Fell in love with a Bratwurst

La mia vacanza è stata fisicamente e mentalmente necessaria, avevo bisogno di staccare la spina, di non dover guardare l’orologio, di non tagliarmi la barba, di non lavarmi, di mangiare come un bufalo e bere come una spugna. Insomma, avevo bisogno di vivere una settimana come Amy Winhouse. E, porca puttana, ci sono riuscito.

La meta era Berlino: Viaggio in macchina, sosta a Norimberga all’andata ed al ritorno, permanenza gentilmente offerta da Alexander, una visita ai miei ex coinquilini, un cazzeggio per la città e tanta tanta birra.


Inoltre, visto che il buon Alexander stava partendo per le vacanze insieme al suo ragazzo, ci ha lasciato le chiavi di casa e l’abbonamento della metro, regalandoci così la (bella) sensazione di abitare in un appartamento stu-pen-do di Prenzlauer berg.

Arrivato a Berlino un poco mi sono emozionato, non ci andavo dal 2004 e ne sentivo davvero la mancanza.
E’ una città piena di cose da fare, ma senza quella frenesia che ti pervade ogni volta che ti ritrovi in una metropoli; quasi riesci a guidare per il centro con il braccio fuori dal finestrino, mentre fischietti una qualche canzone dei Ricchi e Poveri.
E per chi dice che in Germania si mangiano solo wurstel, beh, effettivamente ce ne sono di tanti tipi (via alle battute), ma in una settimana sono riuscito a mangiare di tutto, anche un’ottima pizza.
Particolare non trascurabile poi è quello dei prezzi, molto più bassi, ad esempio, di quelli a Reggio Emilia. Con 10 euro riesci tranquillamente a mangiare e bere due birre.

L’unico museo in cui sono stato è il Neues Museum, perché ero molto curioso di vedere il busto di una delle donne più famose del mondo… No, non era Madonna, era Nefertiti, ancora bellissima, come 3000 anni fa.

Nel soggiorno Berlinese sono stato un vero despota, ho costretto il mio ragazzo ad estenuanti passeggiate, a visite ad amici, a cene improvvisate ed anche a litri e litri di radler.
Vita notturna quasi niente, alla sera eravamo troppo stanchi, si mangiava, si facevano un poco di chiacchiere e poi a letto. L’unica uscita l’abbiamo fatta in un locale (piccolissimo) in Kreuzberg, il Möbel-Olfe.
Avendo però impiegato 15 minuti per arrivare al bancone, abbiamo deciso di arrenderci e tornare a casa.

Per la colazione abbiamo scoperto un posticino carinissimo, il cafè Tous Les Jours, dove servivano il caffè della Illy, un cappuccino perfetto ed una pasta al cioccolato divina <3
Inoltre, il ragazzo che ci lavora è un bono da paura, e così mangiavano pure gli occhi.
Consigliatissimo!

L’ultimo giorno lo abbiamo fatto a Potsdam, a casa della Sylvia, e l’abbiamo passato tra passeggiate sul lago, l’ottima cucina della *Mütti*, i panini con i semini e, ovviamente, la birra 🙂

Nella seconda sosta a Norimberga, sotto consiglio della Sylvia, abbiamo assaggiato i Bratwurst, piatto locale, ed è stato subito amore. Non riuscivo a smettere di mangiarli.
Unico neo, la cameriera stronza! Una specie di nazista mezza ubriaca (si scolava i fondi dei bicchieri prima di riportarli in cucina), sgarbata nel modo di servire e che, con una faccia di bronzo da manuale, si è messa in tasca i miei 20 euro di resto sfoderando un secco danke.
Ma danke sto paio di balle.
Fosse stata simpatica e sorridente glieli avrei anche lasciati, ma visto la sua stronzaggine mi sono un attimino scaldato e, mentre il mio ragazzo mi guardava preoccupato, mi sono alzato, ho agguantato il troione e, visto che faceva finta di non capire, l’ho tirata fino al tavolo dove, penna alla mano, gli ho fatto la sottrazione sullo scontrino, ho sottolineato il numero 20 e gli ho detto “gimme the rest please”.
In un primo momento ho creduto che mi avrebbe ucciso ma, come si fa in questi casi,ho guardato il nemico fisso negli occhi. Alla fine ha tirato fuori il soldone e se n’è andata 🙂

Di tutta la vacanza, la cosa più impressionante (oltre al fatto che mangiavo in continuazione) è stata la mia valigia.
L’avevo riempita di vari vestiti, ma alla fine ho usato sempre il solito paio di braghe e la solita camicia che, dopo sette giorni, se la mettevo sulla s-bhan, riusciva a tornare fino a Hufelandstraße da sola.

I viaggi in macchina sono stati perfetti, niente code, mai troppo caldo, soste pipì e cibo regolari.
Siamo anche stati fermati dalla polizia tedesca che, in un inglese traboccante di K ci ha chiesto se avevamo della droga. La tentazione di rispondere “ma magari!” è stata fortissima, ma non volevo ritrovarmi in una qualche prigione della turingia con l’ispettore Derrick che mi ispezionava il buco del culo alla ricerca di ovuli.

Un grazie quindi a tutti quelli che hanno fanno diventare la mia vacanza bellissima, sopportando i miei sbalzi d’umore ed anche le mia ascelle 🙂