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Large Man Looking At Co-Worker With A Magnifying Glass --- Image by © Images.com/Corbis

Facebook e i dubbi

Ciclicamente crescono in me mille dubbi legati a Facebook e tutti gli altri “social” di cui la rete brulica.
Ne abbiamo davvero bisogno?
Nel senso, io ho sempre avuto un blog (anche se ultimante non scrivo praticamente niente), ma i blog sono diventati obsoleti e (quasi) nessuno si prende più la briga di leggerli, sono più complicati da seguire, sviluppano meno traffico perché nessuno legge o commenta (trasformando il post in onanismo cibernetico), contemporaneamente i vari social sono diventati totalizzanti, difficili da gestire, se non con molto lavoro, diventano un contenitore di informazioni fuori controllo che possono, a volte, diventare dei boomerang, specialmente sul posto di lavoro.
La domanda è: abbiamo bisogno di tutti questi social?
O forse sarebbe meglio chiedere: siamo capaci di usare questi social?

Credo che per entrambe le domande la risposta sia: no.

acqua

Solo una bottiglia di acqua

In realtà avrei voluto prendere del vino, vino bianco, che con questa giornata di sole mi sembrava più adatto al primo appuntamento, ma ho preferito aspettare il tuo arrivo, casomai proponevi una birra che tanto sta bene con la pizza, anche se per chiacchierare il vino è più adatto.
Ho aspettato quasi un’ora.
Sai quanto è lunga un’ora quando sei da solo in un ristorante? Sembra eterna.
Ed a farla sembrare ancora più lunga ci sono gli sguardi di chi ti siede intorno, che sembrano vedere tutta la tua solitudine.
E poi c’è la cameriera che freme per portarti qualcosa, ed alla tua risposta “sto aspettando una persona, intanto prendo solo dell’acqua”, annuisce sorridendo, ma dopo un’ora ti guarda e non sa nemmeno bene cosa deve dirti.
Mi ero preparato per questo pranzo, cercavo di mantenere la calma ma in realtà l’agitazione era tanta.
Avevo scelto il tavolo vicino alla veranda così ti avrei visto arrivare. Mi sarei fatto trovare con il cellulare in mano, simulando assoluta calma, fingendo di leggere qualche notizia di cronaca.
Avrei fatto un cenno con la mano, sorridendo e ti avrei detto che ero appena arrivato.
Il cellulare in mano comunque lo avevo veramente, perché continuavo ad aspettare un tuo messaggio, un qualsiasi messaggio, in fondo l’idea del pranzo era stata tua, perché io non avrei mai avuto il coraggio di invitarti.
All’ennesimo sguardo di compatimento della cameriera ho ceduto, ho farfugliato qualcosa a proposito di un guasto alla macchina e mentre glielo dicevo gli mostravo il cellulare, come se avessi ricevuto un messaggio proprio in quel momento.
“Ma lei mangia ugualmente?”
Non avrei potuto, perché avevo lo stomaco pieno di delusione, la delusione di aver creduto a tutte quelle chiacchiere, ed avrei solo voluto urlare.
Ho preso un caffè, solo perché mi sembrava assurdo consumare solo una bottiglia di acqua, poi ho chiesto il conto, ed appena è arrivato ho lasciato i soldi sul tavolo e me ne sono andato subito, senza aspettare il resto, perché non avrei retto un altro sguardo.
Appena uscito mi sono guardato intorno, per un secondo ho sperato di vederti arrivare, di corsa, farfugliando una scusa.
No. Nessuna scusa.
Chissà se mi chiamerai, casomai domani, chiedendomi scusa e raccontandomi cosa ti è successo.
Ma so che non succederà, ed io lo sapevo da subito, perché certe cose si sentono, come premonizioni, però non gli si vuole dare peso, mentre avrei dovuto capirlo che dietro a quel tuo sorriso si nascondeva solo un bicchiere di acqua.

Mediopadana

Viaggi da incubo?

​Un viaggio in treno che costa tanti soldi, una carrozza con sedili comodi e poche, semplici richieste: non fumare, nemmeno le sigarette elettroniche, abbassare il tono della voce e la suoneria dei cellulari.
E’ davvero chiedere tanto?

La carrozza non è piena, ma anche queste poche persone sono state sufficienti a rovinare il mio viaggio.

