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t.v.b.

Credo che potrei rinunciare a molte cose nella mia vita, ma quello a cui non potrei mai fare a meno sono gli amici.

Un’emozione grandissima?
Il sapere di avere vicino persone che, senza ombra di dubbio, posso chiamare Amici. Con la A maiuscola.
Ed è bellissimo riuscire a dividere con loro le gioie, i momenti in cui si striscia a terra, passare serate a ridere di cose incredibilmente sciocche, oppure ritrovarsi a fare discorsi serissimi che, solo a ripensarci fanno paura.
Di un amico non sei mai geloso, anzi, quando gli succede qualcosa, è come se anche tu, di riflesso, riuscissi a sentire tutte le emozioni che sta provando, sia le belle che le brutte.

Ed e’ per questo che oggi, mentre leggevo il giornale, riuscivo a sentire il rumore del mare,  gli applausi, le lacrime, la gioia che esplode incontrollata nello scoprire di avere vinto uno dei più grandi riconoscimenti artistici, premio che, giusto per fare qualche nome, è stato assegnato a personaggi come Carla Fracci, Roberto Bolle, Giuseppe Picone, Elisabetta Terabust, Luciana Savignano, Maurice Bèjart, Natalia Makarova, un premio che quest’anno è stato assegnato a Michele Merola.

Michele mi ha fatto conoscere la danza, mi ha fatto amare il palcoscenico, mi ha coinvolto in spettacoli, mi ha fatto provare l’emozione di una prima a teatro.
Quando sono con lui non esistono mezze misure, una sera siamo a mangiare un hamburger in un locale di periferia, e la sera dopo mi ritrovo seduto nel palco reale del San Carlo a Napoli, oppure con un pass attaccato alla giacca a scambiare battute con Carla Fracci nei corridoi del Massimo a Palermo.

Alle volte mi sento come se fossi una grande stanza vuota, una stanza in cui, giorno dopo giorno, i miei Amici hanno portato qualcosa di loro, una stanza che a molti può non piacere, ma è una stanza nella quale io sto bene, una stanza nella quale posso trovare musiche per ballare, parole per sognare, una stanza in cui posso essere me stesso, una stanza che non ha chiavi ed in cui cerco di stare il più possibile.

Quest’anno il premio Positano lo ha vinto Lui, ma è stato come se lo avessi vinto anche io.

Michele, t.v.t.b.




Paolo Poli

paolo-poli.jpgErano molti anni che non vedevo uno spettacolo di Paolo Poli, l’ultimo è stato “Jacques il fatalista” di Denis Diderot, e lo ricordo esilarante.
Ieri sera, insieme ad alcuni amici, sono andato a vedere il suo nuovo lavoro “Sei brillanti giornaliste del novecento”.
Sincero?
Mi è piaciuto a metà.
La prima parte, escluso alcuni momenti, è quella che ho trovato “meno riuscita”, mentre la seconda mi ha deliziato, e non poco.
Il testo che mi è piaciuto di più è quello tratto da “Adagio un poco mosso” di Elena Gianini Belotti.
La sua interpretazione di Teresa è stata bellissima.

A vederlo saltare da una parte all’altra del palco, sempre con quella sua voce che passa da toni avvolgenti a gridolini squillanti, si fa veramente fatica a credere che sia nato nel 1929.
Certo un discorso come questo non si potrebbe fare a Lui che, quasi sicuramente, risponderebbe con “Come si permette? Non ci si rivolge così ad una povera diva a una signora agée che oramai le banane riesce solo a mangiarle per bocca!”.

Ma in fondo mi piace per questo, il suo essere sempre sopra alle righe con incredibile signorilità ed intelligenza, anche quando se ne esce con frasi poco condivisibili come il suo giudizio su omosessuali e gay pride, oppure come quando, da vero affabulatore bricconcello, attacca bottoni micidiali ai vigili del fuoco presenti in teatro :)
In fondo Lui, alla sua maniera ed in tempi diversi, un personalissimo pride lo ha fatto autonomamente.
Non credo esista un altro artista così.

Chiudo questo post con un piccolo saluto.
Volevo ringraziare la misteriosa Marisa, che, poco prima dell’inizio spettacolo, si è avvicinata sorridendo e mi ha detto: “ciao, leggo sempre il tuo blog”.
Io sono diventato tutto rosso.
E’ strano conoscere persone che, in un certo senso, sanno tutto di te.

Beh, amici, sono soddisfazioni :)