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La mia EXPOrienza di oggi

Giappone

Inizio con le dovute premesse, giusto per farvi entrare nel mio spirito odierno.
– Ho iniziato la mattina con la notizia di un collega che ha avuto un incidente in moto e pare sia molto grave
– Ho girato un’ora (60 minuti) senza trovare parcheggio. Alla fine sono tornato a casa e mi sono mosso con tremila mezzi pubblici.
– Per tutta una serie di cose (che non vi sto a raccontare perché sono cazzi miei) in questo periodo ho lo stesso umore di Jason Voorhees
Con tutte queste premesse la cosa migliore sarebbe stata quella di prepararmi un lorazepam & tonic e poi restarmene a casa, ma, spinto da non so quale malsana curiosità, ho deciso di andare ad Expo.

Premetto anche che un sacco di amici mi hanno sempre raccontato belle cose, di come fosse “around the world” la passeggiata, e mi hanno fatto vedere migliaia di coloratissime foto.
Insomma, come mi è già stato detto più volte oggi, al momento giusto avrei sicuramente amato Expo.
Il momento giusto ovviamente NON era oggi :)

Di oggi conserverò questi ricordi:
– Più di un’ora in fila per entrare (ci hanno fatto passare sotto al metal detector)
– Orde di bambini urlanti
– Bestemmie per gli spintoni
– Un’ora di fila per entrare nel padiglione Coop (quello lo dovevo vedere)
– L’ascella di quella davanti a me
– Lo stand della Poretti con la birra 10 Luppoli
– Due persone svenute mentre erano in fila. La seconda tra le mie braccia
– Orde di bambini urlanti
– Bestemmie per gli spintoni
– L’albero della vita di giorno (che è come una drag queen struccata)
– La fila al padiglione Giappone (solo un’ora, poi mi sono arreso)
– La fila al padiglione Russo (solo 20 minuti, poi mi sono arreso)
– La fila al padiglione della Spagna (5 minuti e poi me ne sono andato)
– La coppia in fila al padiglione Spagna, con lei più isterica di me e lui che l’ha liquidata con “oh, m’hai rotto il cazzo un mese per venire a vedere questo troiaio, quindi adesso ti togli il caprone dalle spalle, fai la fila in silenzio e la smetti di rompermi i coglioni

Giuro, in quel momento ho creduto stesse parlando a me.
Illuminato da quelle ultime parole, ho deciso di arrendermi e tornare a casa.
Insomma, tolto il padiglione Coop, io di Expo non ho visto niente!

Quindi, a conti fatti la mia EXPOrienza è stata completamente negativa, non mi sentirei di consigliarlo a nessuno (a nessuno a cui voglio bene almeno), mi sono rotto il cazzo, ho speso soldi, non ho visto niente ma ho bevuto tanta buona birra.

Appuntamento a Dubai? Io manco morto, per me EXPO finisce qui, per sempre, ma attendo con curiosità di vedere cosa manterranno di tutto quel baraccone e spero in una cena in cui, pazienti amici, mi mostreranno fotografie raccontandomi quanto e cosa mi sono perso <3

Le richieste di Moreno

Moreno

Mi è capitato di leggere un articolo pubblicato dalla Gazzetta di Reggio che parla della denuncia fatta dagli organizzatori della festa della birra di Sant’Ilario ai danni di Moreno il famoso (famoso?) cantante (cantante?) rap (rap?).
La storia in breve è questa:

– Gli organizzatori avevano scelto Moreno perché speravano richiamasse molte persone
– Hanno contattato il suo agente
– Lui ha detto “ok, sono 7500 euro per 70 minuti di concerto”
– Loro hanno detto “affare fatto”
– Poi hanno aggiunto degli extra
– Loro hanno detto di nuovo “affare fatto”
– Poi hanno detto “pagate voi anche l’impianto audio”
– Loro hanno detto per la terza volta “affare fatto”
– A pochi giorni dall’evento erano stati venduti 14 biglietti (Aiutatemi a dire “Successone”)
– Hanno informato l’agente
– Lui ha risposto “Moreno è un professionista, canta anche davanti a due persone”
– Il giorno del concerto Moreno ha fatto le bizze perché era stanco
– Il suo agente ha detto “vi scontiamo 1500 euro se lo fate cantare 10 minuti in meno”
– Alla fine ha fatto 6 canzoni (probabilmente tutto il suo repertorio più i B-side) e poi ciao.

