La masturbazione

In un pomeriggio meditativo (forse)

Una faticosa mattinata lavorativa, un disgustoso pasto in mensa e poi un caffè che sapeva di polvere. Dopo questo disastro la mia voglia di uscire era sottozero e, visto che l’unico impegno che avevo preso è saltato all’improvviso, non ho impiegato molto a decidere di godermi la casa.
Ho fatto finta di pulire la sala, ho fatto finta di riordinare la mia camera, ho dato un nome agli enormi gatti sotto al mio letto e ho cazzeggiato al computer. Beh, a dire il vero ho fatto anche ginnastica, dopo aver messo a tutto volume un cd dei Grid, ho iniziato a ballare davanti allo specchio.
Dopo tutte queste serie di fatiche, mi sono messo a letto e mi sono fatto abbracciare dalla noia.
Ora, non so se a buttare le basi alla perversione è stata la telefonata, ricca di espliciti dettagli sessuali, che avevo fatto qualche ora prima con una nota blogger, ma ad un certo punto non sono più riuscito a trattenere un’erezione.

A QUESTO PUNTO, CHI VOLESSE MANENERE UNA IMMAGINE CASTA E PURA [il primo che ride lo metto in castigo] DEL LARVOTTO, SMETTA DI LEGGERE.

Dove eravamo rimasti? Ah si, c’ero io con il mio cazzo in mano.
Non c’è stato un input preciso e non stavo pensando a niente e nessuno (oddio, una piccola dedica a qualcuno che è nella lista a fianco c’è stata, ma solo un attimo), molto semplicemente, il mio sangue ha pensato di fare una sosta nel corpo cavernoso, senza la benchè minima intenzione di tornare in circolo.
Come ho già avuto modo di dire, l’erezione provoca nell’uomo tutta una serie di problemi, primo fra tutti la perdita del controllo. E’ come se il sangue si riversasse tutto nell’uccello, togliendo nutrimento al cervello che, a causa dello scarso afflusso, entra in uno stato di stand-by, pronto a riattivarsi pochi minuti dopo l’orgasmo.
Quella di oggi non è stata una normale e meccanica sega, in quel momento io mi stavo davvero desiderando.
(Mi faceva quasi male da quanto mi stava tirando, sembrava volersi strappare)
Mi sono spogliato completamente e, mentre con una mano continuavo a masturbarmi, con l’altra mano, ad occhi chiusi mi toccavo e mi solleticavo, quasi a riscoprirmi. Il mio corpo era tutto in tensione, qualsiasi punto toccassi mi provocava un brivido, mi accarezzavo lentamente per godere in pieno di tutti questi attimi.

Appena mi sono reso conto che non avrei trattenuto oltre l’orgasmo, ho iniziato a fare pressione sul perineo e poi mi sono lasciato andare.
Mentre sentivo gli schizzi caldi sul mio petto, lentamente il mio corpo iniziava a liberare endorfine, sempre di più.
L’odore dello sperma era molto forte, ho chiuso gli occhi e mi sono abbandonato a mille pensieri, rimanendo così per un tempo indefinibile.

Avrei potuto addormentarmi e risvegliarmi il giorno dopo, con ancora la mano che stringeva l’uccello, ma ho preferito il seguito classico, ho preso i fazzolettini ed ho iniziato a raccogliere quello che avevo seminato.
(Ma siamo sicuri che i fazzolettini siano stati inventati per il naso?)

Tutte le chiacchiere che ho fatto in questi giorni mi hanno davvero aiutato, sono riuscito a vomitare parole che mi stavano marcendo dentro, piccoli sassolini che si stavano ammucchiando silenziosi.
E oggi, in un anonima giornata post natalizia, senza santi da celebrare, senza pacchetti da scartare e senza doveri da rispettare, il larvotto si è voluto sinceramente bene.
Io mi so dar piacere,
io mi so far godere,
ed ancora un’altra volta,
abuserò di me.