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Ma allora volte proprio farmi bestemmiare!

Oggi ero in giro per Milano.
Il mio obbiettivo principale era quello di comprare un maglione ma, tra dubbi e ripensamenti, nella mattinata sono riuscito a comprare solo un cannolo siciliano, un cappuccino, un croissant ed un frullato.
Perché non mi accompagna mai nessuno per aiutarmi nello shopping?

A dire la verità un maglione che mi piaceva l’ho anche visto, il problema è che costava esattamente come una rata del mio mutuo. L’ho ovviamente lasciato sullo scaffale.

Poi, tra un negozio ed un altro, sono capitato davanti ad una vetrina che mi ha lasciato senza parole.

 

C’era un vestito color divano di mia nonna, tutto fatto di paillettes. Più lo guardavo e più pensavo a chi cazzo potesse avere il coraggio di comprarlo.
Secondo voi quanto potrebbe costare un abitino come quello?

Siete pronti?
Allora, la gonna circa 13000 euro, mentre la giacca 17000.
No, dico, 30000 euro per un vestito?
Trentamila euro?

Mi sono veramente sentito uno straccione. Molto più di quello che in realtà sono.

Dico la verità, la tentazione di entrare in negozio e, dopo aver gridato “Onda Energeticaaaaaa!“, fare un rutto in faccia ai commessi è stata fortissima.

Evviva le case al piano terra!

La vacanza parigina è finita, archiviata la Tour Eiffel, il Marais ed i suoi locali, le mie amate boulangerie ed il quartiere latino con le crêpes alla Crêperie Génia, strafavolosamente buone, ho ripreso l’aereo e sono tornato in Italia.
Una vacanza a tratti faticosa, ma tutto sommato assolutamente indimenticabile.
Così come resterà indimenticabile il mio ritorno a Milano.

Una piccola premessa:
Io soffro di vertigini, il mio ragazzo abita al decimo piano, il suo balcone ha la ringhiera molto bassa (appena sopra all’uccello) e la sua donna delle pulizie è completamente pazza.

Allora, ieri, per tutta una serie di motivi ero a casa (del mio ragazzo) da solo e, mentre stavo sistemando la valigia, all’improvviso si è alzato prima un delizioso venticello e, subito dopo, una specie di nubifragio con poderose ventate e acqua a scrosci.
Il problema è iniziato quando, mentre il vento continuava ad infuriare, dal balcone ho iniziato a sentire dei rumori sospetti. La sua donna delle pulizie, che come vi dicevo prima è completamente pazza, ha avuto la brillante idea di montare due tende sul balcone, a suo dire “per dare un poco più di ombra” e, tralasciando la scelta della disgustosa fantasia a fiori che sembrava un vestito di Stella McCartney, non avendo gli anelli della tenda, l’ha legata con delle corde al bastone in ferro attaccato in alto e la parte sotto l’ha fermata al balcone.
Risultato finale associato al forte vento? L’effetto vela!

Ho seriamente temuto che il vento spaccasse il bastone in alto e così, carico di ingenuità, ho pensato (malamente) di tagliare le corde in basso, senza però considerare il fatto che in alto, non essendoci gli anelli, la tenda era bloccata e non riusciva a scorrere.
Raccoglierla su un lato, come pensavo di fare, si è quindi rivelato impossibile.

I 15 minuti successivi sono stati per me carichi di terrore.

Le tende sembravano due lingue verdi impazzite ed io ho realizzato di aver solo peggiorato la cosa.
Il vento intanto continuava ad aumentare ed io, madido di quella sudazza che ti viene quando ti rendi conto di aver fatto una cazzata, ho iniziato a pensare a come risolvere il tutto.

Prendere una sedia per arrivare agevolmente al bastone e quindi tagliare le corde assolutamente fuori discussione, solo a sporgermi mi viene male, figurarsi a salire in piedi su scale o sedie.
E allora come fare?
Non avendo a disposizione una affilata katana, sono corso in cucina, ho preso un cucchiaio di legno ed un coltellazzo da pane, li ho legati insieme con del nastro adesivo e poi, con questa rudimentale prolunga, sono coraggiosamente andato sul balcone pronto a tagliare le corde.