Ma la cosa che, più di tutte, mi ha fatto ridere, è la lista delle “richieste particolari” fatte dal giovane artista, una roba che, al confronto, Madonna con i fiori bianchi è una dilettante.

Ecco la lista:
Un camerino esclusivo adiacente al palco, sufficiente ad ospitare sei persone e arredato con sedie, tavoli, specchio a figura intera, frigorifero, adeguata illuminazione e prese da 220 volt; servizi igienici attigui e ad uso esclusivo del backstage; parcheggio notturno interno e custodito per il furgone; due suite, due camere singole e una doppia con letti separati in un hotel di categoria minima 4 stelle vicino al luogo del concerto, con colazione inclusa; cena per sei persone di cui una celiaca in hotel o in un buon ristorante nei pressi del concerto, composta da una scelta di almeno tre primi, tre secondi e contorni, frutta, bibite, alcolici e caffè.
Oltre a questo, la Milky Service avrebbe dovuto far trovare nel camerino: sei panini farciti, quattro etti di affettati vari e formaggi misti, due ceste di frutta fresca mista, dieci bottiglie di birra di marca, 30 bottiglie d’acqua minerale naturale da mezzo litro, dieci lattine di Coca Cola (non altre marche), cinque succhi di frutta, una bottiglia da 1.5 litri di tè freddo, posate, tovaglioli, bicchieri, snack e patatine, cinque asciugamani neri di spugna.

No vabbè, delle richieste da vero gangster della strada eh?

Insomma, leggetevi l’articolo perché, se tutta questa storia è vera ed i fatti si sono svolti davvero in questo modo, tra comportamenti scorretti, scene da diva e persone imbucate, beh, il signor Moreno non ne esce proprio bene.

Cari della Milky Servizi, la prossima volta provate ad organizzare un RAP contest tra artisti locali, casomai con un premio finale di 1000 euro.
Vi aiuto io.
Vi costerebbe meno, richiamerebbe più gente e, sicuramente, vi svuoterebbero tutti i bidoni di birra!

PS

Aggiungo una nota in favore di Moreno:

Come primo evento il concerto avrebbe dovuto essere gratuito e l’incasso sarebbe venuto dalla vendita di birra e cibo.

Poi, sarà colpa della prima volta, ma gli organizzatori credevano davvero che la gente sarebbe venuta in automatico senza sbattimento in pubblicità?

Vedo dalla loro pagina che l’invito era stato inviato a 246 persone e, sempre dalla loro pagina vedo che il biglietto costava 12 euro.

Anche ammesso che fossero venuti tutti gli invitati, aggiungo anche ognuno con il loro partner, avrebbero incassato una roba attorno ai 7000euro, quindi non avrebbero nemmeno coperto tutte le spese.

Forse sarebbe stato meglio invitarne duecentoquarantaseimila e bombardare il web di passaparola, che dite?

Alice Sabatini e la guerra

Ieri sera ho guardato Miss Italia, anzi, per essere preciso, ho speso tutte le mie energie cercando di non cadere svenuto sul divano, sforzandomi di non spegnere tutto ad ogni scena imbarazzante.
Vi assicuro che non è stato facile.

A farmi traballare però non sono state le infinite papere della Ventura, i suoi vestiti che sono passati dalla “retina delle arance” a quell’ultimo implacabile in stile “when a disgusto meets a fagiano”; non sono stati nemmeno i patetici teatrini di Dj Francesco, o le persone chiamate in causa che mancavano perché erano in bagno oppure a fumare, ed ancora Bastianich che chiede a Vladimir se è sicuro di non voler “cambiare strada” alla vista di così tante donne (sigh!), e tutto questo mentre un burino in poltrona sproloquiava di non so bene cosa.
Ma chi era? Chi rappresentava?
No, niente di tutte queste cose è paragonabile a quanto detto da Alice Sabatini, quella che, pochi minuti dopo, sarebbe diventata la nuova Miss Italia.

