontare è ciò che distingue un artista da uno che inizia e finisce ed è tutto compreso dai confini del supermercato dove lavora. Se sai raccontare, significa che puoi fare anche altro.

  • Ansia…. se davvero il tuo lavoro è così mi sa che hai bisogno di trovare un altro impiego… fai come me: vieni anche tu nel mondo del precariato. Non ci si annoia. Certo, non si guadagna granché, ma ogni giorno è un’avventura (nel senso che potresti essere costretto a mandare curriculum ovunque da un giorno all’altro).
    Pat-pat sulla spalla

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