L’inferno è in città e si chiama Abercrombie!

Oggi, spinto dalla curiosità, ho fatto un giro nel negozio di Abercrombie a Milano.

Avrei dovuto sospettare che qualcosa non andava già dall’ingresso.
Un piacente ragazzo ci ha aperto la porta e ci ha detto “Hi guys! How are you?“.
Se la cosa vi sembra buffa, vi dico anche questa: lo stesso ragazzo all’uscita ci ha salutato con “Uè, ciao ragazzi!“. No comment.

Ma è stato all’interno che sono cominciati i veri momenti di terrore!

Alluci-in-azioni!
La prima cosa che ho notato sono i commessi… portavano delle infradito! Cazzo, le in-fra-di-to!
Io ero vestito con una pelle di orso polare e, prima di uscire, avevo spalmato tutto il mio corpo con grasso di balena, berretto in testa, sciarpa… e questi girano in infradito?
La tentazione di schiacciargli un alluce è stata fortissima.

Luci ed ombre
Ora, è vero che io ho la stessa età della mummia del similaun e che quindi ho qualche problema di stabilità quando mi muovo, però porca puttana quel negozio è tremendo, ti fa perdere il senso delle dimensioni!
Ti aggiri per corridoi bui e stretti, i vestiti sono ordinatamente ripiegati per colore e messi su alti scaffali illuminati,
le scale sono gradini bianchi in un materiale opaco (plexiglas? plastica?) illuminato, specchi ovunque e, la cosa più
orripilante, una zarrissima musica sparata ad un volume talmente alto che, al confronto, un concerto dei Manowar sembrava una omelia.
Ecco, in tutto questo io avanzavo a passi piccoli, come quando da bambino entravo nel castello degli specchi, perché tra luci, ombre e confusione io non ci capivo più nulla.

Trussardi action reload?
In vari angoli del negozio, sadiche commesse ti aspettano armate di boccette di profumo e, mentre tu passi ignaro, zacchete!
Ti sparano addosso un poco della fragranza Abercrombie.
Oh, non è male, però a me ha ricordato un profumo che usavo tanti anni fa, il Trussardi Action.
Inutile dire che questi salti nel tempo riescono a destabilizzarmi in maniera impressionante.

Like in a darkroom
Mentre mi aggiravo sempre più allucinato tra i tetri corridoi del negozio, mi si para davanti una specie di statua greca,
con la camicia aperta che mette in mostra un fisico come quelli che si vedono sui giornali.
Mi guarda fisso negli occhi, piega la testa verso destra, accenna un sorriso ed aggancia i pollici ai jeans abbassandoli leggermente fino ad una pericolosissima zona raso inguinale, proprio come quello nella foto in alto.
Prontamente io, da vero esperto di battuage, mi sono subito posizionato nella parete di fronte, mi sono appoggiato con la schiena ed il piede destro al muro, ho messo la mano sul mio pacco, ho piegato la testa, ed ho ri-sfoderato la classica smorfia a metà tra “ti mando un bacio” ed un “ti faccio un sorriso“.
Avevo appena cominciato a leccarmi le labbra stringendo gli occhi, che mi si è avvicinata la commessa per spiegarmi che quello era semplicemente un manichino vivente e non ci stava provando con me.
A quel punto, dopo aver steso la commessa con un cazzotto, ho fatto sparire il corpo dietro ad un bancone e mi sono allontanato fischiettando, sperando che nessuno avesse assistito a questa scena.

Cara la mia maglietta
In america i vestiti di Abercrombie costano poco, qui te li fanno pagare come se fossero “de gran marca“, ed una cazzo di polo te la vendono a 75 euro.
Conclusioni: c’è qualcuno che mi riesce a spiegare cos’ha di tanto speciale quella specie di H&M americana?

ps
Il dopo abercrombie, ovvero “Com’è facile incontrarsi in una grande città”
La vera sorpresa però è stata pochi minuti dopo al ristorante della Rinascente, dove ho incontrato un amico che lavora come stilista per Tom Ford.
Abbiamo ovviamente parlato di “A single Man” e, tra una chiacchiera e l’altra, mi ha detto che conosce bene Jon Kortajarena perché è spesso qui a Milano.
Mi ha detto che è un ragazzo simpaticissimo e molto alla mano.
Cosa dite, fa brutto se piazzo una tenda davanti allo showroom? :o)