Alle tre finaliste è stato chiesto “in quali anni avresti voluto vivere e perché?”.
Nel festival delle ovvietà le altre ragazze hanno risposto: una che avrebbe voluto essere la Regina Elisabetta (e grazie al cazzo), l’altra che avrebbe voluto essere come Sofia Loren (e rigrazie al cazzo), mentre Alice Sabatini no, lei non vorrebbe essere nessuna donna, lei vorrebbe tornare nel 1942 per vivere la guerra.

Ora, quale persona con un briciolo di testa vorrebbe vivere una guerra?

Lei sì, e farfuglia anche qualcosa tipo “Eh, ne parlano tutti, così vedrei cos’è, tanto io sono donna e non devo fare il militare”.
Ma qualche libro lo avrà mai letto? Qualche film lo avrà visto? Ma anche solo un giro su youtube, giusto per farsi un’idea di cos’era la guerra.

Cosa crede la signorina, che la guerra sia stata un gioco? Le donne a casa a stirare ed i mariti al fronte, che casomai tornano alla sera e si buttano esausti sul divano dicendo “guarda amore, oggi in guerra è stato un macello, ho la schiena a pezzi! Mi prepari un bordino che poi vado a letto subito, sai, domattina abbiamo la trincea”
Oppure si immagina un gioco a squadre, tipo i gavettoni a ferragosto.
Ma qualcuno gli ha mai detto che le persone venivano uccise? UCCISE! Uomini, donne ed anche bambini.
Intere famiglie distrutte da torture, malattie e fame.
E questa, tutta carina e truccata dice “vorrei rivivere la guerra”, casomai lo aveva anche scritto come status su Facebook “Oh raga, ce vorrebbe n’artra guèra per movimentà stà serata” e qualcuno gli avrà anche messo un bel “Mi Piace” di sostegno, un po’ come se si parlasse di provare quel localino nuovo per vedere com’è l’aperitivo.
Dimmi la verità, hai mai pubblicato una di quelle foto orribili dove si inneggia al ritorno del Duce?

Beh, se mia nonna fosse ancora viva probabilmente, come spesso faceva quando ricordava quegli orrori vissuti in prima persona, si sarebbe messa piangere, chiedendosi perché, chi ha la fortuna di essere giovane, bella e nata nella parte giusta del mondo, si auguri di rivivere una cosa tanto orribile.
Oppure mio nonno avrebbe potuto raccontargli di com’era il campo di concentramento (no cara Alice, i campi ci concentramento non sono luoghi dove venivano portate le persone a meditare), di quanto si era divertito a mangiare gli avanzi buttati a terra e di come sia stato seccante che gli americani lo abbiano fatto uscire da quella “SPA” alla fine della guerra e di come non sia riuscito a trovare un volo su internet e si sia ritrovato a dover tornare a piedi in Italia.

Cara Alice, sarai anche stata eletta la più bella, ma per me tu resterai per sempre una sciocca bambina e ti auguro, con tutto il cuore, un effetto Jalisse, affinchè tu possa sparire velocemente, portando con te il ricordo dell’immensa cazzata che hai detto ieri sera.

A chi piacciono i biscotti?

La nuova normativa italiana impone a tutti i siti internet di mostrare l’avvertimento “questo sito usa i cookie”, che sarebbe un po’ come entrare in pasticceria ed essere fermati dal proprietario che ti dice “qui usiamo dello zucchero, se sei d’accordo entra, oppure vattene”.

Vi invito a leggere, tra le tante, la spiegazione data dal sito Apple perché, più di altre, specifica una cosa molto chiara: senza i cookie non fai un cazzo.

Perché il punto è questo, i “biscottini” vengono mangiati di continuo, senza di quelli non possiamo accedere, chessò, a Facebook (tanto per dire quello più in voga), non possiamo fare acquisti online, non possiamo prenotare il nostro volo low cost, non possiamo trovare qualche bipede che ci faccia un pompino.
Insomma, senza i cookie possiamo tirare fuori dall’armadio il ColecoVision e spararci una bella partita a Centipede, perché di più non riusciremmo a fare.

