Ma è questo il paradiso?

Non posso definirmi credente, specialmente nella accezione più cattolica del termine, bestemmio ogni giorno ed in maniera anche creativa… la considero la mia quotidiana catarsi emotiva all’emiliana.

Però se proprio devo credere in qualcosa preferisco credere in una energia che non possiamo comprendere e che non riusciremo mai nemmeno ad immaginare, questo sì, ma di certo non credo in un dio umano che parla per voce di altri e lascia regole al limite del ridicolo, dettate 2000 anni fa ad un gruppo di ignoranti analfabeti, supportate da miracoli esilaranti (tipo che ha fatto catering ed ha organizzato un matrimonio) e da qualche apparizione in posti sperduti (oh, mai che sia apparso a chi era in coda all’ufficio postale), tutte regole raccolte in un libro umanissimo, ben lontano dalla voce di un dio che ha creato un universo intero, un libro pieno di storie orribili, errori grossolani ed un sacco di bugie.

Eppure anche a distanza di così tanti anni, in nome di quel libro si commettono un sacco di oscenità, guerre ed omicidi, quando alla fine, a ben pensarci, basterebbe vivere utilizzando rispetto e buon senso e saremmo tutti felici.
Comunque tutti questi pensieri mistici me li ha stimolati il cielo meraviglioso ed imponente che oggi sovrasta Reggio Emilia.
Maestose nuvole bianche che coloravano un cielo di un blu intenso, prati che l’acqua di ieri ha dissetato (anche affogato a dire il vero) che esplodevano di un verde luminoso, un’aria fresca che profumava di primavera e mille altri colori che si nascondevano ad ogni angolo.
Ecco, mentre mi godevo questa meraviglia mi chiedevo: com’è possibile non rispettarla?
Tutti a parlare del paradiso che ci aspetta da morti dimenticando il paradiso che potremmo vivere. Pensate che affare, ci godremmo una vita terrena ed anche, per chi ci crede, una vita spirituale: due al prezzo di una.
Invece ce ne freghiamo, continuiamo ad inquinare, disboscare, costruire oscenità in maniera incontrollata, figli del consumismo più becero, mangiando merda e dimenticando il gusto di un buon pasto, vivendo tutto con disinteresse e correndo sfrenati alla ricerca dell’infarto che finalmente ci farà rallentare.
Tanto poi c’è il paradiso vero?
Ecco, io sono sempre più convinto che quello che voi chiamate “il Dio”, un paradiso ve lo ha già dato, un posto meraviglioso come questo in cui poter vivere, poter godere in mille modi, poter amare, poter ridere (ma quanto è bello ridere?), viaggiare e conoscere mille cose.
Questo è un paradiso, cazzo! Un paradiso che non dobbiamo guadagnare tipo uno stipendio a fine mese, perché questo paradiso c’è già e lo dobbiamo solo conservare.
Certo, poi alla fine si muore e lascia il paradiso ad altri, perché l’eternità è noiosa, e l’idea di volere tutto “per sempre” è da ingordi.
Ma questi sono solo i pensieri di un povero stupido.

(fotografia di Gerardo Vizmanos)

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5 thoughts on “Ma è questo il paradiso?”

  1. UN BLASFEMO
    (Dietro Ogni Blasfemo C’è Un Giardino Incantato)

    Mai più mi chinai e nemmeno su un fiore,
    più non arrossii nel rubare l’amore
    dal momento che Inverno mi convinse che Dio
    non sarebbe arrossito rubandomi il mio.

    Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino,
    non avevano leggi per punire un blasfemo,
    non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte,
    mi cercarono l’anima a forza di botte.

    Perché dissi che Dio imbrogliò il primo uomo,
    lo costrinse a viaggiare una vita da scemo,
    nel giardino incantato lo costrinse a sognare,
    a ignorare che al mondo c’e’ il bene e c’è il male.

    Quando vide che l’uomo allungava le dita
    a rubargli il mistero di una mela proibita
    per paura che ormai non avesse padroni
    lo fermò con la morte, inventò le stagioni.

    … mi cercarono l’anima a forza di botte…

    E se furon due guardie a fermarmi la vita,
    è proprio qui sulla terra la mela proibita,
    e non Dio, ma qualcuno che per noi l’ha inventato,
    ci costringe a sognare in un giardino incantato,
    ci costringe a sognare in un giardino incantato
    ci costringe a sognare in un giardino incantato.

    (Fabrizio De André) (adattamento da “Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters)

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