Kung Fu Adinolfi 

Ok, ho appena visto Kung-Fu Panda.Non ho ben capito quale sarebbe quella cagata gender di cui parlava Adinolfi. Voglio dire, sta parlando di una favola a cartoni? Tipo Qui Quo Qua, tipo il Libro della Giungla, tipo, boh, Jeeg Robot? Voglio dire, anche loro hanno un percorso di vita complesso. Quindi che facciamo, vietiamo QUALISIASI cosa che non abbia una storia a loro dire “normale”? Cioè praticamente quasi la totalità di quanto riportata dalla Bibbia ad esempio. 

 Comunque a me, di quel film, quello che non ha convito è stato il doppiaggio, per il resto è stato gradevole e perfetto per divertire i bambini, che hanno menti pure e non ancora sporcate con quella cattiveria ed arroganza tipica di chi vuole decidere al posto di altri cosa si deve o non deve fare.

Viaggi da incubo?

​Un viaggio in treno che costa tanti soldi, una carrozza con sedili comodi e poche, semplici richieste: non fumare, nemmeno le sigarette elettroniche, abbassare il tono della voce e la suoneria dei cellulari.
E’ davvero chiedere tanto?

La carrozza non è piena, ma anche queste poche persone sono state sufficienti a rovinare il mio viaggio.

Appena partiti (appena partiti) la signora vicino a me ha tirato fuori un involucro di stagnola con dentro un pezzo di torta, mentre al marito ha dato un puzzolente panino con salume e formaggio.
Cioè, era dal 1975 che non assistevo ad una scena così pietosa, forse temeva di morire a causa della fame? Oppure non era a conoscenza del fatto che una carrozza ristorante è a disposizione proprio per casi disperati?
Intanto una famiglia poco più avanti ha lasciato al figlio un cellulare con cui ascoltare, senza cuffie (SENZA CUFFIE), canzoni a cassa dritta in un idioma a me sconosciuto, che però tanto facevano ridere, ed il padre incitava il figlio a cantare alcuni pezzi di quelle baracconate scatenando l’ilarità della signora con la torta.
Tutti, tutti, TUTTI, T U T T I, avevano la suoneria del cellulare a livelli supersonici e rispondevano ad alta voce, forse per tenere ben aggiornati gli altri viaggiatori dei cazzi loro.
Una signora ha fatto settordicimila telefonate per informare, probabilmente il mondo, a che ora sarebbe arrivata e che alla sera non vuole fare troppo tardi.
Mentre la signora continuava a urlare a “Jacopooooo” che era quasi arrivata, il  bambino senza cuffie ha iniziato a battere forte la mano sul tavolo per dare il tempo di nuove orrende canzoni, robaccia in stile rap al profumo di pizza e mandolino, mentre il padre lo incitava saltellando e ridendo sul sedile con le mani alzate.
La signora con la torta è anche intervenuta dicendo che il bambino è “troppo forte” o qualcosa di simile.
Il tutto questo incubo il signore davanti ha cercato di coinvolgermi in una discussione pietosa, lamentando il fatto che per i fumatori i divieti sono una tragedia e che, poverino, sui treni dovrebbero fare una carrozza apposta perché sennò sono tutti costretti a fumare velocemente quando il treno ferma in stazione. Quando dici i veri problemi di un paese eh?
Infine, a coronamento di un viaggio da incubo, un ragazzo in giacca e cravatta si è alzato in piedi, forse per gestire meglio una telefonata che sembrava impegnativa, continuando a sbraitare “Quando arrivo sistemiamo! Quando arrivo sistemiamo! Sistemiamo occhei? Sì, sì, sì, sì, occhei, sì, sì… grazie!”

Io invece avrei tanto voluto alzarmi in piedi per richiamare l’attenzione e poi, dopo aver gridato “porcoddio, avete rotto il cazzo!” stendere tutti con un rutto protonico.
Giusto per adeguarmi alla massa eh…

Moschino e Priscilla

Moschino e PriscillaCiao Moschino, nel complimentarmi con te per l’originalità di questo vestito, volevo ricordarti di chiamare Hugo Weaving.Non so cosa debba dirti, parlava di Priscilla e di un vestito che indossava nel film 🙂 

   

Flux Capacitor USB Car Charger

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Mi ero riproposto di non scrivere nulla al proposito, però questo caricabatterie da auto è il mio nuovo oggetto del desiderio.

Ha due porte USB (1A e 2.1A) ed è troppo ipnotico!

Lo potete comprare a 25 dollari qui!