Appena partiti (appena partiti) la signora vicino a me ha tirato fuori un involucro di stagnola con dentro un pezzo di torta, mentre al marito ha dato un puzzolente panino con salume e formaggio.
Cioè, era dal 1975 che non assistevo ad una scena così pietosa, forse temeva di morire a causa della fame? Oppure non era a conoscenza del fatto che una carrozza ristorante è a disposizione proprio per casi disperati?
Intanto una famiglia poco più avanti ha lasciato al figlio un cellulare con cui ascoltare, senza cuffie (SENZA CUFFIE), canzoni a cassa dritta in un idioma a me sconosciuto, che però tanto facevano ridere, ed il padre incitava il figlio a cantare alcuni pezzi di quelle baracconate scatenando l’ilarità della signora con la torta.
Tutti, tutti, TUTTI, T U T T I, avevano la suoneria del cellulare a livelli supersonici e rispondevano ad alta voce, forse per tenere ben aggiornati gli altri viaggiatori dei cazzi loro.
Una signora ha fatto settordicimila telefonate per informare, probabilmente il mondo, a che ora sarebbe arrivata e che alla sera non vuole fare troppo tardi.
Mentre la signora continuava a urlare a “Jacopooooo” che era quasi arrivata, il  bambino senza cuffie ha iniziato a battere forte la mano sul tavolo per dare il tempo di nuove orrende canzoni, robaccia in stile rap al profumo di pizza e mandolino, mentre il padre lo incitava saltellando e ridendo sul sedile con le mani alzate.
La signora con la torta è anche intervenuta dicendo che il bambino è “troppo forte” o qualcosa di simile.
Il tutto questo incubo il signore davanti ha cercato di coinvolgermi in una discussione pietosa, lamentando il fatto che per i fumatori i divieti sono una tragedia e che, poverino, sui treni dovrebbero fare una carrozza apposta perché sennò sono tutti costretti a fumare velocemente quando il treno ferma in stazione. Quando dici i veri problemi di un paese eh?
Infine, a coronamento di un viaggio da incubo, un ragazzo in giacca e cravatta si è alzato in piedi, forse per gestire meglio una telefonata che sembrava impegnativa, continuando a sbraitare “Quando arrivo sistemiamo! Quando arrivo sistemiamo! Sistemiamo occhei? Sì, sì, sì, sì, occhei, sì, sì… grazie!”

Io invece avrei tanto voluto alzarmi in piedi per richiamare l’attenzione e poi, dopo aver gridato “porcoddio, avete rotto il cazzo!” stendere tutti con un rutto protonico.
Giusto per adeguarmi alla massa eh…

amazon prime now

Amazon Prime Now

Attenzione, prima di iniziare a parlare di Amazon Prime Now ci tengo a dire che a me andare a fare spesa piace, ed anche tanto.

Mi piace girare per le corsie dei supermercati e guardare i display dei prodotti, guardare come hanno allestito i banchi assistiti, come si comportano con i clienti, poi mi piace scegliere la roba lasciandomi trascinare anche da cose sciocche come il colore della confezione, un ricordo legato a quel prodotto, una golosità del momento oppure il consiglio di qualcuno.

Certo, anche la spesa “dal bottegaio sotto casa” mi piace, ma purtroppo alle volte tra l’inopportuna insistenza di alcuni e l’autonomia di un supermercato preferisco la seconda, con le dovute eccezioni per entrambi i casi, perché per me “supermercato” non è sinonimo di “deumanizzazione”.

Detto questo, benedette siano le spese a domicilio.

Sono a casa in convalescenza, non ho assolutamente voglia di uscire a fare spesa ma, soprattutto, ho la grinta e la mobilità di Victoria Beckham, roba che il passo successivo è il baccalà ragno.
Ed è in casi come questi che servizi come quello di Amazon Prime Now si rivelano utili.

Fai la spesa utilizzando lo smartphone, non hai spese di consegna, ti avvertono quando sta per arrivare la roba ordinata e puoi anche tracciare il pacco o contattare il fattorino.
Quindi, quattro click e la spesa è fatta, scegli una fascia oraria per la consegna e poi bon, devi solo aprire la porta.

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Nota negativa?
La immensa quantità di carta.
Credo sia dovuto ai diversi settori in cui la roba viene confezionata, quindi avevo i peperoni in una busta, le zucchine in un’altra e via così, 10 articoli e 6 sacchetti.

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Ma è questo il paradiso?

Non posso definirmi credente, specialmente nella accezione più cattolica del termine, bestemmio ogni giorno ed in maniera anche creativa… la considero la mia quotidiana catarsi emotiva all’emiliana.