Con una mano tenevo tesa la tenda, e dovevo fare forza perché il vento continuava a strattonare, e nel frattempo con l’altra mano tagliavo faticosamente le corde.
Avevo il cuore a mille, ansimavo come un cocker ed a ogni strattonata mi sembrava di cadere. Cercavo di non guardare in basso e continuavo ad imprecare chiedendomi cosa cazzo mi era venuto in mente di fare.
Mi chiedevo anche con che coraggio la signora era salita su quella scala per legare la tenda, e mi sentivo ancora più stupido.

E se la prima sono riuscito a toglierla abbastanza velocemente, con la seconda sono iniziati i problemi.
La perfida “dUonna di ucraina” (che, nb, è identica alla mia amata Olga), non avendo evidentemente abbastanza corda, ha usato anche dei filoncini, fortunatamente sottili, che però hanno richiesto uno sforzo superiore.
Mentre tagliavo quelle cazzo di corde pensavo al film che avevamo visto la sera prima “Salt” con Angelina Jolie.
Pensavo alla scena di lei inseguita che, spavalda, usciva dalla finestra camminando sul cornicione della casa e realizzavo che, se dovessi trovarmi io in una situazione simile, con qualcuno pronto ad uccidermi e, come unica possibilità, una fuga dalla finestra, beh, mi metterei buono buono nella stanza e chiederei all’assassino di mirare dritto al cuore.

Tagliato l’ultimo pezzo di corda ho avuto il crollo, sono rientrato in casa e l’adrenalina ha iniziato a scendere, mi tremavano le gambe e non sapevo se ridere o piangere.
Le vertigini sono una brutta bestia che non sono mai riuscito a controllare.

Certo che la scena, vista da fuori, dev’essere stata imperdibile.
Uno sfigato in mutande, con in mano un improbabile coltello allungato, che taglia le corde che tengono ferma una orribile tenda e con una espressione sul viso a metà tra “sto per entrare nella porta dell’inferno” e “cazzo, ieri ho mangiato una confezione intera di weetabix ed oggi sto per cagare una rotoballa”.

Sono momenti. Sigh.

Visto che ho un blog, un qualche aggiornamento ve lo dovrò pure dare!

Eh sì, non ne posso più di vedere la “PerTina” in prima pagina, quindi questo post è principalmente fatto per toglierla dai coglioni.
Detto questo, ecco un breve riassunto degli ultimi 10 giorni.

- Meno Mono per mi

La settimana scorsa ero a Milano e, come spesso faccio nelle mie brevi capatine meneghine, sono andato al Mono per un drink e qualche chiacchiera.
Mentre stavamo uscendo c’è stato un episodio davvero triste.
Una signora che, ad occhio e croce, non aveva proprio tutte le rotelline oliate, era entrata nel locale (saaacriiileeeeggggioooo, il teeeempio dei gheeeeeeiiii) e, con aria timida e voce cantilenante, aveva chiesto di poter mangiare un poco di patatine fritte.
Alla richiesta, uno dei ragazzi dietro al bancone, si è arrabbiato e l’ha cacciata in malo modo.
Ora, io non so se ci sono dei precedenti e quella mite signora simpaticamente svitata era in realtà una serial killer che aveva già compiuto efferati omicidi all’interno del locale pieno di classe.
Oppure se, più probabilmente, la questione era che la signora non rientrava nei canoni estetici del locale e con i suoi modi zingareschi rischiava di disturbare il rumoroso gruppo di omosessuali impegnato a risolvere spinose questioni tipo “ma Lady Gaga diventerà la nuova Madonna?”.
Irritato dalla scena il mio ragazzo ha detto che avrebbe pagato lui le patatine a quella donna, poi ha messo 6 euro sul bancone e, mentre il gestore inferocito continuava a sbraitare “però non la fare entrare”, ha riempito un piattino con delle patatine fritte e le ha portate fuori alla signora che, tutta sorridente, lo ha ringraziato e si è allontanata tenendo tra le mani il piattino come fosse un piccolo tesoro.
Quanto costa un pacchetto di patatine?
Era davvero così difficile fare un gesto simpatico?

