Ieri sera sono stato al teatro Ariosto per vedere i ragazzi del Balletto di Toscana, in una serata organizzata in collaborazione con i teatri di Reggio Emilia.
I balletti sono stati 10, ma devo ammettere che, nonostante tutte le mie preoccupazioni quando ho letto i nomi di alcuni coreografi, la serata è stata molto più che piacevole.
I ragazzi, tutti giovanissimi, sono stati davvero bravi, e nei due brani di Fabrizio Monteverde, “Notturno” e “Barbablù”, mi hanno davvero esaltato.
Energici ed accattivanti i movimenti, niente costumi di ingombro ma solo i corpi nella loro bellezza, musiche mai invasive ma allo stesso tempo coinvolgenti… in poche parole, bellissimi!
Trovo inutile aggiungere che, tra gli italiani, Fabrizio Monteverde è uno dei miei coreografi preferiti.
Mi chiedevo anche perchè, un superbo passo a due come quello tra Claudia Piana e Saul Daniele Ardillo, non sia possibile trovarlo in cartellone al Valli…
Molto bello anche “Shabby”, il pezzo di Eugenio Scigliano con cui si è aperta la serata.
Non avevo mai visto dei suoi lavori, e adesso sono molto curioso di vederne altri…
Ci sono state anche due coreografie di Arianna Benedetti ed una di Cristina Rizzo, ma tra quelle di Monteverde e Scigliano, risultavano indispensabili come un’oliva nel Martini.
Dopo un breve intervallo, si è passati alla parte da me più temuta, gli ultimi quattro brani con le coreografie di Walter Matteini e di Mauro Bigonzetti.
Il sipario si è riaperto con “Corsi e Ricorsi” di Matteini.
Visto i suoi precedenti lavori, mi ero già preparato con un boccetto di sali in mano, il salvalavita beghelli al collo, ed un prete al mio fianco, casomai avessi avuto bisogno di confessarmi.
Mi sono dovuto ricredere.
Nonostante si sia un poco ingarbugliato a metà, finalmente ha tolto quasi tutti quei movimenti spastici, di cui erano pieni i sui precedenti lavori, tipo le braccine che sbattono sui fianchi come fossero addormentate, la camminata della scionchia, o le manine morte che picchiano il torace come a voler richimare un rutto, tutte cose presenti già dal primo lavoro “Fiori D’Irlanda” che io ho catalogato alla voce “torture audio-visive”.
Stavolta invece il risulatato finale è stato molto piacevole, e le luci di Carlo Cerri hanno fatto il resto.
Il pezzo successivo è stata l’intramontabile, la rimontatissima, la propinatissima, l’aggiustatissima, la già vistissima, la nonsenepuòpiùissima “Cantata”!
In questa occasione è stata modificata, e devo ammettere che l’aggiunta del pezzo “uomo-avvinghia-uomo” ha creato un momento molto erotico, ed insieme agli altri ammiccamenti, tutt’altro che velati, proposti prima da Monteverde, ha regalato alla serata, un favoloso quanto inaspettato “gay tribute”.
E’ andata peggio con il brano successivo, un assolo estratto da WAM (omaggio a Mozart), riproposto e riadattato per l’occasione su Francesco Mariottini, giovane ballerino dal fisico mozzafiato.
Già il fatto che, nella versione originale, quel passo fosse fatto da Alexis Oliveira faceva presagire il peggio e rendesse il confronto inevitabile.
Se Alexis, con la sua bellezza e la sua bravura, faceva passare in secondo piano l’orribile gonna bianca, Francesco la esaltava in pieno, facendolo assomigliare in maniera preoccupante a Nellie Oleson.
La sua interpretazione ha lasciato un pò a desiderare.
Era più instabile dell’economia Italiana, ed i movimenti di mano e braccia, tanto cari a Bigonzetti, fatti da lui sembravano il telegiornale per i sordomuti nella descrizione dello tsunami a Giakarta.
La serata è stata chiusa dai bravissimi Thibaut Cherradi e Macha Daudel con un passo a due “Vertigo”, anteprima dalla nuova fatica di Mauro Bigonzetti.
Devo dire che il pezzo mi è piaciuto molto e, se tutto il resto del lavoro è all’altezza di questo, si preannuncia uno spettacolo davvero grande.
Bravo Mauro.
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