Però se proprio devo credere in qualcosa preferisco credere in una energia che non possiamo comprendere e che non riusciremo mai nemmeno ad immaginare, questo sì, ma di certo non credo in un dio umano che parla per voce di altri e lascia regole al limite del ridicolo, dettate 2000 anni fa ad un gruppo di ignoranti analfabeti, supportate da miracoli esilaranti (tipo che ha fatto catering ed ha organizzato un matrimonio) e da qualche apparizione in posti sperduti (oh, mai che sia apparso a chi era in coda all’ufficio postale), tutte regole raccolte in un libro umanissimo, ben lontano dalla voce di un dio che ha creato un universo intero, un libro pieno di storie orribili, errori grossolani ed un sacco di bugie.

Eppure anche a distanza di così tanti anni, in nome di quel libro si commettono un sacco di oscenità, guerre ed omicidi, quando alla fine, a ben pensarci, basterebbe vivere utilizzando rispetto e buon senso e saremmo tutti felici.
Comunque tutti questi pensieri mistici me li ha stimolati il cielo meraviglioso ed imponente che oggi sovrasta Reggio Emilia.
Maestose nuvole bianche che coloravano un cielo di un blu intenso, prati che l’acqua di ieri ha dissetato (anche affogato a dire il vero) che esplodevano di un verde luminoso, un’aria fresca che profumava di primavera e mille altri colori che si nascondevano ad ogni angolo.
Ecco, mentre mi godevo questa meraviglia mi chiedevo: com’è possibile non rispettarla?
Tutti a parlare del paradiso che ci aspetta da morti dimenticando il paradiso che potremmo vivere. Pensate che affare, ci godremmo una vita terrena ed anche, per chi ci crede, una vita spirituale: due al prezzo di una.
Invece ce ne freghiamo, continuiamo ad inquinare, disboscare, costruire oscenità in maniera incontrollata, figli del consumismo più becero, mangiando merda e dimenticando il gusto di un buon pasto, vivendo tutto con disinteresse e correndo sfrenati alla ricerca dell’infarto che finalmente ci farà rallentare.
Tanto poi c’è il paradiso vero?
Ecco, io sono sempre più convinto che quello che voi chiamate “il Dio”, un paradiso ve lo ha già dato, un posto meraviglioso come questo in cui poter vivere, poter godere in mille modi, poter amare, poter ridere (ma quanto è bello ridere?), viaggiare e conoscere mille cose.
Questo è un paradiso, cazzo! Un paradiso che non dobbiamo guadagnare tipo uno stipendio a fine mese, perché questo paradiso c’è già e lo dobbiamo solo conservare.
Certo, poi alla fine si muore e lascia il paradiso ad altri, perché l’eternità è noiosa, e l’idea di volere tutto “per sempre” è da ingordi.
Ma questi sono solo i pensieri di un povero stupido.

(fotografia di Gerardo Vizmanos)

The Kolors contro Valentina Ok!

Ma ki sono kuesti The Kolors?
So che escono, anzi, ke eskono, da un talent, so che hanno dato una loro canzone come tormentone per una compagnia telefonica (cosa che, automaticamente, farà diventare quella canzone insopportabile), so che sono giovani e pieni di sogni.

Tra le tante cose che hanno fatto però c’è anche una canzone che si chiama “OK“!

Per un istante ho sperato fosse una cover della meravigliosa Valentina Ok, ed invece no, è una canzone con lo stesso titolo, solo più brutta :)

Le richieste di Moreno

Moreno

Mi è capitato di leggere un articolo pubblicato dalla Gazzetta di Reggio che parla della denuncia fatta dagli organizzatori della festa della birra di Sant’Ilario ai danni di Moreno il famoso (famoso?) cantante (cantante?) rap (rap?).
La storia in breve è questa:

– Gli organizzatori avevano scelto Moreno perché speravano richiamasse molte persone
– Hanno contattato il suo agente
– Lui ha detto “ok, sono 7500 euro per 70 minuti di concerto”
– Loro hanno detto “affare fatto”
– Poi hanno aggiunto degli extra
– Loro hanno detto di nuovo “affare fatto”
– Poi hanno detto “pagate voi anche l’impianto audio”
– Loro hanno detto per la terza volta “affare fatto”
– A pochi giorni dall’evento erano stati venduti 14 biglietti (Aiutatemi a dire “Successone”)
– Hanno informato l’agente
– Lui ha risposto “Moreno è un professionista, canta anche davanti a due persone”
– Il giorno del concerto Moreno ha fatto le bizze perché era stanco
– Il suo agente ha detto “vi scontiamo 1500 euro se lo fate cantare 10 minuti in meno”
– Alla fine ha fatto 6 canzoni (probabilmente tutto il suo repertorio più i B-side) e poi ciao.