- A Reggio badilate de cultura

E’ iniziata la mostra della fotografia europea e Reggio Emilia, come sempre più raramente capita, si è improvvisamente riempita di vita.
Mi fa arrabbiare il veder come potrebbe essere il centro storico se quei merdoni rompicoglioni che lo abitano non si ostinassero a pretendere strade silenziose, locali che chiudono presto, nessuno che parla davanti ai bar, nessuno che beve davanti ai bar e nessuno che fa niente di niente perché “loro” devono starsene a casa tranquilli ad ascoltare il telegiornale.
Ma perché “loro” non se ne vanno ad abitare in campagna se vogliono il silenzio?
La città è bella così, piena di gente che ride, piena di cose da vedere, di locali in cui fermarsi per fare quattro chiacchiere e commentare i tanti spazi espositivi, alcuni bellissimi, altri.. ehm… ok, ci siamo capiti, la città è bella quando è viva! Punto.

- Non posso fare nomi

Ma cazzo, se per una serie di strane coincidenze ti ritrovi a fare un banner pubblicitario che verrà pubblicato in un famoso giornale di settore e, quando stai per inviare il materiale, ti accorgi che l’indirizzo è una cosa tipo “nonnapia@servizioaggratis.it” beh, subito l’idea di professionalità va a gherigli.
E se poi la mail ti continua a tornare indietro perché l’allegato e troppo pesante e allora tu li chiami per sapere se hanno un altro indirizzo e, anziché una redazione, sembra la sagra della porchetta.
E se poi, ciliegina, ti dicono di non inviare file PNG perché non li riescono ad aprire, beh, a questo punto inizi seriamente a dubitare della professionalità di quel giornale.

- Insensibili (a world full of nothing)

Sabato sera, erano circa le 19.50, stavamo servendo gli ultimi clienti in negozio quando, improvvisamente, un mio collega ha avuto una crisi epilettica.
Si è irrigidito e poi, dopo aver violentemente sbattuto la testa, è caduto a terra tremate.
Un ragazzo che stava facendo spesa ci ha detto di essere del pronto soccorso ed è venuto ad aiutarci (è stato un tesoro e l’ho amato tanto).
Eravamo tutti molto spaventati, lui in una pozza di sangue, noi intorno che cercavamo di tenerlo fermo, il capo negozio che chiamava il 118 e, quasi urlando dalla paura, diceva dove dovevano venire.
In tutto questo trambusto, la signora che stava servendo prima di cadere inizia a chiamarmi e, quando mi avvicino mi dice “il suo collega mi aveva preparato il prosciutto cotto, il pacchetto è lì”.
Io ero senza parole! Uno sta male e quella si preoccupava del suo prosciutto cotto?
Mentre gli stavo prendendo il pacchetto si è anche affrettata a dirmi che “guardi che il suo collega lo ha già pesato”.
Ero molto tentato di dirgli “va bene, allora appena gli passa la crisi epilettica gli chiedo dove lo ha messo!”.
Poi mi ha fatto pena, anzi, quasi schifo, come tutte le persone incapaci di provare sentimenti, come tutte quelle persone egoiste che, davanti ad una qualsiasi disgrazia altrui, grande o piccola, continuano a pensare solo alle loro misere necessità.
Gli ho ripesato il suo cazzo di pacchetto e poi gli ho anche augurato una buona serata… ovviamente una buona serata seduta sul cesso a cagare duro come acqua per almeno 12 ore a fila.

- Niente è per sempre (Albano e Romina docet)

La prossima settimana ci sarà un grandissimo stravolgimento sul posto di lavoro.
Ancora non so bene cosa succederà, e non so nemmeno come affrontare la cosa, lascerò quindi che sia l’istinto a guidarmi.

- E per finire: fuffa!

Questo è un blog cazzaro che si nutre di fuffa e quindi, visto che per una settimana non ne ho pubblicato, ecco pronto un video sopraffino, pieno di quel delizioso senso di inutilità che tanto mi piace.
Signore e Signori, ecco a voi Il Mangiafiga! E vi prego di amare insieme a me la colonna sonora :D

Weekend

Posso ritenermi soddisfatto, come fine settimana è stato pieno di sorprese.