La mia EXPOrienza di oggi

Giappone

Inizio con le dovute premesse, giusto per farvi entrare nel mio spirito odierno.
– Ho iniziato la mattina con la notizia di un collega che ha avuto un incidente in moto e pare sia molto grave
– Ho girato un’ora (60 minuti) senza trovare parcheggio. Alla fine sono tornato a casa e mi sono mosso con tremila mezzi pubblici.
– Per tutta una serie di cose (che non vi sto a raccontare perché sono cazzi miei) in questo periodo ho lo stesso umore di Jason Voorhees
Con tutte queste premesse la cosa migliore sarebbe stata quella di prepararmi un lorazepam & tonic e poi restarmene a casa, ma, spinto da non so quale malsana curiosità, ho deciso di andare ad Expo.

Premetto anche che un sacco di amici mi hanno sempre raccontato belle cose, di come fosse “around the world” la passeggiata, e mi hanno fatto vedere migliaia di coloratissime foto.
Insomma, come mi è già stato detto più volte oggi, al momento giusto avrei sicuramente amato Expo.
Il momento giusto ovviamente NON era oggi 🙂

Di oggi conserverò questi ricordi:
– Più di un’ora in fila per entrare (ci hanno fatto passare sotto al metal detector)
– Orde di bambini urlanti
– Bestemmie per gli spintoni
– Un’ora di fila per entrare nel padiglione Coop (quello lo dovevo vedere)
– L’ascella di quella davanti a me
– Lo stand della Poretti con la birra 10 Luppoli
– Due persone svenute mentre erano in fila. La seconda tra le mie braccia
– Orde di bambini urlanti
– Bestemmie per gli spintoni
– L’albero della vita di giorno (che è come una drag queen struccata)
– La fila al padiglione Giappone (solo un’ora, poi mi sono arreso)
– La fila al padiglione Russo (solo 20 minuti, poi mi sono arreso)
– La fila al padiglione della Spagna (5 minuti e poi me ne sono andato)
– La coppia in fila al padiglione Spagna, con lei più isterica di me e lui che l’ha liquidata con “oh, m’hai rotto il cazzo un mese per venire a vedere questo troiaio, quindi adesso ti togli il caprone dalle spalle, fai la fila in silenzio e la smetti di rompermi i coglioni

Giuro, in quel momento ho creduto stesse parlando a me.
Illuminato da quelle ultime parole, ho deciso di arrendermi e tornare a casa.
Insomma, tolto il padiglione Coop, io di Expo non ho visto niente!

Quindi, a conti fatti la mia EXPOrienza è stata completamente negativa, non mi sentirei di consigliarlo a nessuno (a nessuno a cui voglio bene almeno), mi sono rotto il cazzo, ho speso soldi, non ho visto niente ma ho bevuto tanta buona birra.

Appuntamento a Dubai? Io manco morto, per me EXPO finisce qui, per sempre, ma attendo con curiosità di vedere cosa manterranno di tutto quel baraccone e spero in una cena in cui, pazienti amici, mi mostreranno fotografie raccontandomi quanto e cosa mi sono perso <3

Le richieste di Moreno

Moreno

Mi è capitato di leggere un articolo pubblicato dalla Gazzetta di Reggio che parla della denuncia fatta dagli organizzatori della festa della birra di Sant’Ilario ai danni di Moreno il famoso (famoso?) cantante (cantante?) rap (rap?).
La storia in breve è questa:

– Gli organizzatori avevano scelto Moreno perché speravano richiamasse molte persone
– Hanno contattato il suo agente
– Lui ha detto “ok, sono 7500 euro per 70 minuti di concerto”
– Loro hanno detto “affare fatto”
– Poi hanno aggiunto degli extra
– Loro hanno detto di nuovo “affare fatto”
– Poi hanno detto “pagate voi anche l’impianto audio”
– Loro hanno detto per la terza volta “affare fatto”
– A pochi giorni dall’evento erano stati venduti 14 biglietti (Aiutatemi a dire “Successone”)
– Hanno informato l’agente
– Lui ha risposto “Moreno è un professionista, canta anche davanti a due persone”
– Il giorno del concerto Moreno ha fatto le bizze perché era stanco
– Il suo agente ha detto “vi scontiamo 1500 euro se lo fate cantare 10 minuti in meno”
– Alla fine ha fatto 6 canzoni (probabilmente tutto il suo repertorio più i B-side) e poi ciao.