Ma la cosa che, più di tutte, mi ha fatto ridere, è la lista delle “richieste particolari” fatte dal giovane artista, una roba che, al confronto, Madonna con i fiori bianchi è una dilettante.

Ecco la lista:
Un camerino esclusivo adiacente al palco, sufficiente ad ospitare sei persone e arredato con sedie, tavoli, specchio a figura intera, frigorifero, adeguata illuminazione e prese da 220 volt; servizi igienici attigui e ad uso esclusivo del backstage; parcheggio notturno interno e custodito per il furgone; due suite, due camere singole e una doppia con letti separati in un hotel di categoria minima 4 stelle vicino al luogo del concerto, con colazione inclusa; cena per sei persone di cui una celiaca in hotel o in un buon ristorante nei pressi del concerto, composta da una scelta di almeno tre primi, tre secondi e contorni, frutta, bibite, alcolici e caffè.
Oltre a questo, la Milky Service avrebbe dovuto far trovare nel camerino: sei panini farciti, quattro etti di affettati vari e formaggi misti, due ceste di frutta fresca mista, dieci bottiglie di birra di marca, 30 bottiglie d’acqua minerale naturale da mezzo litro, dieci lattine di Coca Cola (non altre marche), cinque succhi di frutta, una bottiglia da 1.5 litri di tè freddo, posate, tovaglioli, bicchieri, snack e patatine, cinque asciugamani neri di spugna.

No vabbè, delle richieste da vero gangster della strada eh?

Insomma, leggetevi l’articolo perché, se tutta questa storia è vera ed i fatti si sono svolti davvero in questo modo, tra comportamenti scorretti, scene da diva e persone imbucate, beh, il signor Moreno non ne esce proprio bene.

Cari della Milky Servizi, la prossima volta provate ad organizzare un RAP contest tra artisti locali, casomai con un premio finale di 1000 euro.
Vi aiuto io.
Vi costerebbe meno, richiamerebbe più gente e, sicuramente, vi svuoterebbero tutti i bidoni di birra!

PS

Aggiungo una nota in favore di Moreno:

Come primo evento il concerto avrebbe dovuto essere gratuito e l’incasso sarebbe venuto dalla vendita di birra e cibo.

Poi, sarà colpa della prima volta, ma gli organizzatori credevano davvero che la gente sarebbe venuta in automatico senza sbattimento in pubblicità?

Vedo dalla loro pagina che l’invito era stato inviato a 246 persone e, sempre dalla loro pagina vedo che il biglietto costava 12 euro.

Anche ammesso che fossero venuti tutti gli invitati, aggiungo anche ognuno con il loro partner, avrebbero incassato una roba attorno ai 7000euro, quindi non avrebbero nemmeno coperto tutte le spese.

Forse sarebbe stato meglio invitarne duecentoquarantaseimila e bombardare il web di passaparola, che dite?

Per vedere da lontano gli ombrelloni oni oni

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Dopo tanti freddi, dopo tanti bui, dopo tante piogge, inizio ad avere voglia di sole, di giornate lunghe, di sere a guardare le stelle, di birre seduti su un muretto, di passeggiate in montagna, di mare, di magliette sudate, di gelati due volte al giorno e di notti che ti abbracciano con la loro frescura.
L’inverno mi piace, con le sue romantiche nebbie e le serate davanti al camino… però dopo un po’ mi rompo il cazzo.

L’amore è pericoloso

Tutto è partito da un pacco che, da alcuni giorni, sto cercando di spedire in Germania senza dover pagare settordicimila euri.
Anzi, al proposito, se qualcuno di voi ha in programma un giro ad Aachen, che mi faccia un fischio :)

Dicevo, ho iniziato a scandagliare i siti online per provare ad avere un qualche preventivo e, nel leggere le varie postille, sono arrivato anche alla lista dei materiali vietati.
Ora, posso capire che sia vietato spedire materiale radioattivo, fuochi d’artificio, materiale pornografico, granate (sigh), esplosivi e marmo, ma qualcuno sa spiegarmi il perché sia vietato spedire “lettere d’amore”?
Già sono confuso con “lavori artigianali”, ma con le lettere d’amore proprio non trovo risposte.

(null)
Insomma, posso spedire un pacco regalo ed associare una lettera farcita di insulti ma non scrivere frasi sdolcinate.
Io lo trovo folle :)