
Alle volte penso a tutte le cose che, nel corso degli anni, mi hanno fatto stare male, e le immagino come cementate intorno a me, quasi a formare una corazza giorno dopo giorno sempre più spessa.
Le guardo e sorrido pensando a quanto mi facevano soffrire.
Quando però qualcosa di già vissuto arriva a toccarmi, ne ho paura, è come fare un salto nel tempo e sentire ancora le stesse ansie che afferrano le viscere e le stringono fino a togliermi il respiro.
Alle volte basta una sola parola, uno sguardo, per riportare in superficie vecchie storie che si credevano morte, problemi mai affrontati e che, inaspettatamente vitali, si ripresentano sulla tua strada.
Sono cose che mi lasciano senza parole ed incredibilmente vulnerabile.
Sabato mi sentivo così.
Stamattina invece, complice un sogno assurdo, ho deciso di non fuggire a cose mai affrontate ed ho iniziato ad analizzale.
Mi è bastato cambiare il punto di osservazione per vederle diverse, quasi stupide, come in uno di quegli effetti ottici dove, a seconda del momento, nello stesso disegno puoi vedere più cose.
Oggi pomeriggio sono andato a trovare lo zio Guido e lo zio Enrico e, mentre facevamo un giro in macchina chiacchierando ed ascoltando musica, guardavo le nuvole sopra di me che, bianche ed imponenti, si rincorrevano.
Era come se tutti i problemi si staccassero da me ed iniziassero a cadere verso l’alto.
Sempre più piccoli, fino a perdersi.








Recent Comments