E dopo 13 anni… è qui! E’ passato così tanto tempo. Ero a Correggio per fare l’abbonamento al teatro Asioli, e visto che avevo ancora un’ora nel disco orario, ne ho approfittato per fare un giro alla Coop…
Erano 13 anni che non entravo in quel negozio, una sensazione orribile, ho rivisto una delle persone che più ho disprezzato, quante cattiverie mi sono ritornate alla mente in un istante.
Ho lavorato in quel cesso di negozio per 6 mesi, da luglio a dicembre del lontano 1990, un’esperienza massacrante, ero in formazione lavoro con contratto esterno, 6 mesi di lavoro pagati la bellezza di 2 milioni, 330.000 vecchie lire al mese, finanziato dal fondo europeo. 6 mesi con la coppia d’oro: Uber - capo reparto e gran stronzo, Nicoletta - vice, vice capo reparto e gran stronza. 6 lunghissimi mesi di ipocrisie.
Facile fare i brillanti con un ragazzo ancora in prova, con bisogno di lavorare e la paura di non essere assunto. Ho sempre sopportato tutto, ogni straordinario che mi hanno chiesto di fare (straordinari che NON potevo fare), ma mi diceva Uber:"va tutto bene massimo, segno tutto sulla mia agenda, ho già parlato con Gambarati, sarai assunto in questo negozio, così le ore che stai facendo in nero te le rendo", non ricordo nemmeno quante gliene ho regalate di ore. E poi: "ci sono ancora due o tre cose da sistemare, nel complesso però va tutto bene, ora ho bisogno per il banco, il resto te lo insegno quando sarai assunto qui".
E intanto la Nico, che non mi sopportava, continuava a farmi sentire lo zimbello del reparto, e se rispondevo lei subito che si lamentava del mio tono. Il finale della storia è più che prevedibile, nella valutazione finale il mio giudizio e stato completamente insufficiente. Inadatto al lavoro hanno detto… Sono stato richiamato in coop il 2 luglio del 1991, e non per meriti lavorativi, ma solo perchè c’era bisogno di salumieri e non se ne trovavano. Fortunatamente però in un’altro negozio… negozio dove la mia valutazione è stata più che positiva.
E adesso mi ritrovo qui, dopo 13 anni. Uber è andato in pensione, lei no… Mi sono fermato davanti al banco tradizionale e l’ho vista, la Nico, brutta, ingrassata, invecchiata. Aveva ragione Paolo Poli quando diceva: "è inutile vendicarsi delle donne, ci pensa già il tempo".
Sono rimasto a fissarla per alcuni minuti, lei faceva finta di non vedermi. Ero indeciso se sputargli in faccia o salutarla, ho optato per la seconda. Gli ho detto ad alta voce:"Ciao Nico, come stai?" Si è girata di scatto, e mi ha risporto con quella sua vocina stridula: "Bene graaazie, e tee?" Avevo ancora in testa l’eco delle sue erre arrotate e le vocali aperte come le gambe di una partoriente… Mi ha sorriso con i suoi denti equini, ha anche agitato quelle sue mani grassocce. E poi subito ha distolto lo sguardo. Che schifo che mi fa. Ho continuato a fissarla, lei ha iniziato a muoversi nervosa, guardava in basso evitando qualsiasi scambio. Quando il mio disprezzo ha raggiunto il livello di guardia ho preferito andarmene, non prima però di fargli pesare ancora la mia presenza: "Ciao Nico, è stato un piacere rivederti!" gli ho detto squillante. Ho aspettato poi che si girasse per sostituire nella mia mente il vecchio aspetto che avevo di lei, con quello nuovo: La faccia stanca, i capelli gretti, decorati con schiarenti casalinghi, il corpo sformato, la faccia rassegnata.
Ho sorriso, un sorriso grande fino ai molari… quasi scoppiavo a ridere.
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