Ma la cosa che, più di tutte, mi ha fatto ridere, è la lista delle “richieste particolari” fatte dal giovane artista, una roba che, al confronto, Madonna con i fiori bianchi è una dilettante.

Ecco la lista:
Un camerino esclusivo adiacente al palco, sufficiente ad ospitare sei persone e arredato con sedie, tavoli, specchio a figura intera, frigorifero, adeguata illuminazione e prese da 220 volt; servizi igienici attigui e ad uso esclusivo del backstage; parcheggio notturno interno e custodito per il furgone; due suite, due camere singole e una doppia con letti separati in un hotel di categoria minima 4 stelle vicino al luogo del concerto, con colazione inclusa; cena per sei persone di cui una celiaca in hotel o in un buon ristorante nei pressi del concerto, composta da una scelta di almeno tre primi, tre secondi e contorni, frutta, bibite, alcolici e caffè.
Oltre a questo, la Milky Service avrebbe dovuto far trovare nel camerino: sei panini farciti, quattro etti di affettati vari e formaggi misti, due ceste di frutta fresca mista, dieci bottiglie di birra di marca, 30 bottiglie d’acqua minerale naturale da mezzo litro, dieci lattine di Coca Cola (non altre marche), cinque succhi di frutta, una bottiglia da 1.5 litri di tè freddo, posate, tovaglioli, bicchieri, snack e patatine, cinque asciugamani neri di spugna.

No vabbè, delle richieste da vero gangster della strada eh?

Insomma, leggetevi l’articolo perché, se tutta questa storia è vera ed i fatti si sono svolti davvero in questo modo, tra comportamenti scorretti, scene da diva e persone imbucate, beh, il signor Moreno non ne esce proprio bene.

Cari della Milky Servizi, la prossima volta provate ad organizzare un RAP contest tra artisti locali, casomai con un premio finale di 1000 euro.
Vi aiuto io.
Vi costerebbe meno, richiamerebbe più gente e, sicuramente, vi svuoterebbero tutti i bidoni di birra!

PS

Aggiungo una nota in favore di Moreno:

Come primo evento il concerto avrebbe dovuto essere gratuito e l’incasso sarebbe venuto dalla vendita di birra e cibo.

Poi, sarà colpa della prima volta, ma gli organizzatori credevano davvero che la gente sarebbe venuta in automatico senza sbattimento in pubblicità?

Vedo dalla loro pagina che l’invito era stato inviato a 246 persone e, sempre dalla loro pagina vedo che il biglietto costava 12 euro.

Anche ammesso che fossero venuti tutti gli invitati, aggiungo anche ognuno con il loro partner, avrebbero incassato una roba attorno ai 7000euro, quindi non avrebbero nemmeno coperto tutte le spese.

Forse sarebbe stato meglio invitarne duecentoquarantaseimila e bombardare il web di passaparola, che dite?

A chi piacciono i biscotti?

La nuova normativa italiana impone a tutti i siti internet di mostrare l’avvertimento “questo sito usa i cookie”, che sarebbe un po’ come entrare in pasticceria ed essere fermati dal proprietario che ti dice “qui usiamo dello zucchero, se sei d’accordo entra, oppure vattene”.

Vi invito a leggere, tra le tante, la spiegazione data dal sito Apple perché, più di altre, specifica una cosa molto chiara: senza i cookie non fai un cazzo.

Perché il punto è questo, i “biscottini” vengono mangiati di continuo, senza di quelli non possiamo accedere, chessò, a Facebook (tanto per dire quello più in voga), non possiamo fare acquisti online, non possiamo prenotare il nostro volo low cost, non possiamo trovare qualche bipede che ci faccia un pompino.
Insomma, senza i cookie possiamo tirare fuori dall’armadio il ColecoVision e spararci una bella partita a Centipede, perché di più non riusciremmo a fare.

Ma si sa, in Italia siamo tutti un po’ così, risolviamo i problemi nella maniera più ridicola.

Perché investire risorse iniziando ad educare gli italiani all’utilizzo di questa brutta bestia che risponde al nome di internet?
Perché è molto più facile obbligare tutti ad esporre una ridicola scritta.