Ma si sa, in Italia siamo tutti un po’ così, risolviamo i problemi nella maniera più ridicola.

Perché investire risorse iniziando ad educare gli italiani all’utilizzo di questa brutta bestia che risponde al nome di internet?
Perché è molto più facile obbligare tutti ad esporre una ridicola scritta.

Quindi, accettate tutti quello che la maggior parte di voi non sa nemmeno cosa sia, e continuate a vivere in questa sorta di oblio chiamato Italia, così potrete mettere un bel “mi piace” sotto all’ennesimo stupido post di Facebook dedicato alla salvaguardia del pianeta… ovviamente non servirà a niente, ma la vostra coscienza si sentirà tranquilla e nonostante la vostra inutile vita sia esposta a pubblico ludibrio agli occhi del mondo, potrete dire “la mia privacy è salva. Aspetta che lo scrivo subito su Facebook

Per vedere da lontano gli ombrelloni oni oni

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Dopo tanti freddi, dopo tanti bui, dopo tante piogge, inizio ad avere voglia di sole, di giornate lunghe, di sere a guardare le stelle, di birre seduti su un muretto, di passeggiate in montagna, di mare, di magliette sudate, di gelati due volte al giorno e di notti che ti abbracciano con la loro frescura.
L’inverno mi piace, con le sue romantiche nebbie e le serate davanti al camino… però dopo un po’ mi rompo il cazzo.

Una donna di 87 anni violentata da due ragazzi, poi gli fanno bere varechina

Posso dire che non riconosco più il mondo in cui vivo?
Ma com’è possibile trovare nei Today Viral Video roba come questa?
Innanzi tutto voglio fare i complimenti alla signora per il coraggio e la fermezza con cui si rivolge ai ragazzi durante il processo; poi, ma che mente contorta hanno quei due elementi?
Ma veramente ad un giovane può venire in mente di violentare una donna di 87 anni?
E poi perché farle bere varechina?
Hanno dato loro 30 anni di galera, casomai usciranno anche prima, non so come funzioni in America, ma in questi casi io sarei per la disintegrazione totale del loro DNA.

Midnight Boy (Viva la Svezia)

MidnightBoy

Avete presente cosa vuole dire fare un salto nel tempo?
Ecco, io l’ho provato ieri quando il buon Marcello mi ha segnalato la nuova canzone di un cantante Svedese Don’t Say No di Midnight Boy.
Amore al primo ascolto.
Ora, non so se sarà vero amore oppure solo una cotta, il fatto è che da ieri io non sto ascoltando altro, questo pezzo mi ha stregato!
Non so spiegare bene il perché, forse la perfetta atmosfera anni 80, forse il fatto che sembra un mix tra i Dead Or Alive ed i Pet Shop Boys (con anche un poco di Sabrina Salerno), ma il risultato è che vorrei avere ancora i capelli per riempirli di gel e poi correre a ballare questa canzone sulla pista del Klandestine (ovviamente dopo averlo riaperto).

Ma perché in Svezia hanno il Melodifestivalen che sforna tante canzoni simpatiche e divertenti che mettono voglia di divertirsi, mentre noi ultimamente abbiamo solo delle roche urlatrici, spesso figlie di talent (o pseudo tali), con canzoni che fanno cacofonare la minchia?

Insomma, evviva il buon Johan Petter Krafman che, oltre a fare parte di quella categoria che in inglese chiamerebbero “scoop a bee lee“, ha già pubblicato una serie di canzoncine davvero carine.

Ed ora scusatemi, ma devo assolutamente ballarla di nuovo :)

Alison Moyet a Milano



Ero andato fino a Londra per sentirla cantare, ricordo il teatro pienissimo, gente di ogni età, un concerto godibilissimo, con canzoni che, personalmente, trovo favolose.

Questa sera a Milano invece sembra di essere al concerto di una sconosciuta band di provincia, quei gruppi che hanno 10 spettatori se la nonna è ancora in vita.

Mi dispiace, davvero tanto, perché meriterebbe davvero molto di più.
Da noi gli stadi li riempie Moreno.
Forse ce lo meritiamo.