Ansia da pres(en)tazione

Normalmente mi ritengo una persona abbastanza disinteressata ai discorsi legati alla moda, seguo distrattamente il susseguirsi di stili e colori con la stessa grinta con cui mantengo vivo il mio armadio.
Acquisto più per necessità che voglia di innovazione, dove capita e senza nessuno scrupolo, se non quello che, se per avere una maglia devo poi mangiare pane e cipolla per un mese, beh, viva i centri commerciali.

Detto questo, porca puttana, il matrimonio di Daniela mi sta facendo impazzire.

Gli voglio un bene dell’anima, vorrei essere perfetto ma, nonostante gli sforzi, o sembro un cameriere oppure uno che si è tuffato nell’armadio dopo essersi cosparso di colla.
Grazie poi alle mie spalle cadenti l’effetto “giacca su attaccapanni” è garantito.
Alle volte vorrei essere come il Fra, un amico che, anche se gli metti addosso un sacco di juta e poi glielo leghi in vita con una corda, riesce a portarlo con stile ed eleganza.
Uff!
Ma perché non sono uno di quei finocchi pieni di buongusto ed attenti alla moda?

Dopo seimilacinquecento giri in mille negozi, alla fine ho comprato una camicia bianca da Zara. Capirai…
Non sono riuscito a fare nient’altro, oddio, una giacca nera ce l’ho, la cravatta e le braghe sempre nere pure.
Mancherebbero le scarpe.
Vabbè, torno a fare un giretto in zona Duomo -_-’