Quindi, accettate tutti quello che la maggior parte di voi non sa nemmeno cosa sia, e continuate a vivere in questa sorta di oblio chiamato Italia, così potrete mettere un bel “mi piace” sotto all’ennesimo stupido post di Facebook dedicato alla salvaguardia del pianeta… ovviamente non servirà a niente, ma la vostra coscienza si sentirà tranquilla e nonostante la vostra inutile vita sia esposta a pubblico ludibrio agli occhi del mondo, potrete dire “la mia privacy è salva. Aspetta che lo scrivo subito su Facebook

C’è grossa crisi anche nel mercato della figa

C’erano donne che ti facevano sognare, ognuna per motivi diversi.
C’era chi ne ammirava il portamento, chi la classe, chi i vestiti, o lo sguardo carico di parole, oppure, più semplicemente, c’era chi sognava di trombarsele selvaggiamente.
A me, ad esempio, piaceva da impazzire Raffaella Carrà (ma và?), mia madre diceva che, appena compariva in video, io ero come elettrizzato e non mi staccavo dalla televisione fino a che c’era lei.
Poi ricordo che mi aveva davvero colpito Rita Hayworth in Gilda, oppure Marylin Monroe nella scena di “Quando la moglie è in vacanza” quando Tom Ewell suona il piano, e lei entra dicendo “Rachmaninoff”. Mi faceva impazzire.
O ancora, per restare in tema nostrano, amavo i sorrisi di Maria Giovanna Elmi e, in un certo senso, ero innamorato di Gloria Guida, un amore a volte intaccato dalla meravigliosità di Edwige Fenech.

E si potrebbe andare avanti con una lista di nomi infinita, donne diverse, sogni diversi, anni e stili diversi.

E poi?
Cosa è successo negli ultimi anni?
Esistono ancora donne fatali capaci di turbare le notti a milioni di uomini?

Credo che qualcosa sia cambiato, qualcosa che, negli anni a venire, dovrà far faticare parecchio queste povere donne per potersi accaparrare uno straccio di uomo, un uomo che, come prima cosa, requisito indispensabile, non deve aver mai visto la pubblicità.
Eh sì, perché, se per un qualche malaugurato motivo, gli è capitato sott’occhio un di quegli orripilanti spot sui pruriti vaginali e gli odori incontrollabili, le perdite, i lavaggi intimi da non bere, ed i pannolini cattura odore beh, allora è finita, e l’estenuate battaglia che si sta consumando da anni “Donne Biologiche vs Trans Brasiliani” sarà vinta dalle seconde senza possibilità di nessuna rivincita!

Comunque, se io fossi una donna, farei causa a quei pubblicitari che fanno apparire la povera patatina, un orrendo e maleodorante pertugio 🙂

Paladini della grammatica, alla riscossa!

arisa

Ieri sulla pagina Facebook ufficiale di Arisa, lei o chi per lei, ha augurato a tutti una “Buona PasCqua”, così, con quella C di troppo che tanto mi ha fatto sorridere.

Poco dopo l’errore è stato corretto, ma per i paladini della grammatica tutto questo non è bastato, oramai si erano scatenati e la rabbia ha iniziato a viaggiare incontenibile.

Nei commenti è comparso di tutto, oltre ad alcune battute simpatiche, sono arrivate frasi di una volgarità assolutamente fuori luogo, prese in giro gratuite, copia/incolla di screenshot con il terribile errore; tutti a puntare il dito contro a questa C, roba che ancora un po’ e veniva proposta la lapidazione.

Che pena che mi fanno queste cose.

Immagino questi ignoranti, con una vita vuota di contenuti, che non hanno mai letto un libro in tutta la loro vita, che in televisione guardano solo trasmissioni di livello culturale più basso del Grande Fratello, che ridono a crepapelle guardando video di scherzi telefonici e che, se proprio non c’è una partita da guardare il tv,  fanno il grande sforzo di andare a votare dando la loro preferenza a dei politici che parlano solo in dialetto (quale, sceglietelo voi).

Li posso quasi visualizzare quando, arrivati davanti a questa C, hanno avuto come un brivido, l’illuminazione della loro vita e, sobbalzando sulla sedia, hanno iniziato a gridare “Si scrive senza la C! Lo so anche io, lo so anche ioooo!”.

Ed allora via, tutti a vomitare insulti contro Arisa, casomai scritti in perfetto “ignorantese”, farciti di K, tutti a caratteri maiuscoli e rigorosamente senza punteggiatura.

Oggi Arisa ha cancellato il post incriminato, ed ha fatto bene, perché era diventata una cloaca, tanta era la merda di cui avevano riempito quel post.

Poveri paladini della grammatica, adesso non avete più dove poter sfogare la vostra frustrazione. Andate a consolarvi con un qualche quiz adatto a voi, quelli in cui fanno la domanda e poi propongono due soluzioni.
Una qualche possibilità di azzeccare la risposta ce l’avete anche voi.