L’amara fine di un simil-punk

Mi sono sempre definito “alternativo” e non mi riferisco ad un mero aspetto esteriore, che spesso è semplicemente un guscio, ma alternativo interiormente, sia per le scelte che ho fatto, sia per il modo in cui, tra spintoni e gomitate, mi sono ritagliato il mio spazio in questo cazzo di mondo.
Con gli anni ho cercato sempre più di non scendere a compromessi, di dire sempre quello che penso e di abbandonare quel “compiacere” che, con il tempo, diventa insopportabile.

Certo, sono stato anche “alternativo” nel modo di vestire, ma quello è stato un caso, perché io in realtà ho un gusto pessimo ed una completa incapacità nell’abbinare due capi d’abbigliamento.
Per un breve periodo quindi questi miei obbrobri stilistici sono stati definiti “trasgressioni”, regalandomi un vero momento da “diverso dagli altri” (quasi ci credevo), per poi rimandarmi dopo pochi anni nella categoria che più mi si addice, quella dei “malvestiti”.

Ma oramai il danno era fatto, perché da quel momento io mi sono sempre sentito un vero punk! Certo, non proprio un autentico punk inglese, diciamo più un simil-punk padano al retrogusto di erbazzone… ma era pur sempre qualcosa.

Tutta questa mia voglia di trasgredire però si è affievolita nel corso degli anni, riducendosi fino a diventare un tenue lumicino, un lumicino che ho spento definitivamente pochi minuti fa in una maniera terribile, ovvero, pronunciando una frase che quasi mi ha soffocato, parole amare che non avrei mai creduto di riuscire a dire.

Ecco il triste epilogo:
Incontro un’amica mentre faccio la spesa e, dopo una breve chiacchiera, gli chiedo sorridendo “Non è che hai dei bollini dell’ipercoop? Mi mancano solo due punti per la padella da 28cm”.

E con questo, quello che restava della mia presunta trasgressione, l’abbiamo mandato definitivamente a troie.
-_-‘

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