Ho trovato una bellissima giacca, una di quelle che ti chiama dalla vetrina come fosse una sirena, ti incanta e tu ti ritrovi con alla cassa con il bancomat in mano in meno di 5 minuti.
Insieme alla giacca ho poi dovuto comprare anche un paio di scarpe, perché insieme stavano troppo bene.

Ho ricevuto in regalo un pacco di vecchi dischi, tra cui dell’appetitosa roba di Raffaella Carrà ed il primo 45 giri di Madonna.

Sono stato alla Fnac per vedere (ed ascoltare) Paola e Chiara e, quello che doveva essere un incontro con i fan, si è trasformato in un piacevolissimo mini concerto.
La sala era piena ed io ho preferito godermelo dal fondo, onde evitare sgomitate.
Devo dire che sono state molto brave, il piedino ballerino seguiva il ritmo ed ho pure cantato tutto il medley unplugged.

Tra la folla dei fan ho visto lei ed ho scoperto chi è lui (ta-daaaan! Sarà il mio segreto).

Ho finalmente conosciuto lui (ammazza che paio di spalle sembrava “ti spiezzo in due”) ed anche lei.
Foto di rito e poi tutti all’aperitivo per un intenso scambio di opinioni.
Qui trovate alcune foto dove appare anche la mia crapa pelata.

Ho preso coscienza del fatto che alla wii faccio cagare.

Ho scoperto che la doccia del mio ragazzo è a prova di Diabolik: sono stato dieci minuti a regolare le manopole che sembrava dovessi aprire una cassaforte.
L’acqua fredda arriva dal polo nord e la calda dall’inferno… miscelarle è impossibile.

Qualche quesito è però rimasto senza risposta:

- Che differenza c’è tra uno che ti ruba il portafoglio in metropolitana ed un politico che ruba miliardi senza che nessuno possa fare nulla?

- A Milano, o meglio, in Italia, è possibile comprare qualcosa senza riempire ulteriormente le tasche a Berlusconi?

- Se entro nel negozio di Prada e vado a scoreggiare su una pagliacciata di gonna verde, rifinita male e venduta a 1100 euro, dite che rischio una denuncia?

Larvotto 2.0

E’ stato un fine settimana pieno di spostamenti, incontri e novità.
Ho fatto una capatina a Milano, ho saccheggiato un ristorante, ho un favoloso, fantasmagorico, supertecnologico e fico cellulare nuovo, ho fotografato persone meravigliose con la mia nuova e costosissima macchina fotografica ultramoderna (ho dovuto pagarla a rate), ed inoltre, tra le tante cose, ho trovato chi è in grado di domare i segreti di asp e quindi, spero presto, su questo blog ci saranno grosse sorprese.

Wim Wenders mi fa una sega!

Quando, qualche mese fa, abbiamo deciso di preparare i video per la festa delle Kretine, subito io mi sono autoproclamato regista.

Riguardando il “dietro le quinte”, sono rimasto stupito dal mio tono da vero despota, per tutto il tempo continuavo ad impartire ordini su cosa fare, come muoversi e dove fissare… insomma, un vero rompicoglioni.

Io sarei intenzionato a fare una nuova festa, e quindi a preparare qualche altro video, ma non so se ci sarà ancora qualcuno disposto a subire le mie angherie :-D

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Le foto della festa (Eterei etero)

Alla fine al WannaBe Party ci sono andato, e meno male.
Ho conosciuto tante persone, ho dato un volto (ed un’anima) a tante parole lasciate in giro nel web.
Non voglio fare un elenco, ne ho già visti in giro di molto simpatici.
Mi limito solo a pubblicare qualche foto tra le tante che ho scattato. Una sorta di fotostoria, per chi c’era e anche per chi avrebbe voluto esserci.
Siete curiosi? Allora cliccate qui.

(Un grazie a chi ha organizzato, a chi ha partecipato, ed uno speciale a chi mi ha fatto stare bene…)