Erano molti anni che non vedevo uno spettacolo di Paolo Poli, l’ultimo è stato “Jacques il fatalista” di Denis Diderot, e lo ricordo esilarante.
Ieri sera, insieme ad alcuni amici, sono andato a vedere il suo nuovo lavoro “Sei brillanti giornaliste del novecento”.
Sincero?
Mi è piaciuto a metà.
La prima parte, escluso alcuni momenti, è quella che ho trovato “meno riuscita”, mentre la seconda mi ha deliziato, e non poco.
Il testo che mi è piaciuto di più è quello tratto da “Adagio un poco mosso” di Elena Gianini Belotti.
La sua interpretazione di Teresa è stata bellissima.
A vederlo saltare da una parte all’altra del palco, sempre con quella sua voce che passa da toni avvolgenti a gridolini squillanti, si fa veramente fatica a credere che sia nato nel 1929.
Certo un discorso come questo non si potrebbe fare a Lui che, quasi sicuramente, risponderebbe con “Come si permette? Non ci si rivolge così ad una povera diva a una signora agée che oramai le banane riesce solo a mangiarle per bocca!”.
Ma in fondo mi piace per questo, il suo essere sempre sopra alle righe con incredibile signorilità ed intelligenza, anche quando se ne esce con frasi poco condivisibili come il suo giudizio su omosessuali e gay pride, oppure come quando, da vero affabulatore bricconcello, attacca bottoni micidiali ai vigili del fuoco presenti in teatro ![]()
In fondo Lui, alla sua maniera ed in tempi diversi, un personalissimo pride lo ha fatto autonomamente.
Non credo esista un altro artista così.
Chiudo questo post con un piccolo saluto.
Volevo ringraziare la misteriosa Marisa, che, poco prima dell’inizio spettacolo, si è avvicinata sorridendo e mi ha detto: “ciao, leggo sempre il tuo blog”.
Io sono diventato tutto rosso.
E’ strano conoscere persone che, in un certo senso, sanno tutto di te.
Beh, amici, sono soddisfazioni









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