E’ stata una giornata molto faticosa.
L’appuntamento era per le 14.30 sotto le torri, una idea geniale che hanno avuto anche altre 20.000 persone, ma noi, che non vogliamo essere originali a tutti i costi, ci siamo uniti al gruppo.
I primi 20 minuti li ho passati al telefono, una parte tra i vari “prooontoooo?! siiiii?! non ti sentoooo!” ed i terrificanti “doooveee? alza la manooooo!!!”, un’altra invece a rispondere ad sms. Tutta una serie di intercettazioni telefoniche che mi hanno fatto guadagnare subito il titolo di “infopride”.
Vabbè.
Ho incontrato molte persone, ne ho conosciute tante e, purtroppo, non sono riuscito ad incontrarne tantissime altre. Mi sentivo emozionato come un bambino.
Solo una critica: il percorso.
Era lungo, troppo lungo, ci siamo cotti al sole, ci hanno fatto camminare fuori dal centro come degli appestati quando, secondo me (parere discutibile eh), una bella sfilata lungo via indipendenza sarebbe stata più simpatica.
La manifestazione è stata tranquilla, anche troppo forse, l’unico momento di suspance è stato quando una ragazza è caduta da un carro in sfilata.
A Torino ricordo il passaggio in centro con tutta la gente che, tra applausi e saluti, ci sosteneva come fossimo eroi di una colorata maratona.
A Bologna invece sembrava un corteo lungo una specie di autostrada, una fila di persone che se le suonavano e se le cantavano da soli.
Meno male che poi la piazza, come nelle migliori tradizioni, è riuscita a riunire l’energia.
Peccato solo per l’impianto audio, non proprio perfetto… solo chi era davanti al palco riusciva a seguire bene i vari interventi.
Chiusa parentesi.
Adesso cazzeggio!
Subito un ringraziamento a Principino che, con infinita pazienza, ha preparato tanti triangolini rosa per tutti. Grazie!
Non farò una lista di tutti quelli che ho baciato, solo l’idea di inserire così tanti link mi spaventa.
Facciamo così, tutti quelli che mi hanno incontrato al Pride possono scriverlo nei commenti! Ovviamente sottolineando il fatto che per loro è stata un’emozione indimenticabile e che, visto dal vivo, non sembro nemmeno così pelato ![]()
Non siamo riusciti a fare gruppo compatto, il corteo era troppo dispersivo e bastava fermarsi per scattare una foto che subito ci si ritrovava insieme ad altre persone.
A fine giornata ero così distrutto che non avevo più la forza nemmeno per tenere in mano la macchina digitale, e mi dispiace perché in piazza ho incontrato molti altri amici.
E’ un peccato che molte persone, anche omosessuali, continuino a considerare il Gay Pride una baracconata.
Certo, l’atmosfera è colorata e molto spesso la scivolata nel look da brivido è facile, ma di queste cose c’è già chi se ne occupa.
Io preferisco concentrarmi sulle emozioni che la manifestazione riesce a trasmettere, quel sentirsi così forti e dove, tutti quegli schiaffi morali che la società ci regala ogni giorno, non riescono ad arrivare.
Eravamo insieme, non ci conoscevamo e sicuramente qualche antipatia a prima vista è scoppiata, ma nonostante tutto questo eravamo uniti, e tutti insieme, con le nostre bandiere, i cartelli improvvisati, le parrucche, grondanti di sudore, avevamo ugualmente qualcosa che fa molta paura: i nostri sorrisi.
I sorrisi di persone normalissime, alcuni belli ed altri brutti, alti, bassi, grassi, magri, uomini, donne, stupidi, dotti… persone come tante, come se ne vedono ovunque, molto lontano dall’immagine che certe televisioni e certi “giornalai” vogliono far passare.
Come diceva uno dei tanti cartelli “Siamo dappertutto, arrendetevi!”, ma questa non vuole essere minaccia. Arrendetevi all’evidenza di quello che siamo: Migliaia di persone che vogliono solo una cosa, il rispetto.
Per questo è importante partecipare.
Dopo i discorsi, alcuni anche molto toccanti (come quello della vice presidente dell’agedo), la festa in piazza è continuata con la musica.
Tra i primi ad esibirsi c’è stato anche Emilio Rez, con una performace che è stata definita da tutti imbarazzante.
Io, fortunatamente, ero andato a recuperare il fidanzato e mi sono scampato:
- La base su cd che saltava (molto professionale)
- Il recupero di una base improvvisata (ancora più professionale)
- Una coreografia perfetta per essere caricata su YouTube con il tag “casi umani” (spero che qualcuno abbia avuto il coraggio e la prontezza di filmarlo)
- Una pseudo crocifissione stile “volevo essere Madonna, ma sono riuscito solo a diventare bestemmia”
- I fischi a fine esibizione
Sono momenti.
A concludere con la giusta verve ci hanno pensato gli Alcazar.
Prima di tutto hanno cantato dal vivo, le coreografie erano semplici ma divertenti, le basi, manco a dirlo, coinvolgenti.
Abbiamo ballato e mosso il culo.
Poi saluti e via all’assalto di un qualche ristorante.
Non sono andato alla festa conclusiva, il mio unico desiderio era quello di togliermi le scarpe, fare una doccia e poi buttarmi a letto.
Mi sono addormentato quasi subito ed ho fatto un bellissimo sogno.
C’era il Papa che faceva il Papa, la Carfagna che ballava attaccata ad un palo, Berlusconi era in galera, i titoli sui giornali non mi facevano più paura ed io passeggiavo mano nella mano con il mio ragazzo mentre mangiavo un gelato.
Ed ora qualche foto.
Le ho caricate tutte, senza censura, quindi, se tra quelli che ho fotografato ci sei anche tu e la cosa ti da fastidio, mandami una mail.
Se sei simpatico la tolgo, altrimenti la lascio e poi sono tutti cazzi tuoi
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Update
C’è ancora tanto da fare










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