Time goes by (not) so slowly (il delirio 70/80)

Oggi domenica di assoluto cazzeggio.
Dopo una faticosa mattina lavorativa e reduce dalla seconda notte insonne per colpa del raffreddore, ho deciso di starmene chiuso in casa circondato solo dal copioso muco che esce ininterrottamente dal mio naso (cioè, non vi dico quanto tempo ho impiegato per scrivere ininterrottamente).
E cosa si fa quando si resta a casa e non si ha voglia di fare un cazzo?
Voi non so, io butto il mio tempo davanti al computer.
Mi sono dedicato ad ore ed ore di adorabilissimo youtubing, tuffandomi in un devastante ritorno agli anni 70/80.
Come mi succede sempre in questi casi, un sacco di malsane idee iniziano a girarmi in testa, idee che, sempre più spesso, vengono sommerse da impegni lavorativi.
Ad esempio oggi, oltre alla solita festa anni 80, mi era venuta la voglia di fare un video parodia dove io (ovviamente) rifacevo alcune scene dal film Flashdance (ma quanto mi commuove il pezzo dello “scusate, ricomincio” con relativo tripudio finale?!).
Il solo immaginarmi vestito come Jennifer Beals mi ha fatto venire un conato di vomito. Molto probabilmente il risultato sarebbe simile a questo:

Tra i tanti video che ho riguardato, sempre restando in tema di film musicali, c’era Footloose, film che, insieme a La Main Au Feu di Cadinot, ha cambiato la mia vita.
E da Footlose di Kenny Loggins sono subito passato a Holding Out For a Hero della monoespressiva Bonnie Tayler, con il relativo video, vincitore assoluto del prestigiosissimo premio “schifo al cazzo” nel 1984.

Dopo di questo ho iniziato a perdere il conto. In ordine sparso, tra le tante cose che ho riesumato:
Joe le Taxi, con una Vanessa Paradis che sfoggiava una felpa salmone di 38 taglie più grande.
I pacchianissimi Rockets con Galactica, per poi virare verso qualcosa di più serio con i Tuxedomoon, prima con In a Manner of Speaking e poi con No Tears.
Dai Tuxedomoon sono passato ai Virgin Prunes con Baby Turns Blue e Caucasian Walk, poi Siouxie (varie), i Public Image Ltd con This Is Not A Love Song (della quale purtroppo trovo solo la versione con le merdosissime trombette), i Sigue Sigue Sputnik, gli Alphaville, le Bananarama, Lene Lovich, Alexander Robotnick, i CCCP (se tu ti proponessi di recitare te, Emilia Paranoica), i Front 242, Nitzer Ebb e via così, fino ad arrivare anche a quella robaccia orrenda da sempre presente nel mio iPod.

In tutto questo devastante amarcord, l’unico inghippo sono state le pastiglie che prendo per il mal di gola. Su di me hanno un effetto indesiderato che cercherò di spiegarvi con una misteriosa immagine.

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