
Lo scorso fine settimana ero a Roma per “il nostro anniversario”, ed ancora mi sembra incredibile di essere riuscito ad avere lo spazio per farlo, ultimamente i sabati a casa sono rari come i bravi politici.
Ci siamo consumati i piedi girando per la città, abbiamo bevuto e bevuto mangiato tanto, abbiamo incontrato alcuni - bravi - ragazzi, abbiamo fatto qualche foto, abbiamo detto tante cazzate, abbiamo sognato, abbiamo visto misteriose dita puntate al cielo e ci siamo voluti bene.

Molto presto tutte le foto.

Ne avevo bisogno, ultimamente il tempo è diventato molto prezioso, avrei mille cose che vorrei/dovrei fare, ma non riesco a trovare lo spazio per tutto.
Sto cercando di capire che cos’è che erode le mie giornate, così da provare a riorganizzare in maniera soddisfacente la mia vita.
Mi sveglio più stanco di quando sono andato a letto, vado al lavoro, annaspo, torno a casa, mangio (male), vado a dormire. Un incubo.
Oltre a tutto questo già desolante quadro oggi, come gradita ciliegia sulla torta, mi è toccato pure sorbirmi un corso di antinfortunistica, prima teoria e domani pratica su manichino.
La prima lezione è stata questa mattina, quattro ore in cui i miei bulbi oculari hanno rischiato più volte di cadere a terra, tanto strabuzzavo gli occhi nel mio arduo tentativo di tenerli aperti.
Tra grafici e tabelle un dottore, che aveva la stessa vivacità delle rane di Volta, ha cercato di trasmetterci l’importanza della tempestività in caso di emergenza. Ed infatti, appena ha annunciato i dieci minuti di pausa, ci siamo lanciati come un’orda barbara al saccheggio della macchinetta del caffè.
Tremo all’idea di quando dovrò provare sul manichino i massaggi cardiaci e la respirazione bocca a bocca.
La cosa divertente era che sembrava di essere a scuola.
Con i miei vicini di banco, tutti serissimi capi reparto, c’è stata una sorta di regressione all’infanzia, ed abbiamo iniziato a scambiarci bigliettini.
Ovviamente nella classe c’era anche l’immancabile secchiona.
Quando il dottore ha detto “bene, se non ci sono altre domande direi di chiudere qui”, noi eravamo già tutti con lo zaino in spalla e questa ha alzato la manina ed ha sfornato ben tre domande.
Nei dieci minuti successivi è stata odiata in maniera incredibile.
plin plon!
Si avvisano i gentili lettori che per riuscire a scrivere questo post, ho rinunciato ad Animal Crossing, quindi, segnatevi il mio codice amico e stasera venite ad aiutarmi, ci sono i fiori da innaffiare!
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